“Giovanni, con i miei occhi” di Iolanda Corradino

Copertina - Giovanni, con i tuoi occhi“Si dice che i legami familiari siano talmente forti che nulla possa spezzarli, neppure la lontananza, o come in questo caso neppure la totale assenza da oltre due anni. A Qualiano dal settembre del 1943 la famiglia di Giovanni pregava incessantemente per propiziarne il ritorno. Anche da quando qualche compagno del giovane militare giurò, tornando a casa, di averlo visto cadere sotto i colpi delle bombe tedesche. Loro, i Napolano, continuavano a sperare

La trama

Nel suo primo romanzo “Giovanni, con i miei occhi”, Iolanda Corradino intraprende un coraggioso viaggio nella memoria per raccontare la storia di Giovanni Napolano, militare, deportato nei campi nazisti e, come lo ricordano i suoi compaesani, “uno degli uomini più onesti e rispettosi che il paese di Qualiano abbia mai conosciuto”.
La genesi del romanzo ha la delicatezza di una dedica: l’autrice racconta, infatti, di aver sognato più volte Giovanni Napolano suggerirle l’incipit del romanzo, quasi fosse una supplica dolce a raccontare la sua storia di deportazione e sofferenza. Solo dopo la stesura del romanzo, Giovanni ha smesso di farle visita, forse soddisfatto del risultato.

Iolanda comincia a scrivere e raccontare Giovanni Napolano attraverso i propri occhi, che, in fondo, rappresentano gli occhi della contemporaneità e di quelle generazioni che non hanno vissuto gli orrori delle Guerre Mondiali e che devono guardare al passato per non perdere il senso della memoria, per non dimenticare.

Giovanni Napolano fu catturato dalle truppe Tedesche in Croazia; aveva diciotto anni quando decise di arruolarsi nella Marina Militare e fu deportato nel campo di concentramento di Magdeburgo, perché non si dichiarò disposto a combattere dalla parte dei Tedeschi. Fa parte degli oltre settecentomila Italiani, conosciuti come “schiavi di Hitler” per lo stato di privazione a cui furono ridotti: umiliati, sottoposti a lavori pesanti, costretti a vivere in condizioni inumane, con cibo scarso e scadente, al freddo e soggetti ai soprusi quotidiani delle armi naziste.

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Iolanda Corradino racconta per voce sua le atrocità a cui furono sottoposti.

L’autore

Iolanda Corradino è giornalista e scrittrice: collabora con Articolo21 e Internapoli.it. Laureata in Lettere Moderne e Specializzata in Filologia Moderna ha insegnato presso alcuni licei dell’hinterland napoletano. Ha partecipato al concorso letterario ‘Storie di Caffè‘ terminato nell’ottobre 2014 ed edito da Mondadori ed Autogrill s.p.a, in collaborazione con Luciano De Crescenzo, qualificandosi tra i vincitori. Ha pubblicato con Narcissus il racconto breve “Il Sogno di Sara”. “Giovanni, con i miei occhi” è il suo primo romanzo.

Ama scrivere “faccia al muro”, concentrata sullo schermo del computer, in modo che pensieri e desideri possano scivolare tranquilli sui tasti senza alcuna distrazione per trasformarsi in testo, pagine, libro.

Lo stile

La professione di giornalista si manifesta in tutta la sua evidenza nello stile netto e sincero del romanzo, in cui Iolanda Corradino racconta in una prosa scorrevole e senza eccessivi manierismi, una storia fatta di dolore e sofferenza.

In particolare la sua scrittura equilibrata e precisa mira a essere comprensibile ad una vasta fetta di lettori, restando coinvolgente nella sua essenzialità. Nelle stesse parentesi descrittive, le vicende sono esposte in maniera concisa, senza fronzoli, pur concedendosi una evidente emozione nei momenti clou del racconto.

Racconta di deportazione, storia contemporanea e amore allo stesso tempo e riesce nell’intento di creare empatia con il personaggio.

Iolanda Corradino decide di trasformare in libro la storia di Giovanni Napolano, nel tentativo di rendere attuale l’attenzione per un periodo che sentiamo troppo lontano da noi: Shoah, campi di concentramento, per molti di noi hanno un’eco lontana nel tempo e nello spazio; invece molte vittime di quelle violenza sono ancora vive ed hanno voglia di raccontare, ma soprattutto hanno bisogno di essere ascoltati.
Il passato che funga da monito per l’avvenire perché un popolo senza memoria è un popolo senza futuro.

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La storia non è solo quella che studiamo sui libri ma è la vita che ci scorre accanto, fatta di morte ma anche di passione ed amore. Giovanni, con i miei occhi è tutto questo: amore, guerra, lotta per la propria vita e passione. Perdere l’occasione di leggerlo significherebbe perdersi un’occasione in più per toccare con mano la storia, a un palmo da noi.

Autore: redazione

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