Lo straniero | Albert Camus

Lo straniero Camus

Lo straniero (L’étranger in francese) di Albert Camus rappresenta un viaggio tra le debolezze dell’animo di un uomo rassegnato a vivere una vita da lui non richiesta, capitata senza alcuna ragione e per questo vissuta con abulia.
Pubblicato nel 1942, questo classico della letteratura del XX secolo e dell’esistenzialismo, ha come protagonista un impiegato di nome Meursault, un uomo perduto, senza ambizioni e sogni, impassibile dinanzi alla vita e alle vicissitudini che si susseguono senza sosta. Il carattere del protagonista, accidioso, anaffettivo e indifferente fino alla più totale apatia viene messo subito in risalto da Albert Camus, uno scrittore controverso, uno di quelli che o si ama o si odia.
Un uomo, Camus, che “riesce a vedere ciò che altri non riescono a vedere” come afferma Roberto Saviano nell’introduzione all’edizione del 2015 da Bompiani.

Nato nel 1913 a Mondovi (oggi Dréan, nell’allora Algeria francese), Albert Camus descrive con grande maestria narrativa personaggi e luoghi, elementi del romanzo che prendono forma con assoluta naturalezza nella testa del lettore. Una storia raccontata in prima persona, con periodi brevi e una scrittura semplice e scorrevole, che rispecchiano e allo stesso tempo evidenziano la laconicità esistenziale del protagonista.

Algeri. Durante un afoso pomeriggio Meursault si macchierà di un crimine, uccidendo a sangue freddo, e forse inconsapevolmente a se stesso, uno sconosciuto uomo di origine araba.

Nello sviluppo della narrazione, il premio Nobel per la Letteratura del 1957, porterà in secondo piano l’assassinio dell’Arabo, dando rilevanza all’analisi dell’inconcepibile carattere del protagonista.
L’eroe, o meglio l’antieroe, del romanzo rimarrà alieno non solo all’accadimento, ma alla sua persona e agli altri, sia nel momento dell’arresto sia durante tutto il processo, come se l’imputato per il delitto non fosse lui e come se tutto quello che potrebbe conseguire dal suo atto delittuoso non lo riguardasse.
Con il trascorrere delle pagine il lettore non può far altro che restare inerme dinanzi la totale impassibilità del protagonista, oramai abbandonato coscienziosamente al suo destino e in un certo modo incuriosito del fatto di essere, forse per la prima volta in vita sua, oggetto di discussione per le molte persone che cercano di studiarlo, capirlo e che provano a psicanalizzarlo.

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In tutta la seconda parte dello Straniero, un velo di ironia punteggerà la descrizione dei pensieri, delle strambe dichiarazioni e delle sensazioni provate dal protagonista durante l’intero processo.

L’unico vero momento in cui i sentimenti di Meursault sembrano fuoriuscire dal suo guscio si vive nel drammatico capitolo finale. Qui, ormai prossimo alla condanna capitale, il protagonista lascia apparire la propria disperazione, nel corso della sua estrema conversazione con il cappellano del carcere.
Sarà solo un barlume di disperazione nervosa, perché Meursault non mostrerà mai pentimento, deciso a concedersi al suo destino, avviato a dare un senso a una vita che negli occhi dell’antieroe non può e non deve avere.

Autore: Antonio Pagliuso

Ventenne (da sei anni) di Lamezia Terme, città al centro della Calabria con vista sulle isole Eolie. Ama leggere, scrivere e viaggiare e reputa la lettura dei classici della letteratura un must a cui ognuno di noi dovrebbe volgere. Collaboratore e redattore di alcune testate online, scrive di sport, cultura e spettacoli. Autore del giallo "Gli occhi neri che non guardo più".

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