pensieri e consigli di Franco Gallo
Nel lontano 2011, era il mese di gennaio e faceva un freddo cane, quando dalla madre patria il caro Giovanni Nicolazzo mi chiese un’opinione sui seguenti punti. Parlai da una posizione assolutamente poco privilegiata, quale era la mia situazione di scrittore sfortunato, povero ed emigrato. Cercai di essere il più obiettivo possibile, anche perché non ero ancora famoso per cui non tutto quello che dicevo doveva necessariamente essere preso sul serio; cercai di nascondere il mio noto amore nei confronti degli editori italiani, nonché lo sconforto che in quegli anni s’impossessava della mia penna se pensavo a noi italiani e alle nostre qualità di lettori o amanti della lettura – posto che tra le due categorie ci fosse una grande differenza. Fu così che nacque la nostra rubrica, quando quella sorta di intervista iniziò in questi termini: