Io non ti conosco di S.J.Watson

Io non ti conosco watsonDa poco disponibile in libreria Io non ti conosco farà di sicuro molto parlare di sé.

Un thriller come pochi, il libro si rivela davvero un successo. Da appassionata del genere posso riconoscere quando c’è il romanzo che ti lascia col fiato sospeso e ti fa passare la nottata per finirlo a tutti i costi.

S.J.Watson, scrittore del Midland ma attualmente residente a Londra, ha avuto successo con il giallo Non ti addormentare (Before I go to sleep) che essendomi sfuggito prima rimedierò a leggerlo dopo questo più recente.

La trama

Julia Plummer conduce una vita tranquilla in un sobborgo londinese. Sposata ad un ottimo chirurgo, Hugh, ha un figlio adolescente, Connor per il quale ha smesso di svolgere il suo lavoro, la fotografa. Ora si riserva giusto qualche servizio saltuario per amiche e conoscenti.

Improvvisamente Julia è informata della morte della sorella Kate a Parigi, con la quale negli ultimi tempi aveva un rapporto burrascoso. Benché legatissime da piccole, dopo aver perso la madre e con un padre “artista” assente, Julia e Kate si sono allontanate con l’adolescenza. Anche se Julia e suo marito sono accorsi in suo aiuto quando è stato necessario. Infatti Kate, a soli 16 anni ha avuto un figlio e ha tentato di crescerlo e dargli una vita decente, ma il giorno in cui Julia è entrata nel suo appartamento ed ha visto il neonato buttato su un sedile vecchio di automobile, circondato da avanzi di cibo, spazzatura, affamato e trascurato, ha convinto Kate, in un momento di maturità, a far adottare a sua sorella e al marito il piccolo Connor piuttosto che distruggere entrambi.

Nell’ultimo periodo Kate da Parigi ha insistito spesso per riavere il figlio promettendo di rimettersi in riga per lui. I rapporti si sono un po’inaspriti però la notizia della morte della sorella manda in frantumi il quadro idilliaco di Julia.

Temendo che la polizia non sia andata a fondo alle indagini, Julia stringe una forte amiciza con Anna, la coinquilina e amica di Kate che le svela l’abitudine della sorella a conoscere in rete amici e frequentarli.

Cosi Julia dopo un po’ di tentennamenti si iscrive ad una social meet prima con il profilo della sorella, poi creandone uno suo e avvicinando gli amici di Kate per sondare se coinvolti nell’omicidio.

La storia si infittisce perchè Julia rimane intrappolata nella rete che aveva costruito per gli altri. Ella stringe amicizia e cede alle lusinghe di un uomo che pian piano riesce a convincerla a spogliarsi per lui nella webcam, ad incontrarlo e a diventare sua amante.

 La mia relazione con Lukas è cresciuta a poco a poco, è cominciata con la mia ricerca della verità, si è trasformata in un rapporto su internet, poi è diventata ciò che è diventata… quand’è che un’avventura su internet si trasforma in qualcosa di pericoloso?

Dubbi sull’identità di Lukas iniziano ad affiorare nella mente di Julia, ma lo stordimento per tanta attenzione, cura e attrazione la distraggono. Lei riesce a creare una dicotomia tra sè e l’altra Julia, Jayne (pseudonimo che usa su internet). Conducela sua vita di brava moglie a casa ma il martedì è un’altra donna, quella recondita, nascosta, celata anche a se stessa, capace di comportamenti inaspettati.

Una versione di me che osserva un’altra. Julia che guarda Jayne. Avevo pensato di poterle tenere in due scatole distinte e sigillate, ma mi sbagliavo. Qualcosa sfugge prima o poi. 

La critica

La vicenda si evolverà sempre più rapidamente, coinvolgendo il marito e il figlio, non perché scopriranno la relazione, ma perché saranno i veri obiettivi del raggiro.

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Il ritmo è incalzante e di alto livello, la suspence ben dosata e l’autore ha la capacità di rendere “visibili” i personaggi, sia descrivendoli fisicamente, sia dettagliando le loro mosse e atteggiamenti.

Il passato burrascoso di Julia riaffiora a tratti, le sue dipendenze sono un fil rouge degli anni trascorsi minacciando il futuro e il rapporto coniugale. Saper dosare gli ingredienti e non svelarli tutti insieme è una funzione importante per un thriller. Ed in Io non ti conosco è tutto ben strutturato. Unico appunto stilistico è nella traduzione alle volte superficiale per quanto riguarda la coniugazione dei verbi spesso mancanti del congiuntivo! Un po’ di attenzione in più renderebbe sicuramente più corretta la versione italiana.

Anche se alle volte richiama un déjà vu di altri libri o film in cui la protagonista è ossessionata da un uomo, stalker o amante, l’abilità dell’autore è di far riflettere su una semplice domanda. “Quanto si conosce la persona di cui ci si innamora?” e poi internet arriva davvero ad essere pericolo per sè e per gli altri?

Postare la foto migliore di sè, usare frasi ad effetto (il più delle volte citazioni), raccontare solo il meglio dei desideri serve a presentarsi sotto un’ottima luce. “Non è quello che cerchiamo di fare tutti, a livelli diversi? Mostrare al mondo il nostro lato migliore e nascondere l’oscurità che abbiamo dentro? Internet rende solo tutto più semplice.”

Tanta solitudine interiore trova spazio su internet, sui social che riempiono i brevi minuti di intervallo in una vita frenetica, che fanno sembrare di essere in contatto con tutti e che permettono anche di intessere relazioni. Costruire un personaggio non è difficile grazie proprio ad internet, perché se prima si udivano casi di uomini con due fidanzate in paesi diversi e una doppia vita, ora la distanza dello schermo facilita la menzogna, dal luogo in cui ci si trova, si vive, si va in vacanza, si è. È tutto più amplificato. E se per gli adulti potrebbere essere più semplice risalire la china dopo una batosta, per gli adolescenti così iperconnessi e illusi diventa estremamente pericoloso.

Con improvvisa chiarezza mi rendo conto che indossiamo tutti delle maschere, sempre. Al mondo, agli altri, presentiamo solo una faccia: mostriamo un volto diverso a seconda delle persone con cui siamo e di quello che si aspetta da noi. Ma anche quando siamo soli indossiamo una maschera, la versione di noi stessi che vorremmo essere.

Annalisa Andriani

azandriani@gmail.com

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Autore: Annalisa Andriani

Suono da più di vent’anni nell’Orchestra Sinfonica di Bari e insegno Violino dal 1994 con il Metodo Suzuki per bambini dai 3 anni in poi. Lettrice appassionata sono contenta di aver passato ai miei figli l’amore per i libri.

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