Aspettando buone notizie di Kate Atkinson

aspettando buone notizie recensioneLeggere Kate Atkinson non è leggere un romanzo solo. L’autrice ha l’abilità di produrre infinite storie meravigliose all’interno dello stesso testo. Ampie e tortuose, le sue storie ti coinvolgono nel profondo e le segui fino in fondo tutto d’un fiato.

Nel nuovissimo romanzo Aspettando buone notizie la professoressa di letteratura, ora romanziera, che vive ad Edimburgo, non delude le aspettative anzi le conferma.

La trama

Difficile riportare una trama così complessa e articolata.

Mentre nello scorso romanzo Vita dopo Vita la Atkinson fa rivivere la protagonista Ursula Todd in svariate possibilità di storie facendo “cadere le tenebre” e ritrovandola nuovamente in vita in situazioni e luoghi differenti, in questa nuova e avvincente lettura le protagoniste sono tante quante le storie presentate che congiungeranno in un unico finale.

Tutto nasce con una strage in cui un maniaco fuori di sé uccide in piena estate una donna e due suoi figli, risparmiando solo la piccola Joanna che riesce a fuggire nei campi di grano.

Poi, con grande abilità letteraria, l’autrice presenta tanti ampi quadri narrativi con cui introduce i vari protagonisti del romanzo.

Ritroviamo così Joanna dopo trent’anni, in una vita spesa ad essere medico, moglie e madre di un delizioso bambino che le ruba tutte le attenzioni. Una vita perfetta, una casa da sogno, agi e tranquillità dopo aver sopportato sofferenza e cuori di ghiaccio anche se…

Aveva trascorso i trent’anni dopo l’omicidio a ricrearsi una vita. Non una vita vera, era il simulacro di una vita, ma funzionava. La sua vita era rimasta là, su quell’altro campo, tutto d’oro. E poi aveva avuto il bambino e il suo amore per lui aveva soffiato la vita nel simulacro, che era diventato vero.

Jackson Brodie, ex poliziotto, ex investigatore privato, ex marito, forse padre di un secondo figlio – già incontrato nei romanzi I casi dimenticati (2007) e Un colpo di fortuna (2009) – intreccerà la sua vita con Joanna, dopo esser miracolosamente sopravvissuto ad un terribile incidente ferroviario.

Reggie Chase, babysitter del bambino di Joanna è giovanissima e infantile. Ha solo 16 anni ma ne dimostra ancora meno e conoscendo la sua vita e le sue infinite sventure ti meravigli di quanto sia forte. Con un fratello deliquente, orfana di madre persa durante una disgrazia, un padre mai esistito e diversi uomini portati a casa dalla genitrice, basterebbero a fare di lei una sventurata; e invece Reggie si appassiona alla letteratura classica e studia da privatista con una professoressa rosicata da un tumore.

Ragazza determinata e testarda, precisa e risoluta riesce ad instillare i dubbi nella polizia riguardo l’improvvisa scomparsa della dottoressa Joanna.

Poi c’è Louise, ispettore di polizia che per coincidenza conosce già Jackson e lo ritrova dopo il disastro ferroviario. Una donna che si sente perennemente inadeguata come moglie e come madre, che scruta tutti paragonando i loro atteggiamenti alla sua situazione sentimentale e di cui si chiede come facciano ad essere felici; Louise non “riesce a far uscire il buono che è in lei” e della sua durezza si fa scudo entrando in un circolo vizioso psicologico comportamentale. È un’ispettrice angosciata dai casi che sta seguendo perché teme che l’indifferenza umana e il disinteresse naturale possa far scemare l’attenzione su ciò per cui ha lavorato per anni. Una persona sensibile dietro una corazza da testuggine, che la vita ha costretto a formare.

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Attorno a questi protagonisti così complicati ruotano le vite dei personaggi secondari. Billy, fratello di Reggie coinvolto in tanti atti delinquenziali di spaccio, furti, armi e losche compagnie; Neil, marito borderline di Joanna che svolge un lavoro non proprio identificato in affari di case da gioco, palestre, pub, centri estetici; il padre di Joanna, il signor Mason, vedovo inconsolabile con altri 5 matrimoni alle spalle e tanti altri protagonisti minori.

aspettando buone notizie

La critica

Il romanzo Aspettando buone notizie scorre ampiamente incalzando pagina dopo pagina. La storia e le vicende dei protagonisti tengono in ansia fino all’ultima pagina.

Di certo posso rilevare che rispetto a Vita dopo Vita stavolta la Atkinson mi ha convinta molto di più.

La trama è riccamente dipanata in un periodo medio-lungo con diversi flashback nel passato.

Molto accurata è la descrizione fisica dei personaggi da renderli pressochè animati e conoscerli a fondo grazie anche alla definizione psicologica, alle abitudini, atteggiamenti e abbigliamenti.

Ogni protagonista è un romanzo a sé. Infatti l’autrice lo introduce con forza e ne narra ogni dettaglio fisico, personale, della sua storia familiare e di vita, descrivendolo nella sua complessità psicologica, facendoci seguire le sue passioni letterarie e musicali, i cibi, le debolezze, e anche le frasi fatte con cui sopravvivono ai loro destini.

Leggere Aspettando buone notizie è leggere tanti romanzi connessi. La ricchezza delle storie coinvolge a tal punto da lasciare la mente piene di vicissitudini e di situazioni così realistiche da credere quasi che siano successe a qualcuno di nostra conoscenza. Desiderare di tornare a casa quanto prima per sapere come procedono le storie, restare in ansia e attendere il capitolo successivo sono elementi significativi, secondo me, a determinare il successo di una storia.

Certo i protagonisti sono più che sfortunati visto che i lutti e le tragedie si spargono come polline, però di sicuro ti tengono attaccata ad ogni pagina.

Sento di consigliare vivamente la lettura di questo romanzo anche per il finale in crescendo, incalzante e curioso che lascia spazio ad aperti interrogativi. Emblematiche sono delle frasi del romanzo che continuano a girare in testa tra cui “le coincidenze della vita sono spiegazioni in potenza, e la consapevolezza che è possibile sopravvivere anche a un dolore immane solo grazie all’amore che pur se feroce, viscerale e travolgente, per tutti resta l’unica cosa che conta.

 

Annalisa Andriani

azandriani@gmail.com

twitter: @azandriani

Autore: Annalisa Andriani

Suono da più di vent’anni nell’Orchestra Sinfonica di Bari e insegno Violino dal 1994 con il Metodo Suzuki per bambini dai 3 anni in poi. Lettrice appassionata sono contenta di aver passato ai miei figli l’amore per i libri.

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