Santa degli impossibili di Daria Bignardi

Santa degli impossibili recensioneAncora una volta una donna è la protagonista del nuovo libro di Daria Bignardi.

Mila è cresciuta nel Piacentino, ha avuto un’infanzia felice e una famiglia che spandeva amore e solidarietà. Circondata da una pianura ricca di colori in cui si alternavano filari di pioppi a terra rossa, fattorie a immensità di nebbie, Mila si ritrova a vivere, con rimpianto, a Milano.

Quella strada era la mia preghiera, sempre la stessa, sempre identica… A seconda della stagione guardavo scorrere dal finestrino l’erba gelata, e la nebbia distesa sui campi… Quattro volte sono caduta in estasi. Mi sono sentita invadere dalla gioia, come fossi diventata parte della terra e del cielo… ho sentito il cuore pulsare all’unisono con tutto ciò che mi circondava.

Mila trascorre spensierata la sua vita, i genitori sono professionisti affermati e profondamente legati a lei.

 Avevo dodici anni e immaginavo che la mia vita adulta sarebbe stata un deciso, inesorabile e ordinato cammino verso la pienezza che avevo sperimentato in quegli istanti di euforia

Ma la realtà è ben diversa e con nettezza di giudizio Mila riconosce che “sono venuta a vivere in una grande città , ho sposato un uomo che ha la capacità di ferirmi, ho smesso di pregare; ma non ho dimenticato la luce”.

La trama

Mila ha conosciuto Paolo, il marito, per puro caso in un negozio di animali. Hanno cominciato a frequentarsi, lui per curiosità lei per compagnia. Così la storia si è tramutata in matrimonio e ora hanno tre figli. Al tempo del racconto Mila sta per compiere quarant’anni e, come sempre succede, anche lei fa bilanci.

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Mila ha rinunciato al lavoro alla “Cronaca” del “Corriere della sera” quando sono nati i secondogeniti gemelli. È stata una sua scelta, ed ora si occupa di un periodico più piccolo che le permette di gestire anche la famiglia e conciliare gli orari. Si presta anche come volontaria nel carcere di San Vittore dove, accanto ai detenuti, si sente utile e appagata.

Con asprezza Mila analizza i suoi sentimenti, riconosce che del marito non è mai stata innamorata ma che ha con lui un profondo e faticoso legame. Come in molti matrimoni, anno dopo anno si sono accumulati nel rapporto rancori e delusioni. Ciò che un tempo lei apprezzava di lui, ora lo vede come impedimento alla serenità e felicità. “Forse io non ero adatta a farmi una famiglia: mi sono sempre stati più a cuore gli animali – e gli sfigati, come dice Paolo – che i fidanzati”.

Dal canto suo, Paolo non le ha mai chiesto niente, ha sempre subito con pazienza i suoi silenzi e le sue non risposte, non ha mai voluto sapere più di quanto dicesse lei pensando di assecondare la sua libertà. Dopo la prima vacanza insieme in cui si sono raccontati Paolo dichiara “ho creduto di poterla amare perché non lo sapevo ancora che nessuno può proteggerti da te stesso, nemmeno chi ti ama.”

Paolo però non riesce a capirla. Forse non è semplicemente in grado di leggere tra le righe l’asprezza di sua moglie, di quel sempre più frequente chiudersi in se stessa o con più probabilità il suo praticismo gli impedisce di guardare quella donna che ama camminare sola e sparire per alcune ore, alla ricerca di non si sa cosa, perennemente nervosa, semplicemente infelice.

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Poi accade un evento che sbatte Mila dinanzi alla verità. In ospedale (non vi svelo perché ci sia finita!) lei incontra Annamaria, un’insegnante devota che, dopo averla ascoltata nelle confessioni più intime la paragona a santa Rita, la santa dei casi disperati e impossibili. Tramite la donna, Mila torna in contatto con una figura straordinaria della sua infanzia, infatti sua nonna la pregava spesso.

 Sei una mistica, come santa Rita. Stai male perché non stai facendo la vita che dovevi.

È così piena di rimpianti e rinunce la vita di Mila, di emozioni inespresse, di doveri non sentiti, di scelte obbligate e di illusioni. Annamaria le dice che si è più che altro “affezionata a un modello e cerchi di riprodurlo. Ma la famiglia non può bastare a riempire la vita di una come te, tu hai bisogno di fare qualcosa per gli altri, non solo per i tuoi figli”.

Il finale, da leggere senza interruzioni, apre numerose speranze a non rinunciare alla vita, a non buttare tutto quanto e ad imparare ad apprezzare dalle piccole cose, i sentimenti e i gesti di chi ci circonda. Coltivare i propri sogni e seguire le passioni che danno slancio alla vita sono la vita stessa. Scandagliare il proprio animo per affrontare con più serenità il matrimonio, il rapporto con i figli, il lavoro, è un percorso utile e proficuo. Poi sappiamo bene che il senso di colpa è sempre pronto ad attanagliarci, in particolare in noi donne.

La critica

Più che un romanzo, Santa degli impossibili, è un lungo racconto, infatti per la lettura bastano appena poche ore. Anche in questa pubblicazione Daria Bignardi sceglie di far parlare i protagonisti in prima persona dedicandogli a ciascuno un capitolo. Si alternano così le voci e i pensieri di Mila, di Paolo e della loro figlia Maddie.

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Lo stile è asciutto e stringato, quasi teso ad eliminare tutti gli orpelli romanzeschi per focalizzare l’attenzione sull’inquietudine della donna protagonista.

Un romanzo che in alcuni dilemmi richiama molto le protagoniste femminili dei precedenti. Mi ha riportato in mente il panico, i tormenti e le difficoltà di coppia de LAcustica Perfetta in cui le inquietudini di Sara, non compresa dal marito Arno che si occupa del suo violoncello e della carriera anche lui sordo ai moti irrequieti della moglie, la spingono a fuggire da tutto.

In Mila c’è anche molto di Alma e Antonia de L’amore che ti meriti, il segreto sul passato, i tormenti sull’amore, le incertezze sul futuro di coppia e familiare offrono qui un monito di speranza a chi è preso dalla tentazione di buttarsi via.

Mila:”io non mi sento amata da nessuno veramente… È proprio quello che mi manca: l’amore incondizionato. Anche se sei triste, nervosa, anche se stai male. Soprattutto se stai male”.

Annamaria: “Solo Gesù e tua madre possono amarti così”.

 

Annalisa Andriani

azandriani@gmail.com

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Autore: Annalisa Andriani

Suono da più di vent’anni nell’Orchestra Sinfonica di Bari e insegno Violino dal 1994 con il Metodo Suzuki per bambini dai 3 anni in poi. Lettrice appassionata sono contenta di aver passato ai miei figli l’amore per i libri.

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