Una donna a bordo porta male | Stefania Magnano Una donna a bordo porta male | Stefania Magnano

Una donna a bordo porta male | Stefania Magnano

La trama

1716, Charleston: Blake Allen, tranquillo ma orgoglioso medico chirurgo, assiste ad un brutale omicidio. Il colpevole è un pirata che si rivela essere una donna. Il testimone scomodo viene rapito dall’equipaggio della Iris’ Faith, composto interamente da donne travestite da uomini, perché trasmetta la sua arte agli inesperti medici di bordo. Naviga con la strana ciurma per circa un anno, un periodo che si rivelerà ricco di avventure e avvenimenti che lo coinvolgeranno personalmente e a un livello molto più profondo di quanto si sarebbe aspettato o avrebbe desiderato.

Le donne della Iris’ Faith, capitanate da quattro francesi dal passato misterioso, hanno creato una comunità chiusa e autonoma in cui le prime idee di emancipazione femminile germogliano in un contesto di violenze, traumi nascosti e disperazione, ma anche di solidarietà reciproca e di profonda amicizia. Per queste donne la pirateria diventa una via per la definizione della propria identità e per l’emancipazione da una società che, per vari motivi legati al loro genere e in certi casi alla loro diversità (es. dedizione alla stregoneria, omosessualità), le vorrebbe subordinate, incastrate in determinati ruoli e sostanzialmente schiave degli uomini oppure, in alternativa, emarginate o morte. In nome di una missione ispirata alla “fede di Iris” l’equipaggio andrà incontro ad un drammatico finale che cambierà per sempre le vite di tutti… 

Questo il fulcro de Una donna a bordo porta male dell’autrice Stefania Magnano. Un romanzo insolito, malinconico, motivante, che mescola con sapienza e passione avventura e storia, nonostante l’anno di ambientazione (1716-1717) non sia indicato espressamente e non siano presenti riferimenti storici specifici.  Una donna a bordo porta male

Indiscusse protagoniste delle avvincenti vicende narrate sono le donne della Iris’ Faith, pronte a ribellarsi a stereotipi, convinzioni e ruoli loro imposti dalla società dell’epoca.

Nell’opera oggetto della nostra presentazione, la Magnano analizza e racconta la condizione delle donne del Settecento, fermo restando che essa potrebbe essere, fortunatamente solo in parte, accostata a quella attuale, dal momento che i pregiudizi sul genere femminile dilagano anche nel nostro presente. Numerosi gli spunti di riflessione.

“È per questo che vi chiedo di andare a salvarli. Non per la gloria, non per esserne fieri in futuro o aggiungerlo all’elenco delle buone azioni quando e se mai andremo in cerca di redenzione… e, in realtà, nemmeno per il loro bene. Ve lo chiedo perché non sono solo un branco di schiavi neri. Siamo noi (…) Perché un giorno qualcuno, per caso, ha incrociato il nostro cammino e ci ha teso una mano, costretto ad alzarci, dato l’arma che ci mancava: un coltello, una pistola… il coraggio, l’orgoglio, la speranza… la libertà. Oggi che non siamo più vittime possiamo, dobbiamo condividere quell’arma. E per centinaia di persone saremo i salvatori, perché ricordiamo fin troppo bene cosa significa essere salvati.”

L’autrice

Stefania Magnano, 32 anni, vive a Siracusa. Esercita la professione di avvocato e nel tempo libero ama leggere e scrivere.

In merito alla stesura dell’opera Una donna a bordo porta male  ci racconta: “anni fa, quando non pensavo che avrei mai avuto il coraggio di rivelare pubblicamente che mi diverto a scrivere di pirateria, ho scoperto qualcosa che in realtà non mi aspettavo affatto: molti tra i pirati realmente esistiti non solo erano donne, ma erano anche capitani di ciurme maschili. Vestivano e governavano navi come gli uomini, combattevano in mezzo agli uomini senza risparmiarsi affatto, vincevano battaglie e duelli e soprattutto (incredibile a dirsi) non venivano riconosciute tanto facilmente. E leggendo, in particolare, le storie di Anne Bonney e Mary Read, mi sono chiesta: e se fosse esistita un’intera ciurma di pirati donne? Ma perché mai un gruppo di donne dovrebbe essersi dato alle scorribande per mare? Cosa ci fanno delle fanciulle su una nave in mezzo ad armi, cannoni e sartiame incatramato? Rubano, saccheggiano e incendiano come ogni pirata che si rispetti oppure c’è dell’altro? Perché le donne si uniscono? Ed ecco che, nel giro di pochi minuti, c’era una storia. Ovviamente non l’ho vista bene subito, ma scoprirla e guardarla svolgersi è stato bello. E adesso semplicemente spero che qualcuno possa divertirsi a leggerla almeno quanto io mi sono divertita a scriverla!

La nostra autrice vorrebbe poter scrivere molto di più (scrivo, mai abbastanza!) e oltre a questo romanzo, diviso in due parti, ha realizzato un testo per ragazzi, una storia breve, e ha almeno un paio di altre storie in cantiere.

Nel frattempo, sogna di scrivere il seguito de Una donna a bordo porta male   e  un romanzo dedicato ai vampiri.

Ecco QUI la nostra intervista all’autrice.

Lo stile

Ho sempre avuto una passione per Stephen King, che potrebbe avermi influenzato nella scrittura delle scene violente o drammatiche. Ne ammiro l’intreccio delle storie e la complessità dei personaggi, che cerco di imitare come posso – ci rivela Stefania Magnanoho letto molto Alessandro Baricco e Daniel Pennac, ma riuscire a emulare l’ironia e la leggerezza del secondo è qualcosa che non oso neppure sperare, mentre quanto al primo potrebbe esserci qualche influenza per quanto riguarda l’atmosfera di certe scene o il linguaggio di alcuni personaggi”.

Senza dubbio, lo stile presente in Una donna a bordo porta male risente delle sopracitate influenze, legate agli scrittori che l’autrice stima e legge assai volentieri, ma anche la realtà raccontata in tv ha un ruolo importante, soprattutto per quanto concerne le tematiche trattate nel romanzo in esame.

Stefania non è stata così sfortunata da incontrare, nella sua vita, uomini che avrebbero avuto bisogno di un incontro ravvicinato con una delle donne della Iris’ Faith ma, inevitabilmente, ogni donna a un certo punto della propria esistenza subisce una qualche forma di violenza.

Spesso non è semplice saper reagire nel modo migliore e, ancor prima, non è facile riconoscere determinate dinamiche ‘a rischio’. Riuscire a fare ciò è l’unica cosa che può salvare la donna che si trova in una situazione di questo tipo ed è probabile che quanto meno una donna si sentirà sola, tanto più sarà capace di riconoscere e reagire.  

L’autrice, con il suo romanzo, intende trasmettere proprio tale importante messaggio.

Autore: redazione

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