La Cinese di Maputo di Nathan Levi

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“Ariel, ti sei mai chiesto perché l’uomo è attratto dalla guerra?”. “Secondo me la violenza pesca nelle fratture della nostra mente. Basta che gli occhi si guardino allo specchio: non vi trovano mica la pace. Ti pare?”.

La trama

1985 Maputo, capitale del Mozambico. Siamo negli anni immediatamente successivi all’indipendenza del Paese dal colonialismo portoghese.

Ariel è un pediatra di professione, cooperante triestino giunto nel Paese africano per aiutare i bambini. Quello che forse non immagina è che questa esperienza lo cambierà profondamente.

L’Africa non è un Paese come un altro, racchiude un sé un mondo di contraddizioni che si specchiano, ogni giorno, negli occhi della sua gente. Ariel vive a stretto contatto con la guerra, la miseria e la malattia, ma non può fare a meno di notare come quelle persone siano raggianti, con un sorriso sulle labbra pronto a guardare verso un domani nuovo. Il loro essere è cordiale, la loro gratitudine sincera.

Ed è proprio grazie a questa esperienza che Ariel vive una rinascita interiore, alla ricerca di una pace e di una saggezza che tanti uomini e dei hanno smarrito lungo la strada.

Prende inizio un viaggio d’introspezione fra amori del passato e del presente, sulle tracce della sua infanzia e del paese in cui è nato, Israele, fino alla passione per Suyen, una misteriosa ed affascinante donna cinese incontrata proprio a Maputo e poi a lungo ricercata.

L’autore

Nathan Levi nasce a Tel Aviv nel 1945 da genitori triestini. I primi 7 anni della sua vita li trascorre a Gerusalemme. Poi, nel 1957, si trasferisce con la famiglia a Trieste, città nella quale vive ancora oggi. È specialista in pediatria.

La passione per la scrittura nasce dai diari giovanili, un modo per raccogliere pensieri ed emozioni ed imprimerli su carta, per capire e capirsi, di confronto con se stessi. «Forse anche nell’illusione di fermare il tempo – spiega l’autore – di poterlo ripercorrere».

La Cinese di Maputo è un’opera in parte autobiografica. In qualità di pediatra, nel periodo che va dal 1985 al 1989, Levi ha prestato servizio presso l’Ospedale Centrale di Maputo, per giungere poi a gestire un ampio progetto di cooperazione materno-infantile. Dopo qualche anno lo ritroviamo a Shanghai per studiare la Medicina Tradizionale Cinese.

Nel ’94 è fonda assieme ad altri colleghi la Scuola di Fitoterapia Medica. Dal 2002 insegna Fitoterapia e stress ossidativo presso l’Università di Trieste.

La cinese di Maputo

In foto: Nathan Levi

 

Lo stile

La Cinese di Maputo è, come dicevamo poc’anzi, un’opera in parte autobiografica, in quanto il protagonista principale Ariel è, a tutti gli effetti, l’alter ego dello scrittore. Molti dei personaggi descritti sono persone reali, eloquenti: «Alcuni personaggi mi appartengono – spiega Levi – altri rappresentano figure significative, vere, trasfigurate o inventate di altri periodi della mia vita “reale” o anche soltanto interiore».

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Ne consegue un parterre di attori ed eventi che trasportano il lettore in diverse dimensioni culturali e sociali, dal Mozambico (o meglio “dalla mia Africa” come ammette l’autore ndr) ad Israele passando per l’Oriente misterioso: un insieme notevole di profumi e riflessioni, di passioni e di speranze, che non lascia indifferenti.

Sebbene il titolo dell’opera, La Cinese di Maputo, nasca quasi per caso grazie ad un suggerimento dell’editor del libro, è invece interessante la spiegazione che l’autore fornisce in merito al pubblico a cui è destinata l’opera. «Al Mozambico, all’Africa che attende ancora il giorno del riscatto. A Israele, il mio paese natale che sognavo diverso. Alla ricerca di una dimensione sacrale, tutta interiore, attraverso l’antica saggezza orientale. Alla complessità e sofferenza delle relazioni amorose. Agli oppressi. Soprattutto a tutte le donne e gli uomini di pace». Una dichiarazione che lascia ben intendere la volontà dell’autore di lasciare una storia che non sia solo un “racconto”, ma spunto di riflessione per un viaggio non puramente fisico, ma anche interiore e spirituale.

Provai un certo smarrimento. Mi chiesi chi ero, dove vivevo, quali erano le mie radici… Ma occorreva davvero appartenere a qualcuno o a qualcosa? A cosa servono radici, tradizioni, nazioni e religioni, le tante tribù in cui l’umanità è divisa e che sono in eterna lotta e competizione? …. Non ci basta l’appartenenza alla Terra, in fondo così piccola, come madre comune a cui render conto e con cui convivere?

La Cinese di Maputo è il primo romanzo di Nathan Levi, edito dalla casa editrice TreSogni, ma a breve sarà pronto anche un altro romanzo, di tutt’altro genere. Si tratta, infatti, di un thriller, appena fantapolitico e fantascientifico, centrato sul conflitto israelo-palestinese.

La Cinese di Maputo è disponibile per l’acquisto sul sito della casa editrice. Per saperne di più sull’opera, è possibile consultare il sito dedicato all’opera Lacinesedimaputo.it.

Autore: redazione

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