Intervista a Milena Agus, autrice di Terre Promesse

Leggere un romanzo e appassionarsi del suo racconto non è raro. Un autore bravo ha questo scopo e dono. Pochi, però, riescono a coinvolgere a tal punto il lettore da renderlo “amico”. Milena Agus, donna dalla voce sottile ma decisa, dolce e determinata al tempo stesso, ha questa capacità: narrare storie semplici che nascono dalla realtà vicina e/o vissuta, facendole diventare emozioni e pensieri condivisi e condivisibili.

Nelle sue storie fatte di vita emerge inevitabile il piacere di ritrovarsi e forse di ritrovare il proprio intimo essere “persona”, quei contorni sempre più opacizzati da un vivere che oramai omologa nelle scelte, nei desideri e nelle aspettative.

In Terre promesse, il suo ultimo romanzo edito da Nottetempo, la Agus  offre al suo lettore questo e anche qualcosa di più: ridefinisce i confini di quella sempre anelata ricerca di un posto migliore (la terra promessa appunto), ribaltandone i tratti e facendoci ritrovare quel “promesso per noi”, che è molto più vicino di quanto pensiamo.

Milena, innanzitutto grazie davvero per il tempo che mi concede. Potremmo iniziare la nostra chiacchierata partendo dal titolo del suo ultimo lavoro: Terre Promesse. Potrebbe far immaginare una storia dove l’happy end è assicurato. Invece, è un’analisi a tratti amara del contemporaneo vivere, distratto rispetto al presente, dimentico del passato, dove l’unico vedere è rivolto esclusivamente al futuro. Ci racconta come è nata l’idea narrativa?

Ogni mia storia nasce dal bisogno di risolvere un problema personale. Qui c’erano l’età che avanza e l’idea di come si debba vivere a un certo punto della propria esistenza. Siamo sicuri che la felicità sia proprio quella che abbiamo testardamente scolpita in testa? O non faremmo meglio a toglierle l’accento e a stare più attenti a quanto nella vita abbiamo?

Il viaggio narrativo da lei proposto sembra avere una duplice lettura: intima e  personale, in relazione alle aspettative dei personaggi che descrive, e collettiva per le riflessioni legate alla famiglia…

La duplice lettura è già nel titolo: le terre promesse sono tante, sono luoghi dove la famiglia si sposta, ma anche aspirazioni dei singoli, quali l’amore, la musica, il benessere economico.

Ci spiega la necessità narrativa della suddivisione del testo in tre momenti, ossia “Il Continente”, La Sardegna” e “L’America”? 

Si tratta delle storiche terre promesse degli Italiani: l’America per l’Italia povera, il Continente (inteso come nord Italia) per il sud povero fra cui la Sardegna.

L’America è la Terra promessa per definizione, il Continente lo è per i sardi ma anche la Sardegna diviene a sua volta l’approdo promesso in un recupero del passato. Quanto sono importanti passato e futuro per poter riscoprire nel presente UNA o LA terra promessa?

Secondo me recuperare il passato è un po’ come recuperare se stessi, negarlo è come dire che tutto quello che abbiamo fatto era sbagliato, che di tutto quello che abbiamo avuto non ci importa niente. Il recupero del passato è una sorta di salvataggio.

Un ruolo forse defilato è quello del Mare. Osservarlo ostinatamente nell’attesa di poterlo vedere come risolutore di ogni male. È in qualche modo la metafora liquida dell’esistenza?

Il mare è la mobilità stabile: dà vita e motivazione ai personaggi. I personaggi non possono farne a meno per misurasi con se stessi, basti pensare alla nonna di Felicita quando vede per la prima volta il mare.

Che differenza c’è o cosa hanno in comune le Terre Promesse con i sogni nel cassetto che più o meno tutti hanno?

I sogni nel cassetto secondo me ci aiutano ad andare avanti, ma non devono diventare terre promesse. In questo caso sarebbero sogni molto pericolosi se non si realizzassero.

É davvero impossibile non affezionarsi alla protagonista Felicita. Semplice ma complessa, apparentemente passiva verso ciò che accade intorno a lei per poi rivelarsi guida, punto saldo e rifugio per gli altri. Un personaggio che sa di buono, che potrebbe incarnare la vera terra promessa. Cosa rappresenta per lei Felicita? 

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Felicita rappresenta la donna che vorrei diventare: ha un naturale talento per la vita che vorrei acquisire almeno da vecchia. Sembra assurdo, ma il personaggio mi ha molto aiutato in tante situazioni. Certe volte mi dico ”Fai come Felicita!”

Nell’immaginario collettivo la terra promessa è un qualcosa da raggiungere, che sta oltre, un luogo protetto, in cui isolarsi per poter vivere appieno noi stessi, dove potersi rigenerare. Per l’autrice Milena Agus cosa sono le Terre promesse?

Le mie terre promesse le ho raggiunte, amo tantissimo i miei luoghi e le mie persone. Mi sono sempre adattata e l’adattarsi non ha niente a che vedere con la rassegnazione! Mi è invece capitato tante volte nella vita di non essere stata la terra promessa che altri cercavano e ho provato dolore per la loro delusione.

La scorsa primavera è stata importante per lei: oltre l’uscita del suo romanzo, c’è stata anche quella del film tratto da ‘Mal di Pietre’. Come ha vissuto questa trasposizione cinematografia? L’ha soddisfatta?

Mal di pietre è senz’altro un bel film, ma sono dispiaciuta che non sia stato girato in Sardegna e che la Gabrielle del film sia tanto triste e malata, mentre la nonna del libro è spesso buffa e divertente.

Non sia dispiaciuta, a me il film è piaciuto e mi ha portato a leggere la sua opera in cartaceo, per poi decidere di avventurarmi anche nella lettura di Terre promesse! Nel leggerla si ha davvero l’impressione di essere abbracciati dal suo raccontare grazie alle parole semplici, alle descrizioni mai violente ma incisive che danno intensità al momento narrato. Sembra che tutto nasca dalla funzione curativa della scrittura…

Oh, per me è una cura per quasi tutto e per questo lo considero un dono del cielo! I finali aperti a un lieto fine fanno bene soprattutto a me. Non me la sento di scrivere dei lieti fine decisi, non sarebbe realistico, ma di lasciare una speranza, questo sì, ne ho bisogno.

Documentandomi su Milena Agus lettrice, sono stata colpita dal suo rapporto con la Ginzburg. L’ha definita “di famiglia” per quante volte l’ha letta e riletta. Ci spiega il perché di questa stima letteraria?

Natalia Ginzburg è davvero un’amica, un’amica con cui mi trovo sempre d’accordo e che scrive con leggerezza anche storie molto pesanti. La leggo e rileggo perchè mi fa bene. Ci sono anche altri autori che amo molto, ma nessuno mi fa l’effetto benefico della Ginzburg.

Sta già scrivendo il prossimo libro, parlerà di vecchiaia, ma non solo. Ha già un titolo?

La storia che sto scrivendo si intitola “Diluvio” e parla di tanta gente diversa riunita per un’alluvione in un luogo rifugio. Anche questo libro lo scrivo per riuscire a reggere la paura che abbiamo tutti di una prossima catastrofe.

 

Titolo tra il biblico e il contemporaneo dunque per la prossima uscita di Milena Augus che Recensioni Libri ringrazia nuovamente per la disponibilità. 

 

Autore: Marzia Perini

Scrivere, leggere due aspetti palesi di un’unica passione: la letteratura.
Alterno scrittura originale (racconti, poesie, resoconti letterari) a recensioni librarie.
Completano il quadro personale altre due passioni più “movimentate” , ma che si intrecciano e completano le precedenti: la fotografia con mostre dedicate a Roma Bergamo e Venezia e i viaggi (solidali e non).
Sono Accredited Press al festival di Pordenonelegge dal 2015.

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