I graphic novel tra i banchi di scuola: può il fumetto sostituirsi al testo scolastico?

Uno dei grandi pregi delle storie a fumetti è la loro trasversalità: l’immediatezza delle immagini e la semplicità dei testi che le accompagnano li rende adatti tanto ai grandi, quanto ai più piccini. Perché allora non pensare a trasformare i graphic novel in un genere narrativo non più esclusivamente fruibile nel tempo libero, ma anche tra i banchi di scuola?

Il periodo storico sarebbe ottimo per introdurre questo innovativo metodo di apprendimento. Oggi, si sa, i ragazzi sono molto più attratti da tutto ciò che è digitale, le informazioni vengono facilmente raggiunte con un clic, e i cari vecchi libri appaiono alle nuove generazioni come qualcosa di sorpassato. Se a ciò aggiungiamo la popolarità che il fumetto ha raggiunto negli ultimi due anni, grazie alle sperimentazioni che hanno poi portato alla nascita dei graphic novel, appare evidente che ci troviamo in un momento propizio per pensare al romanzo a fumetti come a un vero e proprio supporto istruttivo.

In realtà, in America l’uso del fumetto come mezzo di comunicazione docenti-alunni è diffuso già da un po’. Si tratta perlopiù di un metodo d’insegnamento utilizzato in via sperimentale, e che non mette ancora tutti d’accordo. Inoltre, si tratta in genere di un tentativo limitato al solo ambito di studi scientifico. Un esempio è costituito dai webcomic ideati e realizzati da Zach Weiner, un fumettista americano che ha deciso di unire la sua passione per le illustrazioni a quella per la fisica, creando delle mini storie che affrontano di volta in volta diversi temi scientifici e in particolare, appunto, legati alla fisica. Il progetto ideato da Weiner si intitola Saturday morning breakfast cereal, e nel tempo si è trasformato nel sito web Smbc-comics.com, il quale raccoglie tutte le vignette dell’autore americano.

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Un progetto altrettanto innovativo, che sta conoscendo una diffusione enorme negli ultimi anni (ahimè, anche stavolta prevalentemente oltreoceano) è Medikidz. Sul sito Medikidz.com vengono regolarmente pubblicati dei graphic novel incentrati sulla medicina, ciascuno su una differente patologia. Il target di questi fumetti consiste essenzialmente in un pubblico di giovanissimi, i quali possono imparare qualcosa in più sulle malattie di cui soffrono tramite le avventure dei supereroi che popolano le vignette. È importante sottolineare l’aspetto social di Medikidz, in quanto il progetto si sta trasformando in un vero e proprio social per creare un nuovo canale di comunicazione: non più solo un rapporto a senso unico fumetto- bambino ma anche un’interazione bambino-bambino, sicuramente utile ai piccoli pazienti per conoscere coetanei che soffrono dei loro stessi disturbi.

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Fin qui lo scenario appare alquanto incoraggiante; ci sono tutte le premesse per pensare che il fumetto possa essere utilizzato come metodo formativo vero e proprio. Ma cosa succede se proviamo ad allontanarci dall’ambito scientifico? Siamo costretti ad accorgerci che in ambito umanistico di graphic novel o progetti simili a quelli finora elencati non ne esistono molti. Vogliamo analizzarne uno, che ad oggi viene unanimemente riconosciuto come vero e proprio capolavoro del genere della narrazione a fumetti: Persepolis, dell’autrice iraniana Marjane Satrapi, di cui parleremo brevemente e cercheremo di capire perché potrebbe essere importante se studiato a scuola.

Persepolis, graphic novel storico di Marjane Satrapi


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Persepolis narra una storia autobiografica, quella dell’autrice Marjane Satrapi. Nata in Iran, Satrapi ha trascorso nella sua terra natìa i primi anni di vita, fino a quando le condizioni politiche del paese non hanno fatto sì che i suoi genitori la convincessero a trasferirsi a Vienna per proseguire gli studi in Europa.

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Il periodo storico di cui Persepolis ci racconta non è vastissimo: si tratta di poco più di dieci anni; tuttavia quello che è accaduto in Iran in questo breve lasso di tempo è fondamentale per capire ciò che il paese è diventato. Si tratta della cosiddetta “Rivoluzione islamica”: mentre tutto il resto del mondo si evolveva verso il futuro, in Iran si attuava una repressione sempre più dura verso tutti coloro che non volessero piegarsi al fondamentalismo religioso.

Ovviamente, tutto ciò ebbe ripercussioni immediate soprattutto sulle donne.

Oltre ad essere costrette a rivedere i loro princìpi morali, fu sancito per loro l’obbligo di indossare lo chador, la veste che copre corpo e capelli, non truccarsi e non indossare gioielli. Questo era decisamente troppo per una ragazzina cresciuta da genitori moderni e civilizzati; Marjane non sapeva rassegnarsi al divieto di indossare la sua giacca di jeans, la sua spilla di Michael Jackson o le sue nuove Nike. È per questo che la sua mamma e il suo papà presero una delle scelte più difficili in assoluto per un genitore: separarsi da lei, per assicurarle una vita migliore, in un paese dove Marjane potesse finalmente ottenere tutto quello a cui aspirava.

Lo stile di Persepolis è molto lineare: le illustrazioni sono in bianco e nero e i dialoghi sono molto stringati. Le informazioni storiche pervadono le vignette, talvolta sfociando nella satira; tanti i personaggi che compaiono e scompaiono, sempre legati alla famiglia Satrapi, e questa continua introduzione di nomi e relazioni di parentela rischia di confondere il lettore. Ma alla fine, ciò che conta in Persepolis ha poco a che vedere con i dettagli: il messaggio che viene lanciato è l’elemento che lo rende unico. Questo perché nel panorama dei romanzi a fumetti, ben pochi graphic novel risultano avere la stessa intensità delle vignette di Marjane Satrapi e, soprattutto, pochi ci mostrano un accadimento storico visto dagli occhi di un bambino.

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Proprio per la sua schiettezza e immediatezza, Persepolis potrebbe risultare un primo, piccolo passo verso l’introduzione dei graphic novel a scuola. Sicuramente non è una lettura adatta agli studenti delle scuole primarie, in quanto la tematica e alcune scene rischierebbero di traumatizzare i più piccini; potrebbe essere invece una buona idea per far approcciare gli adolescenti sia allo studio intelligente della storia, ben lontano dalla ripetizione mnemonica di nomi e date, sia a questo nuovo genere narrativo in continua espansione.

Curiosità

Da Persepolis è stato tratto anche l’omonimo film d’animazione del quale possiamo vedere un estratto qui:

Autore: Caterina Geraci

Leggo da sempre, leggo dovunque, leggo perché ritengo che vivere una sola vita sia tremendamente noioso. Soprattutto se quella vita la vivi in un paesino in provincia di Palermo. Per fortuna viaggio tanto, e non solo con la mente. Ah, dimenticavo: sono molto poco brava a descrivermi in poche righe; ma questo si era capito, no?

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