Intervista a Francesco Scardone, autore di Necrophylia

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Necrophylia è il racconto di un ragazzo qualunque. Che lavora con i morti. E che con i morti fa quello che tu pensavi io facessi non appena ti ho detto che lavoro con i morti. Il libro è un fiume di pensieri di una mente lucida, che lucidamente agisce nella stanza illuminata a neon in cui lavora e che desidera violentemente vivere senza essere giudicato. Francesco Scardone, l’autore, racconta immagini forti e, con il suo linguaggio secco e pungente, arriva al lettore.. lo provoca, facendogli mettere in discussione i comuni concetti di “normalità” e “perbenismo”. e per quanto tu continuerai a pensarlo io non sono malato..invidioso sì ma di certo non malato.. invidioso di questo corpo che non ha bisogno di trovare scuse, giustificazioni a se stessa e agli altri , questo corpo non più schiavo della necessità…le sue azioni non saranno giudicate da chicchessia, nessuno desidererà il suo male, nessuno penserà male di lei, nessuno dirà che è una puttana solo perché le andava di scoparmi stasera, di scopare con uno del quale non conosce nemmeno il nome (…). Vita, morte; chi non è capace di vivere e invidia la morte. Giudizi gratuiti e chi da questi giudizi si è liberato. Sessualità e godimento, senza censure, come se tutto, anche le cose più “oscene”, possa rientrare nella quotidianità più “normale”.

1- Cosa volevi dimostrare scrivendo questo libro? Qual è il messaggio che vuoi lanciare o l’obiettivo che ti eri prefissato quando hai deciso di iniziare a raccontare questa storia?

Beh, non volevo lanciare nessun messaggio in particolare. Mi limito a scrivere e basta, poi, se c’è un messaggio ben venga, in caso contrario, l’unica cosa che veramente mi interessa è creare delle immagini, rappresentare delle “visioni”. L’obiettivo che mi ero posto era di scrivere una storia lineare, con uno svolgimento chiaro dall’inizio alla fine e di metterci, qui e lì, delle considerazioni su tutti gli argomenti che mi ritrovavo ad affrontare durante la scrittura. Di sicuro, volevo scrivere una storia forte, d’impatto, che lasciasse anche un po’ interdetti e, quasi, shockati. Ho cercato delle immagini forti, dei concetti al limite. Era il mio unico obiettivo: volevo che chi leggesse si interrogasse sulla propria persona e sulla normalità e sulla bontà di cui, ognuno di noi, si fa vanto.

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2- La storia è raccontata in prima persona.. c’è qualcosa di autobiografico (a livello di sensazioni, pensieri,..) nel libro?

Qualcosa di veramente autobiografico, nella storia in sé, logicamente non c’è. Molti dei pensieri del protagonista sono anche i miei pensieri, ma, in linea di massima, cerco di mettere qualcosa di mio in tutti i personaggi che tratteggio. Qualcosa di mio e di tutto quello con cui ho a che fare. Certo, alcune considerazioni sono considerazioni personali, ma è anche vero che, nel libro, tutto è portato all’esasperazione, al limite, all’estremo. Quindi, possiamo dire, che si ritrovano molte mie considerazioni ma tutte estremizzate e mostrate in un modo caricaturale e grottesco.

Per quanto riguarda la prima persona, credo sia il modo più diretto per narrare, quello più immediato. E, cosa non di poca importanza, anche quello più semplice da usare tecnicamente.

3- Pensi che la società di oggi abbia una percezione “sbagliata” della morte? e della sessualità?

Beh, per quanto riguarda la morte, credo che, essa, sia vista dalla maggior parte delle persone come un semplice allontanamento dalla vita e dalle cose della vita. Non cerco di fare una sparata anti-consumismo, voglio solo dire che molte persone ne hanno paura, della morte, solo perché, in verità, non hanno mai vissuto, se sia veramente possibile “vivere” non lo so, né, in ogni caso, mai tentato di farlo. E poi, non vedo perché si dovrebbe avere paura di qualcosa che non si ha la più pallida idea di cosa sia.

Quindi, penso, che le persone abbiano così tanta paura della morte, solo perché sono state abituate ad una sorta di “consumismo della vita” e non saprebbero farne a meno.

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Per quel che riguarda la sessualità, penso che ognuno è libero di fare quello che vuole e che, ognuno di noi, debba esprimersi in pieno per appagare uno dei pochi piaceri puri che abbiamo nella vita. Logicamente senza mai violare la sensibilità di altre persone non consenzienti, questo è scontato anche da dire! Quindi, logicamente, non mi trovo d’accordo con nessun tipo di privazione e restringimento che riguardi questa sfera della vita.

Alfonsa Sabatino

 

Autore: admin

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