Errico Buonanno – Lotta di classe al terzo piano: rivoluzione, libertà sogno

arton65673Prendendo in mano “Lotta di classe al terzo piano – Storia di Marx e del suo Padrone di Casa” si potrebbe essere presi dal timore di trovarsi davanti ad un trattato politico, o peggio a una di quelle opere storiografiche opprimenti capaci di far addormentare anche il più accanito degli insonni. Ma se l’autore del libro è Errico Buonanno, non c’è pericolo o rischio che tutto ciò possa accadere. Di Buonanno avevo già letto qualcosa (i suoi articoli sul Corriere della sera, La sindrome di Nerone) ed avevo trovato originale la sua capacità dialettico narrativa delicata ed efficace ma mai invadente, di porre al lettore argomenti spinosi per una riflessione, non sempre scontata, su una contemporaneità spesso (forse troppo) controversa. Questa sua attitudine permane e si affina in questo romanzo, tanto da convincerlo a scegliere di intraprendere un “gioco” narrativo che ricorda (in chiave moderna, ironica e leggera) il romanzo storico con un personaggio ingombrante: Karl Marx.

La trama

E’ il 1861 e Londra si prepara ad essere di li a pochi mesi il centro del mondo: sarà la sede della nuova esposizione internazionale. Nello stesso periodo la città sul Tamigi è anche luogo prediletto per le menti più rivoluzionarie del momento, intente a ribaltare vecchi ideali, cancellare antiche ingiustizie e dare nuove ambizioni a chi mai né ha mai goduto. Nascosti nei vicoli, celati dalla nebbia, ospitati in quartieri più o meno malfamati, sette e rivoluzionari tra i più noti (Bakunin tra i primi) stanno pensando un mondo nuovo. Nello specifico, nel quartiere di Soho, in un condominio sgangherato e fatiscente proprietà di un borghese dai passati giovanili letterati, alloggia la mente più eccelsa. Il suo migliore amico ha voluto nasconderlo qui, per isolarlo da maligni e falsi amici, affinché possa finire il suo Libro più grande. Quest’uomo è Karl Marx, il suo amico è Engels. Il padrone di casa è Alan John Huckabee, il protagonista della storia. Messa così parrebbe semplice. Ma a dirla tutta, però, il creatore del pensiero socialista non è ancora consapevole di questa sua centralità epocale. L’unica cosa sicura è che non riesce a scrivere un rigo. Ogni incipit gli sembra inutile, insensato, poco incisivo. Ogni scusa legata alla famiglia, alla voglia di leggere un libro o una poesia, una via di scampo dallo scrittorio, una scappatoia per un compito gli appare troppo gravoso per le sue spalle e per la sua folta barba. In breve, Marx è in piena astenia da scrittura. Engles, conscio di ciò, gli ha trovato alloggio in un condominio dimesso, con ratti, donne di facili costumi e persone più vicine alla completa indigenza che alla mera sopravvivenza, speranzoso che tale vicinanza possano essere barriera e al contempo spunto per la sua opera. E fa di più: prende accordi con il padrone di casa affinché tuteli l’illustre condomino che vive al terzo piano: Nessuno lo dovrà disturbare; niente via vai sospetti né di uomini e tanto meno di donne. Alan John Huckabee (che pensa Marx esser un scrittore incompreso come lui) accetta di buon grado anche questo incarico: per prima cosa sarà “Padrone” di casa, e poi guardia e sostegno di un “collega” che forse riuscirà dove lui ha fallito. La sua sarà una “vicinanza” garbata, poiché sa benissimo cosa vuol dire “scrittura”, ed userà il giusto tatto: comunicherà con il prestigioso inquilino tramite lettera che farà scorrere sotto la porta. Il carteggio Marx/Huckabee da subito è intenso. In una sorta di diario/dialogo (ai limiti del monologo)  vengono comunicati regolamenti sul condominio, indizione della prima assemblea condominiale, raccomandazioni di sicurezza (“perché girano tipi loschi ultimamente, caro Marx”), riflessioni su come la vita complotti contro la poesia in un parallelismo simile a un condominio dove “i rapporti tra i condomini sono tutti di forza e il vicinato è visto come un problema a metà strada tra la mancanza di acqua corrente e la coesistenza con le colonie di blatte”. Intrusi, però, ronzano fuori del caseggiato e si fanno sempre più coraggiosi: Il misterioso Albert Neumann e Nathascia Ivanova fra tutti. I due in modo diverso, circuiscono il protagonista convincendolo della essenzialità del suo aiuto nello sbloccare la creatività del suo inquilino del terzo piano attraverso suggerimenti mirati al solo scopo di fargli “imboccare” la giusta via. Quest’atto compiuto in totale buona fede da Huckabee, destabilizza tutto e tutti. Tacciato come falsificatore di idee perfette, dittatore condominiale, marito inetto e degno di vergogna, Huckabee si vede costretto a fuggire, forse finalmente libero. Ma questo suo fuoco di libertà diverrà presto fatuo e dopo un periodo trascorso tra le braccia di Natascia, imboccherà nuovamente nella nebbia la strada di casa verso un domani un po’ “a casaccio” e dove nulla diventa improbabile se si ha un po’ di fede.

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La critica

La storia, nel suo scorrere, è piacevolmente leggera in equilibrio tra ironia e riflessione che spesso lascia un sorriso sulle labbra, vero o amaro. Le frasi, i dialoghi e le digressioni, hanno il sapore del vero e mai del probabile, del reale e mai del palesemente inventato .Gli sbalzi di tensione narrativi non sono mai sopra le righe ed sono controllati per un solo scopo: accompagnare il lettore nei “passaggi ” di crescita del protagonista nel suo incedere nella storia. L’intercalare della terza persona, del dialogo e dello stile epistolare dona un alternarsi che non stanca, capace di mantenere viva la voglia di sapere come andrà a finire e se mai Marx busserà alla porta di Huckabee . Le lettere, stacco narrativo voluto, sono veri e propri capisaldi da cui si dilatano e diramano le diverse situazioni che conducono a un nuovo momento nella storia. Attorno a Marx , personaggio non personaggio, e a Alan John Huckabee si sintetizzano dubbi e perplessità di un vivere e di un’epoca ai margini del nuovo che con il vecchio ha ancora molto a che spartire. L’intreccio nella sua complessità non ha sbavature, segno di una attenta ricerca di fondo sui personaggi “reali” e sul contesto storico che consente all’autore di crearne di nuovi credibili ed ineccepibili. Buonanno fa di più. Gioca sul filo invisibile che unisce Huckabee e Marx (protagonista e co-protagonista) creando un legame indissolubile fatto di timore e disillusione, di speranza e di paura nello scegliere il nuovo. Libertà diritto di scelta, cambiamento economico e tecnologico ma anche amore, immaginazione e sogno, non impongono una via da seguire definitiva e netta: il risultato sarebbe l’alienazione (di cui in fin dei conti è affetto Marx nel suo non riuscire a scrivere). La soluzione che appare migliore è quella di poter vivere senza paura, cercando di bilanciare al meglio i vari ingredienti tutti essenziali e necessari: poiché nel sentimento si alimenta il diritto, nell’immaginazione si concretizza l’innovazione, nel sogno si alimenta l’alito di vita nuova e libera di percorrere la pensilina dell’esistenza, anche nella nebbia del dubbio, certi di trovare prima o poi un nuovo inizio.

Autore: Marzia Perini

Scrivere, leggere due aspetti palesi di un'unica passione: la letteratura. Alterno scrittura originale (racconti, poesie, resoconti letterari) a recensioni librarie. Completano il quadro personale altre due passioni più "movimentate" , ma che si intrecciano e completano le precedenti: la fotografia con mostre dedicate a Roma Bergamo e Venezia e i viaggi (solidali e non). Sono Blogger accreditato al festival di Pordenonelegge.

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