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	<title>Recensioni di Libri &#187; Filosofia</title>
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		<title>Una giornata a Samarcanda</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2009 08:53:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alex21</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Poesie]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Ettore Cimò]]></category>
		<category><![CDATA[Cicorivolta Edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Una giornata a Samarcanda]]></category>

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		<description><![CDATA[La scheda e le recensioni del libro Una giornata a Samarcanda]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-642" title="samarcanda_cover_1" src="http://www.recensionilibri.org/wp-content/uploads/2009/05/samarcanda_cover_1.jpg" alt="samarcanda_cover_1" width="191" height="400" /></p>
<p><strong>Autore:</strong> <span>Alessandro Ettore Cimò</span></p>
<p><span><strong>Editore: </strong></span><span>Cicorivolta Edizioni</span><span><br />
</span></p>
<p>«Quella di Cimò è poesia di protesta; non è neppure insofferenza o semplice reazione. Per nulla scevra alla filosofia, spinta e alimentata dalla necessità di comunicazione, si ispira a una concreta e stimolante volontà &#8211; e dunque voglia &#8211; di adeguamento tra arte, pensiero e società moderna. Le parole di Cimò seguono linee gestuali dall’andamento costruttivo e preciso. Parlano il linguaggio delle arti classiche e di quelle recenti, conferendo al segno tutta l’efficacia trainante del monito che in lungo e in largo percorre la Ricerca». (Paolo West)</p>
<p>“Una giornata a Samarcanda” non è una raccolta di poesie: è una breve e ciclica <em>deriva</em> di un possibile poeta d’oggi immerso nel suo tempo, le sue maschere, i suoi dei e le sue strade impossibili.</p>
<p>In un mondo dove tutto è mercificato quest’opera vive della forza del gesto della scrittura:«allora che sia anti-poesia ogni nostro oltraggioso verso, ogni nostra parola sperperata in questa insensibile Samarcanda,perennemente smarrita nella contemplazione della propria immagine».</p>
<p>L’idea che sorregge tutto lo scritto è semplice: il gesto più sovversivo e significante che si possa oggi compiere è quello di fermarsi e osservare silenziosamente il mondo che frenetico ci circonda. Solo entrando nel vortice del caos si può estrarre una possibile poesia del presente. Ciò non è un mero sfizio estetico, ma consiste nel prendere una differente posizione rispetto all’inesistenza quotidiana e al vuoto che ci assedia. Quanto è in conflitto con i modelli diffusi risulta difficile a dirsi e in tale contesto la poesia rappresenta uno sforzo continuo di riconquista, una lotta senza quartiere per farci comprendere e per comprenderci. Dunque, un primo passo verso il nostro divenire.</p>
<p>Bisogna profondamente cogliere che la poesia non può fornire risposta alcuna poiché essa non è né parola sacra né mito. La sua sfera d’azione è quella della <em>problematicità</em>. Destabilizzati da un verso la prospettiva su un angolo di mondo muta. È proprio per questa sua natura oppositiva che la poesia deve avere tuttora, perché può averla, una sua prerogativa rivoluzionaria, mistificatrice e disvelante. È solo un momento, ma un momento necessario.</p>
<p>Ecco dunque giungere l&#8217;ora di riproporsi l&#8217;aberrante e perversa domanda di J.-P. Sartre: «può darsi che un uomo solo abbia ragione e l’intera città abbia torto?».</p>
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