Omicidi nella neve, l’orrore della pedofilia nel Vecchio Continente

bottini omicidi nella neveNevica già da un giorno a Friburgo. Ai colleghi piace la neve, pensano al fine settimana sugli sci. Le mogli alle vacanze invernali, i figli alle palle da lanciare ridendo. Louise Bonì la odia, invece, per tre ragioni, per tre persone. Ha perso un fratello per una sbandata sulla strada ghiacciata. Ha sparato ad un uomo, un pedofilo assassino, abbattendolo sulla coltre innevata. Il marito l’ha lasciata in una settimana bianca, confessandole gli infiniti tradimenti.

Ed ora fiocca abbondantemente, nella parte iniziale di Omicidi nella neve (264 pagine, 15 euro), romanzo del tedesco Oliver Bottini, novità della narrativa Beit, casa editrice triestina.

La trama de Omicidi nella neve

Mentre la tempesta candida imperversa, il capo la cerca insistentemente. Rolf Bermann, responsabile dell’11° Comando, minaccia di deferirla alla Disciplinare, sebbene sia la sua giornata libera. Pretende che lei vada subito a Liebau, dove la polizia locale ha segnalato una gran confusione provocata da un monaco, in tonaca nera e basta, con tutto questo freddo. Un orientale, un “muso giallo”, dice sbrigativamente il dott. Bermann.

L’agente Hollerer ha parlato di un bonzo seduto a gambe incrociate nella piazza della chiesa, le mani incrociate sul petto, una ciotolina di legno davanti, vuota. L’atteggiamento è pacifico, ma lo sguardo vagamente smarrito. Una vistosa ecchimosi sulla tempia destra rivela che ha urtato da qualche parte o che qualcosa lo abbia colpito. Quella che non sembra accidentale è la ferita lacero contusa sulla guancia sinistra. Coagulata, ma solo da poco, con tutta evidenza.

Ferito o meno, dall’aspetto innocente o anche innocuo, non va affatto a genio alla gente del posto. Capeggiata dal sindaco Ponzelt, la popolazione è sottosopra. Temono che la presenza di un “vagabondo” sia il segnale dell’imminente invasione di una setta di questuanti, Hare Krishna, seguaci di Bagwan o altri di quei petulanti. Da quelle parti non tollerano fannulloni tra i piedi. È questo più che altro a impensierire Friburgo. Bisogna ricondurre alla calma la pacifica cittadina, riportare serenità. Niente di eccezionale, ma il servizio controllo del territorio è sotto organico, come sempre, anzi, più di sempre, considerate le licenze e le assenze per malattia. Per questo la Bonì è indispensabile. “Allora tu vai, fai finta di prendere un sacco di appunti e te ne torni”. E tutto finisce lì. Questo il mandato affidato a Luiss, come la chiamano i colleghi.

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Fatto sta che in quel di Liebau e dintorni, il commissario Louise Bonì prende tremendamente sul serio il caso del bonzo zen giapponese spaventato, che le contagia un’ansia paranoica da inseguimento e persecuzione. È stato percosso, è pesto al volto e ha visibilmente paura. Ma i colleghi non le credono, non condividono le sue apprensioni. Nessuno dà la caccia a nessuno nel bosco innevato. Quel monaco è fuori di testa. Bermann, in particolare, le dà apertamente dell’alcolizzata. Non che non lo sia, beve da quando Mick l’ha piantata.

 

Servono rinforzi a Liebau

Servono rinforzi a Liebau. Il capo li nega. Risultato: Niksch, giovane recluta, ucciso a colpi d’arma da fuoco. Hollerer ferito. Il monaco buddhista scomparso. Il commissario Bonì sospesa, in congedo per malattia, poi disintossicazione e servizio interno, secondo i progetti del Comando.

Luiss non ti arrendere, combatti, riparti, le dice la mamma, ex femminista, ex sessantottina. E chi si ferma. L’indagine in soggettiva la porta a un monastero Kanzan-an nel cuore dell’Europa, a un traffico di bambini dall’Oriente, al cancro della pedofilia, che ricorre nella sua vicenda personale e che infesta il Vecchio Continente. L’orrore è una cricca di mostri, anche in camice bianco.

Autore: EffeElle

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