Bigodini Sparlanti di Antonella Musardo

Bigodini Sparlanti di Antonella Musardo

Bigodini Sparlanti di Antonella Musardo – Aletti Editore 2012

Antonella Musardo, ironica e satirica nell’anima, scrive poesie in vernacolo e testi di cabaret, da parrucchiera si trasforma in “scritturiera”, aprendo nel 2007 un blog dove si racconta nell’alter Ego di La Ggina attraverso fatti realmente accaduti nel suo salone di parrucchiera. Si racconta, certo, perché il blog null’altro è che uno stratagemma ben studiato e assolutamente esilarante per fuggire la noia del quotidiano e fugare anche le ombre della malinconia che ogni tanto l’assale. Come tutti i comici ha infatti una vena intimistica da non sottovalutare che stempera con l’autoironia. Più che di comicità si tratterebbe pirandellinamente di “umorismo” che è la capacità di cogliere “il sentimento del contrario”, cioè il comportamento del soggetto dissonante rispetto a ciò che la convenzione imporrebbe. Per cui il lettore non solo ride, ma ha anche un sentimento di compartecipazione alla vita della varia umanità che si agita nel salone di La Ggina, facendo mostra delle sue emozioni, dei  suoi sentimenti e risentimenti, mettendo sulla bancarella se stessa, raccontando ciò che si dovrebbe tacere e facendo alla Ggina confidenze che dovrebbe tenere per sé.

Con la medesima intenzione e impostazione del blog, certo in una forma più strutturata, Antonella Musardo esordisce nella letteratura con Bigodini sparlanti Aletti editore nell’ottobre del 2012, elaborando in una forma umoristico-comico-satirica quanto avviene nel suo salone, cogliendo con sottile spirito di osservazione i comportamenti delle sue clienti che si abbandonano tranquillamente al racconto della loro vita, dei loro pensieri, delle loro relazioni con la famiglia e col mondo esterno. Sicché il salone diventa un confessionale, un lettino dell’analista, lo studio di uno psicologo e si rivela ancora una volta pungente il bisogno umano, troppo umano di parlare, sparlare, ciarlare; bisogni che la Ggina raccoglie pazientemente mettendo a rischio anche i suoi equilibri interni, perché non di rado le clienti proprio di lei sparlano “apertis verbis”, sottolineando il suo sovrappeso e mettendo in dubbio le sue capacità di parrucchiera o esigendo che la Ggina sia a loro completa disposizione. Allora la Ggina ingoia bocconi amari, ma subito la soccorre l’ironia a sdrammatizzare l’offesa subita. Fine psicologo, la nostra Ggina coglie punti di forza e di debolezza della umanità, perché il suo salone diventa un microcosmo di una realtà più vasta che è l’umanità tutta. Nel salone , come in una commedia plautina,si trattano temi standard (rapporto moglie –marito, madre-figlio, suocera-nuora, corna e tradimenti a non finire, lamentele sulla vedovanza, crisi matrimoniali, sotterfugi umani, superstizioni locali) e come in una commedia plautina si ride a crepapelle non senza una vena di malinconia, che dà spessore alla narrazione. La risata grassa e sguaiata non è la finalità dell’opera, ma lo è invece il tentativo della Ggina di auto analizzarsi, di mettere alla prova la sua complicità o la sua capacità di sopportazione nei riguardi delle clienti più petulanti.

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Non credo di sbagliare cogliendo nell’opera anche una finalità morale e una seria riflessione sui  limiti di questa umanità che va sbandierando se stessa, mettendo a nudo le sue fragilità. Come nella satira latina, letteralmente derivante dal termine “satyra lanx”, che significa “piatto misto” nel salone della Ggina si affrontano i temi più disparati che la Ggina riporta dando anche un insegnamento etico al lettore, che consiste nella sua capacità di autocontrollo di fronte al deragliare delle clienti con l’intento, tutto latino, di “castigare ridendo mores”, cioè di denunciare certe consuetudini non proprio ortodosse attraverso la risata.

Sicché il libro, apparentemente semplice, si carica di significati simbolici, dando al lettore, tra le risa legate a battute esilaranti , la possibilità di riflettere sui comportamenti, le indoli, gli atteggiamenti, le azioni anche basse del grande teatro che è il mondo. Un libro certamente da leggere che esprime la grande forza interiore della scrittrice.

Autore: giovannaalbi

Giovanna Albi nasce a Teramo, dove si diploma al Liceo Classico con 60/60 e lode. Laureata in lettere classiche e in filosofia (due lauree) con 110 e lode ,insegna latino e greco dal 1987 e collabora con l'UNIPG. Ha seguito un tirocinio lacaniano di sette anni a Milano. Scrive dal 2010. Ha pubblicato 4 romanzi e ha vinto concorsi letterari. E' recensionista e critico letterario

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2 Commenti

  1. bellissima recensione, grazie…
    hai colto nel segno la vera morale del mio libro… grazie Giovanna Albi

  2. Di una persona , solare, piena di vita, simpatica,intelliggente , come Antonella Musardo , con la sua semplicita ci ha insegnato che si puo vincere nella vita, contina cosi, bravissima,

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