L’esercito delle cose inutili di Paola Mastrocola

L'esercito delle cose inutili recensioneGuglielmo, detto Gulli da sua madre e Ulli Gulli dai suoi compagni di scuola, è un ragazzino di undici anni; vive in una famiglia un po’ strana con genitori intellettuali che per Natale fanno regali “simbolici”, decisamente fuori del comune. Per l’ultimo Natale, anziché un cavallo o un cane, gli hanno regalato un asino “a distanza”! Bisogna sapersi accontentare e Guglielmo, timido e senza amici, lo fa alla grande dando inizio ad un intenso rapporto epistolare con l’asino Raimond (è questo il suo nome) che come tutti gli asini non sa leggere.

Guglielmo ha una sorella, Benedetta, con la quale non va d’accordo e un fratellino, Zachi, di quattro anni, troppo piccolo per poterci avere a che fare. Dei genitori si può dire poco, troppo colti, troppo intellettuali per poter capire un ragazzino senza particolari doti come Guglielmo, allora meglio parlare con gli asini.

Raimond, asino fuori carriera, dopo una vita di lavoro vive nel Paese dei Variopinti dove tutti sono “inutili ma felici” in compagnia di personaggi strani. E il più strano di tutti è Res, un vecchio libro ammuffito con una storia dentro che non mostra a nessuno.

Uno strano giorno (ma oramai le stranezze non ci turbano più) Res fa una proposta a Raimond, una proposta più che strana, assurda: insegnargli a leggere. Da non credere! Che asino sarebbe Raimond se perdesse la sua identità di ciuco imparando a leggere! Eppure, non senza recalcitrare, Raimond non solo accetta ma addirittura impara a leggere per davvero per non smettere più, e senza saper nemmeno dire perché gli piaccia così tanto leggere.

La critica

L’esercito delle cose inutili, l’ultimo romanzo di Paola Mastrocola, è più che altro una favola con il suo corredo classico di animali e situazioni fantastiche ambientata in un luogo e in un tempo indefiniti e con una sua morale esplicita: leggere è un’avventura unica soprattutto perché inutile, ma, forse, proprio il sentimento dell’inutilità può riempire la nostra vita.

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La Mastrocola ha abituato i suoi lettori a leggere storie che parlano di animali, di scuola e di alunni un po’ ciuchi, quelli che la professoressa Mastrocola predilige e dei quali prende le difese contro un mondo di adulti che ostenta la propria superiorità intellettuale. Ma i suoi precedenti lavori erano migliori, più originali, insomma una lettura decisamente più piacevole. Invece questo romanzo-favola, usando un termine che non andrebbe usato in una recensione per la sua ovvietà e che in questo caso risulta quanto mai appropriato ed efficace, è senza perifrasi veramente brutto.

La struttura narrativa è incerta, noiosa, inciampa su se stessa e leggere il libro è una fatica. L’intento malcelato di recitare l’apologia del libro e della lettura fallisce vanificato da una serie insopportabile di luoghi comuni, e dalla evidente presunzione dell’autrice di possedere la risposta ad interrogativi esistenziali profondi. Non è così, la storia procede fra mille incertezze e titubanze che disorientano e, ripetiamolo, annoiano profondamente il lettore. Non c’è nulla di originale in questo libro ed anche i suoi elementi essenziali, cioè le parole, le frasi sembrano giustapposte nel tentativo vano di dire qualcosa che condividiamo da lettori, ma che detto così perde la sua importanza e la sua bellezza. Si nota anche lo sforzo di tirar via una vicenda senza vita inserendo fatti reali (il bullismo, l’incomprensione fra genitori e figli ), ma neppure questo espediente raggiunge il risultato, forse troppo ambizioso.

Ad un certo punto del racconto il libro Res, che sta per Reso, paventa il fatale destino riservato ai libri dati in reso perché per troppo tempo invenduti; forse in questo particolare si può individuare un palpito di vita, ossia la volontà di esorcizzare la paura che anche a L’esercito delle cose inutili possa toccare lo stesso destino. Forse non sarà così, anzi pare già che non sia così perché la Mastrocola ha un nome che fa vendere libri, ma ciò non vieta che i lettori, proprio come capita a Res, corrano in libreria ad acquistare il suo ultimo libro per poi rimanere delusi dinanzi a pagine che non sanno di nulla.

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La scrittrice, in poche righe di questo suo lavoro, invita ad ignorare il parere dei critici autori di recensioni negative perché incapaci di leggere con il cuore e di certo Paola Mastrocola saprà ignorare tutte le critiche negative che vengano da “intellettualoidi” di mestiere, ma non potrà ignorare lo scontento di lettori spontanei ed ingenui che raglieranno e scalceranno per il loro desiderio tradito di leggere almeno una bella storia. Se volete leggere qualcosa di questa autrice allora leggete i suoi primi lavori, perché di cose belle ne ha scritte anche lei fino a poco tempo fa.

Libro sconsigliato soprattutto a quelli che da poco abbiano “imparato a leggere”, per evitare che smettano per sempre.

Ida Tortora

 

 

Autore: Ida Tortora

Sono affetta da “libridine compulsiva”. Per questo male, dall’eziologia ancora ignota, non esistono rimedi efficaci. È in fase di sperimentazione una nuova terapia che unisce alla lettura la stesura di recensioni di alcuni dei libri letti. Ho accettato di fare da cavia, ma ho notato solo un peggioramento dei sintomi e degli effetti secondari.

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1 Commento

  1. Anche a me nn è piaciuto !
    Al contrario ho trovato piacevole ,interessante “la passione ribelle”

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