Una stagione in provincia di Isabella Rampini

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Mia nonna diceva sempre: “Bisogna vincere” Ma il football non c’entrava niente. Parlava di sopravvivenza.

La trama

Steve Martson, pur essendo molto giovane, ha tutto quello che tante persone non riusciranno mai ad avere dalla vita: una carriera brillante e in ascesa come quaterback nei Mohicans, una fidanzata da copertina, e una vita a New York decisamente diversa da quella vissuta fino a pochi anni prima in Texas. Come giocatore professionista, la fortuna è dalla sua parte e fama e ricchezza sono la normalità.

Accade però che la vita sia imprevedibile e che, d’un tratto, tutto venga sconvolto, messo in discussione. Steve ha un grave infortunio alla spalla durante una partita, un problema non da poco per uno sportivo, che mette in serio pericolo il suo posto in squadra. Per i medici la prognosi è immediata: Steve non potrà mai più giocare a football, non a quei livelli attesi dalla NFL. Ciò sempre ammesso che l’intervento – di tipo sperimentale – al quale dovrà sottoporsi vada a buon fine.

Il mondo crolla addosso a Steve.

L’operazione va a buon fine, ma bisogna ripartire. Dopo una lunga e dolorosa riabilitazione, Steve cerca di rientrare nel giro, ma nessuno nella NFL è disposto a investire su di lui conoscendo le sue reali condizioni fisiche. L’unico impiego che il suo agente riesce a trovargli è come quaterback di una squadra della provincia canadese, in una cittadina desolata dove di football non si sa praticamente nulla: basti pensare che il team sportivo è nato solo pochi mesi prima e, ovvio, non ha vinto neanche mezza partita.

I Wolves di Redfall sono tutto ciò che gli resta, ma l’impresa sembra quasi impossibile, un salto nel vuoto. Le sfide sono all’ordine del giorno, le difficoltà superano di gran lunga ogni tipo di aspettativa. Redfall, poi, non è un posto semplice nel quale vivere. Di certo non è New York. E neanche il Texas.

Ma Steve non può arrendersi e dovrà mettere in gioco tutte le sue certezze per riappropriarsi della sua vita e del suo sogno.

L’autrice

Isabella Rampini, classe 1965, è nata a Parma. Dopo gli studi classici si è laureata in ingegneria; è socia di seconda generazione di una locale azienda manifatturiera, presso la quale lavora dal 1992. Dal 2010 vive in un paesino sulle colline a sud di Parma.

La Rampini scrittrice nasce fin dalla più tenera età, una passione innata per la narrazione, le storie e i racconti che la spingono a interrompere genitori e nonni per esporre lei la sua favola. Quando è al liceo – ammette – invece di seguire le lezioni, si diletta nello scrivere lunghi racconti da far leggere ai suoi compagni. «Ricordo la primavera del 1992 – spiega l’autrice – quando mi sedetti a tavolino per studiare per l’esame di stato, quello per l’abilitazione professionale, e non studiai una sola riga; in quell’occasione scrissi invece il mio primo romanzo vero e proprio. Già quello era una sport-fiction, così come Una stagione in provincia. Era ambientato nel mondo del rugby, della ricca Parma degli anni ’80, alle soglie della crisi economica dei primi anni ’90.»

Certo, farsi pubblicare in quegli anni era, se possibile, ancora più difficile di oggi. Così decide di non scrivere più e ci riesce per ben 14 anni, anni che lei definisce “di malessere” proprio perché deve negarsi un amore mai sopito.

Grazie alla tecnologia, l’autrice riprende la sua passione, consapevole che molto è cambiato nel settore dell’editoria. Il 1° novembre del 2013 riprende carta e penna e comincia a scrivere Una stagione in provincia terminato a giugno del 2014. Grande lo studio dietro questo dramma sportivo, poiché richiede una profonda conoscenza del football, sia quello americano che canadese. Ma è proprio grazie alla ricerche effettuate per la stesura del libro, che conosce i tipi di “Campi di carta”. «Questa piccola e virtuosa casa editrice è stata fondata da tre soci che furono anche tra i fondatori del football americano in Italia negli anni ’80. Vista l’affinità con il tema del mio romanzo – spiega la Rampini – inviai loro una email, che ricevette pronta risposta. Quattro mesi dopo il romanzo era pubblicato.»

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Intanto, è già pronto per le stampe il secondo capitolo di quella che sarà una vera e propria trilogia dei Wolves di Redfall (in uscita nei prossimi mesi ndr), la squadra canadese protagonista di Una stagione in provincia. Per il prossimo autunno, invece, spera di trovare l’ispirazione e cominciare così il terzo episodio.

una stagione in provincia

In foto: Isabella Rampini

 

Lo stile

Una stagione in provincia è un dramma sportivo dove il fato capriccioso sconvolge la vita di un giovane sportivo di eccellenti speranze e lo costringe a ripiegare su di un impiego in una lega minore, la CFL. Un ritmo incalzante condito da uno scenario naturale suggestivo fanno il resto e trasformano il ragazzo in un uomo pronto a sfidare se stesso e i propri limiti.

Sebbene i romanzi che si concentrano sulle discipline sportive siano dedicati (e apprezzati) da un pubblico quasi esclusivamente maschile, è da dire che nel caso di Una stagione in provincia non è così. «Poco prima che lo pubblicassi – precisa l’autrice – qualcuno mi aveva pronosticato che sarebbe piaciuto più agli uomini e meno alle donne. In realtà non è stato così. Agli uomini appassiona indubbiamente la vicenda del campione sportivo, ma le donne, come sempre, hanno grande capacità di comprendere l’essenza della narrazione e per questo lo stanno apprezzando non meno degli altri, perché colgono tutti gli aspetti che emergono al di là dello sfondo sportivo». «Nel romanzo – conclude – emergono i miei valori, che sono quelli tradizionali.»

Per rendere più incisiva la narrazione, la scrittrice ha utilizzato la tecnica narrativa anglosassone cosiddetta “don’t tell, show”, cioè “non raccontare, mostra”. E ammette che il protagonista, Steve Martson, è stato effettivamente ispirato da una persona reale (ma non possiamo saperne di più…), mentre gli attori principali sono più concentrati ad essere “fruibili” per la narrazione, che presi in prestito dalla vita reale.

Motivata e azzeccattisima la scelta del titolo. «Le due parole principali del titolo, “stagione” e “provincia” – ci spiega durante l’intervista – sono la prima il termine tecnico con cui si designa l’arco di tempo, circa sei mesi, nel quale si svolge un intero campionato di football americano o canadese; la parola inglese “province” indica invece le unità territoriali amministrative del Canada meridionale. Quindi le due parole sono strettamente legate all’ambientazione della vicenda, ma il loro insieme, Una stagione in provincia, mi sembrava abbastanza suggestivo da poter essere proposto come titolo di un romanzo.

Una stagione in provincia è disponibile sia in formato cartaceo che in ebook.

Qui potete leggere alcuni estratti dal libro.

Autore: redazione

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