Figlio di Mercurio [la mente ri(s)cattata]. Romanzo di Gabriella Bertizzolo

Nella Ferrara degli anni Novanta Davide, affetto da disturbo bipolare grave, viene rimbalzato come una pallina da ping pong dalla casa di Francolino al reparto psichiatrico dell'Arcispedale, da questo alla comunità protetta, per tornare nuovamente a casa dove la madre di origine calabrese - che non smette di ricordargli che voleva abortirlo - lo rispedisce all'Arcispedale. Impotente il padre succube della moglie, conflittuale il rapporto con il fratello più giovane e con la sorella che cela una doppia vita. L'unica persona che comprende la sua sofferenza - oltre a Gavino e gli altri agli amici del repartino ("la gang dei matti") e alla psicoterapeuta - è nonna Orsina, personaggio indimenticabile, tratteggiato con vera maestria ("La sua bellezza austera aveva qualcosa di commovente, proveniva da arcane sorgenti di fatica, dignitosa sofferenza").
L'autrice con sicurezza e audacia, mettendosi nei panni e nella penna del protagonista, ci svela i sogni, gli incubi, i pensieri (immortalati nell'amico Diario che assorbe la sua vis scribendi), le turbe sessuali di Davide, il quale dopo una delusione sentimentale subita al liceo ("mi ero convinto, dopo averlo sperimentato sulla mia pelle, che le donne sono il peggior danno possibile per un uomo"), riesce a calmare le pulsioni carnali solo con l'autoerotismo o in incontri mercenari. Impulso spasmodico di conoscenza (il dizionario è un amico fedele e insostituibile) e urgenza sessuale, riviste pornografiche e santini della zia suora, femmine di strada e donne angelo "ricattano" la mente di Davide, che nell'incontro con Floriana, la "divina rossa", riesce a "riscattarsi".
La storia, attualizzata grazie ai precisi riferimenti di quegli anni soprattutto calcistici e musicali e alla descrizione fotografica del tessuto urbano della città estense, si snoda attraverso più piani narrativi, tra realtà e immaginazione, normalità e follia, pulsioni animalesche e tratti di romanticismo. Oltre a ciò l'angoscia instillata nel lettore - anziché distoglierlo - lo costringe a non staccare mai gli occhi dalle pagine (200) del romanzo. Questa pluralità di significati è rintracciabile anche nel titolo in cui il nome "Mercurio" è polisemantico: può essere associato al dio messaggero raffigurato con le ali, protettore dell'eloquenza, del commercio e dei ladri nella mitologia greca e romana; al pianeta omonimo, il più vicino al Sole con orbita eccentrica; al mercurio liquido detto "argento vivo" che sguscia dal termometro.
Il romanzo, per l'inedito, si è aggiudicato il Premio Internazionale "Gaetano Cingari" nel 2009 e la prima edizione del "Premio di Basilicata e Calabria" nel 2010.
Giorgio Bàrberi Squarotti
