Intervista a Elsa Zambonini, autrice de Lo stivale d’oro di Istanbul

lo stivale d'oro di istanbul

Elsa Zambonini

A tu per tu con Elsa Zambonini Durul, autrice alla prima prova letteraria con Lo stivale d’oro di Istanbul.

Elsa, ci racconti come nasce Lo stivale d’oro di Istanbul.

Una mia amica, guida turistica ufficiale del Consolato di Istanbul, continuava a ripetermi che si sarebbe potuto scrivere un romanzo su tutte le persone importanti (primi ministri, presidenti della repubblica, attori) che aveva accompagnato in visita alla città. In attesa che mi fornisse del materiale da romanzare, materiale poi mai arrivato, ho cominciato a comporre uno sfondo per le sue memorie, dando vita a Lisa, un’insegnante del Liceo Italiano, in cui ho trasfuso le mie esperienze come docente in quella stessa scuola. In breve la storia ha preso il sopravvento e l’esperienza della mia amica, che è comunque uno dei personaggi principali del romanzo, è diventata assolutamente marginale.

Quanto della sua personalità e dei suoi trascorsi ha riversato in Lisa, la protagonista del suo romanzo?

Io sono un’espatriata avendo vissuto a Belluno fino ai trent’anni ed essendo poi emigrata per matrimonio; anche Lisa espatria, sia pur per motivi diversi dai miei. Ho già accennato, inoltre, al fatto di essere stata insegnante: in Italia prima e presso il liceo italiano di Istanbul poi.

Sappiamo che da diversi anni vive in Turchia. Si sente più a casa nella sua città adottiva, Istanbul, o nella sua città natale, Belluno?

Nella mia città adottiva ho una famiglia e degli amici (prevalentemente italiani); a Belluno e dintorni mi sono rimasti solo alcuni cugini. Apprezzo la tersa tranquillità delle belle strade e piazze di questa città dell’operoso nord-est italiano, i cui tetti sono ornati dal merletto delle montagne, ma rimpiango presto la allegra, affaccendata e vitale confusione della città turca e i suoi larghi spazi (la mia casa si affaccia sul mar di Marmara).

Avrebbe un consiglio da dare a chi, come lei e come Lisa, vuole lasciarsi alle spalle la vecchia vita e trasferirsi a vivere in un paese completamente diverso dal suo?

Se fosse un singolo direi: ”Vai”, se parliamo di una giovane coppia direi: ”Andate”, se ci sono dei figli direi: “Pensateci un attimo”, perché il trasferirsi, specie con spostamenti multipli, è ottimo per un albero ormai cresciuto, più problematico per chi le radici deve ancora metterle. Ci possono essere ottime scuole in cui i figli imparano perfettamente le lingue straniere (il che è una cosa meravigliosa) avranno accanto i genitori, avranno una gamma multietnica di compagni di scuola, ma saranno carenti di tutta quella rete di rapporti: nonni, vicini, abitanti del quartiere, e di tutto ciò che è relativo non solo alla cultura italiana, ma alla costruzione di un’identità. La figlia di due italiani, amici miei, che abita a Londra, con questa esperienza pregressa non parla ai suoi figli in italiano, ma in inglese.

In quanto alla scelta non è che un posto valga l’altro, e prima di trasferirsi in uno sarebbe meglio, se possibile, passarci un po’ di tempo. Ho un’amica italiana che è stata qui una decina d’anni e che poi è andata a Londra dove non si è adattata. Sembra impossibile visto che la vita della capitale inglese sembra molto più vicina ai nostri standard. E questo anche se Istanbul ha il suo fascino indiscusso e una bellezza paesaggistica evidente, a cui si è aggiunto in questi ultimi anni una costante e sapiente decorazione floreale in tutte le stagioni, ma che in aprile-maggio impazzisce con distese di tulipani e altri fiori multicolori. Ma non è solo questo: nonostante i problemi che la Turchia islamica sta attraversando, una passeggiata nell’affollata Istiklar Caddesi piena di giovani è una sferzata di energia. La gente ancora sorride, e sembra aspettarsi un futuro.

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In quanto agli stranieri spesso vivono ancora frequentandosi esclusivamente fra di loro, tanto che raramente imparano il turco anche dopo anni di permanenza, in una sorta di dorato empireo un paio di gradini al di sopra dei locali, presa di distanza difficile in città più europee dove sei uno fra tanti, che evidentemente ha il suo fascino. Solo quando, come nel mio caso, lo straniero è sposato con un locale, si mescolano di più col circostante, visto che fanno parte di una famiglia turca, anche se l’apprendimento della lingua è raramente esaustivo. Ho conosciuto anche levantini nati e vissuti sempre qui che con la lingua hanno ancora qualche problema.

Da ultimo devo dire che spesso la scelta, come nel caso mio e di Lisa, non è tanto nelle nostre mani, quanto in quelle del destino. Il nostro ci ha spinto con insistenza verso Istanbul tanto che sarebbe stato difficile opporsi al suo corso. E, conscia come sono di influenze astrali, devo aggiungere che il fato tende a indirizzare fuori dai confini nazionali particolarmente chi ha forti valori sagittario o casa nona, come me e molte amiche che qui sono espatriate.

Quando è prevista l’uscita di Il viaggio interrotto, il sequel che narra l’evoluzione delle vicende di Lisa e della sua famiglia?

Il libro è pronto. La sua uscita dipende un po’ dal terreno che il fratello maggiore saprà preparargli.

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Autore: Caterina Geraci

Leggo da sempre, leggo dovunque, leggo perché ritengo che vivere una sola vita sia tremendamente noioso. Soprattutto se quella vita la vivi in un paesino in provincia di Palermo. Per fortuna viaggio tanto, e non solo con la mente. Ah, dimenticavo: sono molto poco brava a descrivermi in poche righe; ma questo si era capito, no?

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