Intervista a Marco Esposito, autore de I segreti della scogliera

I segreti della scogliera

In foto: Marco Esposito

Marco Esposito nasce nel 1983 a Lecce dove tutt’ora vive. Ingegnere gestionale, svolge attività di ricerca presso l’Università del Salento. La sua passione per l’horror nasce con i film di Dario Argento, David Cronenberg e John Carpenter. Appassionato di Stephen King, lo considera sua fonte di ispirazione assieme a Lovecraft e Poe. Scrive dall’età di 11 anni pubblicando un suo primo romanzo Screaturs. Nel 2010 pubblica una raccolta di racconti giovanili e nel 2014 esce il romanzo I segreti della scogliera attraverso una operazione di finanziamento crowdfunding.

Dopo aver letto con avidità e anche una parte di angoscia l’opera prima di Marco Esposito gli abbiamo voluto porre delle domande così da soddisfare le curiosità suscitate dalla lettura del romanzo.

Come definisce il genere del suo romanzo?

Non mi piace autodefinirmi, in realtà. La trama è quella di un thriller noir, ma vi sono forti elementi al limite del soprannaturale.

La sua giovanissima età si intuisce dalla freschezza dello stile narrativo. A quali autori si ispira?

Un nome su tutti è Stephen King. I suoi libri rappresentano almeno un quarto della mia cultura bibliografica, quindi ha avuto senz’altro il peso maggiore nella definizione del mio stile di scrittura. Ma devo molto anche ai “maledetti” come Poe, Lovecraft, Hawtorne, lo stesso Bram Stoker. In letteratura italiana il mio preferito resta Verga, e credo che in alcune sfumature del mio romanzo lo si possa riconoscere.

Giuseppe, il protagonista, è uno scrittore di romanzi gialli, quanto c’è di autobiografico e di “autoctono” nel suo romanzo?

Indubbiamente Giuseppe mi somiglia, ma al tempo stesso è completamente diverso. C’è un po’ di Marco Esposito in ogni personaggio e in ogni ambientazione, non potrebbe essere altrimenti. Non amo scrivere di realtà che non conosco, amo la mia terra e mi è sembrata una bella sfida quella di ambientare una storia nera nella terra del sole, del mare e del vento.

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Questo libro è stato pubblicato con grazie al crowdfunding. Com’è nata l’idea e come si è svolta esattamente? Ci sono altri casi di investimento in libri prima d’ora?

Una volta terminato il romanzo avevo un desiderio spasmodico di pubblicarlo. Anni fa pubblicai una raccolta di cinquanta pagine di piccole novelle scritte in adolescenza, storie molto suggestive ma chiaramente acerbe, che riscossero comunque un gran successo. Ne stampai trecento copie e mi costò un occhio, ma recuperai tutto con gli interessi. Pubblicare un romanzo comporta spese importanti e non mi andava di farmi avvilire dalle case editrici con mancate risposte o richieste di denaro assurde. Allora mi è venuta l’idea, forte anche del consenso ricevuto con quei racconti. Il crowdfunding è oramai una realtà consolidata, considerando che Wikipedia vive solo di quello, quindi mi ci sono tuffato. Non c’è stata una vera e propria pianificazione. Il lunedì l’ho deciso, il martedì e il mercoledì ho realizzato il trailer amatoriale con l’aiuto di un amico, il giovedì ho scritto il progetto e il venerdì è partita la campagna, tutta incentrata sulla prevendita dei romanzi, con offerte libere e un tetto minimo per ottenere delle copie.

In venti giorni avevo già raggiunto metà del traguardo di duemila euro e fui contattato da Lupo Editore che mi chiese di visionare il romanzo. Dopo tre giorni avevo firmato il contratto. La campagna si è chiusa dopo due mesi con l’obiettivo superato di gran lunga e quasi duecento copie prenotate. È stato un successo quasi insperato. Il crowdfunding è utilizzato principalmente per operazioni legate alla tecnologia o alla produzione di video e musica, non so se sono stato il primo ad utilizzarlo per un libro, ma sicuramente uno dei primi.

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Le verità nascoste dei piccoli paesi ci sono ancora?

Io credo che ogni comunità sopravviva sui compromessi. Non siamo programmati per farci piacere tutti, né per piacere a tutti, e di conseguenza tendiamo a mimetizzarci per far parte di una comunità apparentemente in pace con se stessa. Questa dinamica appartiene ai piccoli paesi come alle grandi città, magari nello spazio di un quartiere, ma nei piccoli centri, in cui non c’è un gran ricambio di rapporti umani, mimetizzarsi diventa più complicato. A questo punto entrano in ballo i pettegolezzi, le maldicenze, tutte mascherate abilmente dall’ipocrisia, necessaria a dare l’illusione di una comunità comunque sana. Queste comunità si reggono su equilibri sottili e fragili, di conseguenza qualsiasi elemento esterno tende ad essere respinto o assorbito.

Per lei scrivere è?

Un dono. Un privilegio. Qualcosa di speciale e trascendente. Potrei stare ore a parlare di questo. Dico solo che mi sento un privilegiato e passerei ore a discutere delle mie storie e dei miei personaggi. Per me sono luoghi e persone reali e condividerli è come dargli vita. Il mio sogno più grande è che ciò che scrivo possa essere letto ovunque. Sarebbe meraviglioso…

Ad majora!

Qui trovate la recensione dell’opera I segreti della scogliera.

Annalisa Andriani

azandriani@gmail.com

twitter: @azandriani

Autore: Annalisa Andriani

Suono da più di vent’anni nell’Orchestra Sinfonica di Bari e insegno Violino dal 1994 con il Metodo Suzuki per bambini dai 3 anni in poi. Lettrice appassionata sono contenta di aver passato ai miei figli l’amore per i libri.

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