Il libraio di Kabul, l’ultimo venditore di libri in terra di guerra

Il libraio di Kabul recensione

Quando il regime talebano cadde, mi diressi a Kabul con l’Alleanza del Nord. In una libreria mi imbattei in un elegante signore brizzolato. Dopo settimane in mezzo a polvere da sparo e macerie, settimane di conversazioni in tattiche di guerra e avanzate militari, fu per me un grande sollievo poter sfogliare un libro di letteratura e di storia. […] Un giorno mi invitò a cena a casa sua. Tutt’intorno a un sontuoso banchetto apparecchiato sul pavimento c’era la sua famiglia, una delle mogli, i figli , le sorelle, i fratelli, la madre, alcuni cugini. […] Quando me ne andai dissi a me stessa: questo è l’Afghanistan. Sarebbe interessante poter scrivere un libro su questa famiglia.
Nasce così Il libraio di Kabul, il racconto denso e ricco di calore di un’esperienza straordinaria che Åsne Seierstad, giovane e brillante corrispondente di guerra norvegese, vive a Kabul dopo la caduta del regime talebano. Ospite per alcuni mesi nella casa di Sultan Khan, l’ultimo venditore di libri rimasto a Kabul, e della sua famiglia in una città e un paese devastati dalla guerra. Åsne, giovane donna con i capelli biondi e gli occhi azzurri, può godere di un posto a sedere privilegiato dal quale può osservare attentamente questo mondo. Come giornalista occidentale è libera di muoversi con gli uomini e di uscire con loro anche di notte, di accompagnarli al  ristorante, o nei loro  viaggi: è lei il quarto e invisibile compagno di viaggio di Mansur, il figlio di Sultan, che decide di andare in pellegrinaggio per purificarsi. Come donna ha accesso all’intimità della vita domestica, con i suoi riti ancestrali, le tradizioni incomprensibili, le violenze inaudite ed i  segreti inviolabili. Diventa così testimone silente di amori proibiti e matrimoni combinati , di crimini e punizioni, di ribellioni giovanili e della severità con la quale la società islamica governa la vita di ciascuno, in particolare delle donne.
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Non ho mai avuto tanta voglia di picchiare qualcuno. A provocarmi era sempre la stessa cosa: il modo in cui gli uomini trattano le donne.
E ha voluto immedesimarsi  fino in fondo in queste donne quando ha deciso di indossare il burka, non solo per motivi di sicurezza.
Ho indossato il burka anche per comprendere meglio cosa vuol dire essere una donna afgana. […] E poi ho capito cosa vuol dire odiare il burka.
Questa giovane e coraggiosa europea ha spazzato via ombre e macchie e ci ha raccontato la verità. L’ha riportata in questo romanzo che resterà probabilmente una delle migliori testimonianze di quello che è accaduto in Afghanistan dopo la caduta dei talebani.

Note sull’autrice

Åsne Seierstad per i suoi reportage dal Kosovo, dalla Cecenia e dall’Afghanistan ha ricevuto moltissimi riconoscimenti nazionali ed internazionali, fra i quali il premio come migliore giornalista televisiva norvegese nel 1999, il prestigioso Free Speech Award nel 2002 come migliore reporter di guerra e il premio Ilaria Alpi nel 2003. Il libraio di Kabul è diventato in breve tempo un best seller mondiale: uscito in trentatré paesi ha venduto due milioni di copie. L’editore italiano Sonzogno ha pubblicato nel 2004 Diario da Baghdad.    

Autore: nancy di martino

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