L’interrogatorio, il colpevole perfetto tra gli ingranaggi della giustizia

  L'interrogatorio Liad Shoham Sara ha pensato solo per un istante di sollevare la cornetta. Poi si è fermata a riflettere. Quando da casa tua assisti a un crimine in strada, cerca di seguire il buon senso: è meglio agire con cautela. Non fare niente, altro che chiamare la polizia. Dopotutto se avesse telefonato, quell’uomo sarebbe stato arrestato e i suoi amici delinquenti l’avrebbero cercata per fargliela pagare, malavitosi della peggiore specie, più forti dei forti, figurarsi cosa ne farebbero di una povera anziana, troppo vecchia e troppo debole. Così Sara Glazer si tira indietro. La testimone con tanto di binocolo si neutralizza, autoassolvendosi e la ragazza nel vicolo resta alla mercè del violentatore, sotto la minaccia di una lama alla gola. L’energumeno, grande e grosso, ha un vistoso tatuaggio sul braccio, un dragone o qualcosa del genere. La povera Adi Neghev non finisce di vomitare e di lavarsi dopo lo stupro. Si è trasferita a Tel Aviv per un impiego. Era una ragazza spensierata e socievole, ora non riuscirà a fidarsi di nessuno. Un quartiere bene è l’ultimo posto nel quale ci si potrebbe aspettare una violenza carnale, ma è successo ed è attorno alla brutalità subita da una giovane lavoratrice che si sviluppa l’intero intreccio avvolgente de L’interrogatorio, il giallo dell’israeliano Liad Shoham edito da Giano, Gruppo Neri Pozza, 350 pagine 15,90 euro. Dopo un mese, le indagini non hanno fatto ancora un passo avanti. La stampa nazionale ha già dimenticato l’episodio, ma un giornaletto locale non manca ogni tanto di rammentare che l’inchiesta è allo stallo e questo il commissario Eli Nachum non lo sopporta. Non digerisce i giornalisti, ancora meno i fallimenti, soprattutto odia svisceratamente chi fa il prepotente coi deboli e quella donna-bambina, Adi, non fa che piangere, proprio non riesce a dimenticarla. Unica, labile traccia sono le impronte di scarpe da ginnastica n. 43 lasciate sul terreno sabbioso del vicolo. Ziv Nevo ha un piede 43, indossa Nike ed è davanti al commissario, in una stanzetta soffocante. Non ci sono finestre. L’aria condizionata è spenta. Nachum vuole mettere in difficoltà l’uomo denunciato da papà Neghev. A caccia di vendetta e giustizia, lo zelante genitore ha investigato da solo, ostinatamente, ma nella foga ha anticipato il riconoscimento da parte della vittima e mandato a monte, perciò, un confronto formale all’americana. Nevo resta comunque il colpevole perfetto: è un violento, denunciato anche dalla ex moglie due volte per aggressione e con precedenti specifici di molestie sessuali nei confronti di una dipendente della ditta in cui lavorava. In più, Yaron Neghev l’ha visto rannicchiarsi con fare sospetto nello stesso vicolo della violenza alla figlia. Lo ha seguito, di notte, e gli è sembrato nascondersi in agguato mentre stava sopraggiungendo una bella ragazza. Comincia l’interrogatorio.

È come una partita a scacchi – spiega Shoham – prima di tutto è un confronto di forze fra investigatore e interrogato, in secondo luogo la vittoria si ottiene in due fasi: prima lo “scacco” minaccia il re, poi il “matto” lo lascia senza via d’uscita. Eli aveva abbastanza esperienza da sapere che è possibile tirare fuori da quasi tutti i sospettati la confessione di un crimine. Nel corso degli anni aveva avuto modo di constatare quanto deboli e fragili siano gli esseri umani. Premendo i pulsanti giusti, andavano regolarmente in tilt. Alcuni di meno, altri di più, ma alla fine dei conti il risultato era lo stesso.
  Intanto, i lettori apprenderanno che Ziv non può essere il violentatore e che la ragazza ritratterà il riconoscimento. Ma niente è scontato, arrivati a questo punto. Al commissario l’identificazione sta bene e così alla rappresentante dell’accusa, l’avvocato difensore è sicuro di potergli fare avere il minimo della pena, a condizione di una franca confessione e un’organizzazione criminale preferisce che Nevo si accolli quella colpa, per stornare su un reato a sfondo sessuale l’attenzione che gli inquirenti potrebbero rivolgere ad altri crimini, ben più pericolosi per il clan. Insomma, il colpevole perfetto è ancora più perfetto. È sempre impressionante vedere gli ingranaggi della macchina della giustizia  stringersi attorno a un innocente (si fa per dire, nel caso del pessimo Ziv Nevo). Un esercito di personaggi, per un romanzo corale, pieno di incroci e di intrecci, di cadute e di risalite, di stop e di ripartenze. Una sorpresa Liad Shoham.

Autore: EffeElle

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