“La Bambina e il Sognatore” | Dacia Maraini

la bambina e il sognatore marainiDi che cosa siamo fatti? Di carne e sangue certamente, ma anche di quella materia di cui sono fatti i sogni. Eterea, intangibile, inarrivabile eppure così densa da farci credere che tutto sia vero, recuperabile, plasmabile secondo esigenze contingenti atte a realizzare speranze, a capovolgere rimpianti a di riparare errori o perdite che ci ha portato dolore e disperazione.

La più nota affermazione sulla necessità del sogno l’ha lasciata il Bardo inglese, altri autori hanno tracciato confini alle volte indefiniti, altre relegandolo ad atto intimo, momento di sospensione fra realtà e “altro” che consola.

Ma il sogno forse è qualcosa di più: è messaggio che nasce da noi attraverso altro da noi, mezzo per dialogare con le nostre paure e i nostri limiti, capace di darci spunti per ritrovare appigli di esistere in una vita sospesa, distratta o ripiegata pigramente su se stessa. Da un appiglio, che è il sogno, leggero filo di tela di ragno,  prende inizio il romanzo di Dacia Maraini “La bambina e il sognatore” edito per Rizzoli.

Il sognatore, protagonista della romanzo, è Nani Sapienza quarantenne maestro di scuola che ama e viene amato dai suoi allievi per essere non solo insegnante, ma “maestro” di vita. Non impone nozioni, ma accompagna le giovani menti a lui affidate nel non sempre lineare percorso dell’imparare e di quella etica che si trasforma mutando il bambino in adulto… narrando, immaginando per creare fiabe, storie e racconti metafore del reale contingente.

Nani è anche un uomo triste: la morte della figlia Martina per leucemia e il conseguente ingiallimento del suo matrimonio con l’altrettanto amata moglie, lo ha resto naufrago solitario nell’animo e nella casa che li aveva visti uniti e felice.

Quando non è a scuola, trascorre le sue giornate e il suo tempo in casa: legge, ascolta la radio, ripercorre il suo dolore che ha tramutato in frantumi il suo più grande desiderio, quello di essere padre.

Il dolore è talmente forte che lo ha reso debole nello spirito e nel corpo aprendo quel sensibile pertugio nella coscienza che apre la porta a sogni “diversi” ai limiti della consistenza reale. Dall’ultima influenza, coincisa con la scomparsa di Lucia Treggiani, alunna frequentante la sua scuola (non la sua classe) fa sogni, strani sogni.

Una bambina si addensa nei suoi sogni: i suoi tratti si confondono con quelli della figlia perduta, ma non è lei. Ha un cappottino rosso, uno sguardo intenso e reale che non mette in dubbio la sua sostanza tangibile di messaggio muto, ma urlato con occhi profondi di un pericolo estremo ed indefinito, devastante di male che chiede di essere trovata, salvata e non dimenticata.

Il maestro accoglie questa singolare richiesta d’aiuto, malgrado gli abitanti della sua piccola città di provincia immersa nella nebbia, la polizia, la sua preside, i genitori e il pollo/gufo che staziona da un po’ di tempo alle sue spalle, siano perplessi, increduli convinti che l’oblio dell’indifferenza e l’accettazione avvolga tutto in un logico dissolversi.

Ma Lucia, come Fatima Levi rapita dal padre e portata a forza nella lontana Cambogia, non si sono fatte piccole per scomparire ed entrare nel paese delle meraviglie, e a differenza di Alice non hanno incontrato un cappellaio matto o uno stregatto che ha offerto loro tè,  pasticcini ed enigmi da risolvere: sono state inghiottite da un vortice più simile al pericolo del lupo cattivo di cappuccetto rosso chiamato pedofilia, prostituzione minorile, violenza contro i minori, spose bambine.

Sarà l’ostinazione di Nani nel ricostruire i fatti e gli indizi della scomparsa di Lucia e la determinazione nella ricerca della figlia Fatima di Emilia Levi a dare identificazione a intuizioni, certezze agli indizi, rendendoli reali sospetti.  Allora azioni immediate si realizzeranno e porteranno a una salvezza singola (certamente) e collettiva (forse).

Un colpo di coda finale fatto del binomio prezzo da saldare per una pagina nuova di vita da vivere darà, forse, al giovane simpatico maestro Nani Sapienza una rinnovata possibilità.

Storia forte, semplice quella che ci propone Dacia Maraini. Intensa di colpi di scena, emozioni e ruvidità tipiche della nostra epoca raccontate con sapiente sagacia. Nulla viene risparmiato al lettore, niente è edulcorato. La violenza degli atti, le conseguenze, i caratteri dei personaggi, che si muovono sullo sfondo di una “provincia” tipo italiana, si codificano in quel buonismo e di quel meglio non dire di cui spesso ci si avvale per racchiudere a proteggere una tranquillità fittizia che vuole nascondere una globalità del vivere di cui non è più possibile negare l’esistenza e le relative conseguenze.

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La mescolanza di stili è diletto di abile maniera. L’autrice in modo semplice alterna romanzo, cronaca, fiaba, declinazione di pensiero interiore intrecciando le fibre di narrazione senza nodi o imperfezioni. La tela di scrittura che nasce è fluida, veloce alla stuzzicante nell’immedesimazione che conduce a sforzarsi “con voglia” a trovare indizi e soluzioni al giallo che circonda in modo diverso la scomparsa di Lucia e di Fatima.

Da questo intreccio, in un abile gioco di specchi come una matriosca, si srotolano storie parallele apparentemente slegate con punti di contatto invisibili che generano, in un auto moltiplicazione infinita,  momenti di narrazione che si condensano in un unico narrativo di cui voce, interprete diretto indiretto e principale è il maestro “sognatore” Nani.

Nani Sapienza è molto di più. E’ protagonista uomo (prima volta nella storia letteraria dell’autrice). Non ha i tratti violenti che ormai troppo spesso popolano le cronache e che sono proprie dei rapitori di Lucia o di  Fatima, ma ha quelli protettivi del padre genitore e maestro amoroso e salvifico. Il risultato è convincente naturale e nulla può scardinarlo, nemmeno il “pennuto/pollo, voce di grillo parlante che con le sue osservazioni sagace sottolinea il valore intrinseco della mediocrità palesata dal contingente vivere.

Il ruolo di Nani Sapienza fa un passo in più e va oltre: acquisisce, nello scorrere del racconto, tratti simili a quelli di un moderno Orfeo, e decide di scendere negli inferi della prostituzione minorile, nella pedofilia e nella disattenta attenzione della modernità, promotrice di soluzioni effimere a problemi complessi. A differenza del greco ammaliatore, riuscirà a essere diversamente salvifico verso la bambina (Lucia Fatima o Martina che sia) verso il contemporaneo (la chiesa la scuola i genitore di Lucia) e soprattutto verso se stesso.

Ma il narrare al “maschile”riesce a codificare identificandoli nuovi meta testi linguistici che dalla tradizione e nella tradizione prendono spunto: Il cappottino rosso della bambina in sogno è chiaro riferimento alla favola di Cappuccetto Rosso, il pennuto pollo, a Pinocchio e la scomparsa delle bambine Alice nel paese delle meraviglie .

In  questi alambicchi di narrazione il lettore e l’uomo non lettore contemporaneo non riesce a rimanere estraneo, inespressivo o sperduto. Da essi e in essi crescono e si codificano quelli che sono i compiti di un libro, di una storia di un racconto: scuotere l’uomo da se stesso, renderlo interattivo verso il “fuori di se” in quanto

“l’uomo ha pratica” con la realtà ma ha bisogno di sogni e sognatori per non essere inghiottito ed intrappolato dall’esistenza omologa ed egocentrica, e (come affermava Henry David Thoreau) per “non  accorgersi in punto di morte di non aver vissuto”

 

Autore: Marzia Perini

Scrivere, leggere due aspetti palesi di un'unica passione: la letteratura. Alterno scrittura originale (racconti, poesie, resoconti letterari) a recensioni librarie. Completano il quadro personale altre due passioni più "movimentate" , ma che si intrecciano e completano le precedenti: la fotografia con mostre dedicate a Roma Bergamo e Venezia e i viaggi (solidali e non). Sono Accredited Press al festival di Pordenonelegge dal 2015.

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