Gesù Nazareno, problemi e aporie di Albino Curcio

Come è nato il libro

A monte di questo lavoro vi è la lettura di vari articoli apparsi sul web e di alcuni, più o meno recenti, libri su Gesù Nazareno. Sono solito sottolineare, durante la lettura, le frasi di maggiore interesse e, in un secondo tempo, fare le mie considerazioni a viva voce con un registratore aperto, per poi eventualmente trascriverle al momento opportuno. L’occasione di trascriverne un buon numero e di assemblarle mi è stata data da due passaggi di Papa Benedetto XVI nell’Angelus di domenica 16 ottobre 2011: l’opportunità di richiamare «la bellezza e la centralità della fede, l’esigenza di rafforzarla e approfondirla a livello personale e comunitario, e farlo in prospettiva non tanto celebrativa, ma piuttosto missionaria…»; l’esigenza di «annunciare Cristo a chi non lo conosce, oppure lo ha ridotto a semplice personaggio storico».

Sorretto anche da qualche conoscenza di natura teologica, derivatami da alcuni corsi di teologia seguiti all’indomani della conclusione del Concilio Vaticano II, è cominciata a balenarmi l’idea di questo libro.

L’assemblaggio delle varie riflessioni in parti e capitoli ha richiesto un non semplice lavoro di collegamento e di chiarificazione di alcuni punti non sufficientemente sviluppati a suo tempo. La preoccupazione costante è stata, comunque, quella di non compromettere, con tali modifiche e con gli inevitabili ritocchi a livello grammaticale e sintattico, la spontaneità del “parlato” originale.

Perché l’ho scritto

Se qualcuno mi chiedesse il perché alla fine abbia deciso di avventurarmi in una simile pubblicazione, non essendo né un teologo, né uno storico, né un letterato, risponderei semplicemente: l’ho fatto perché “mi sono compreso”, ho capito “chi sono” e da “dove vengo”, e di questo ho voluto dare testimonianza, perché anche gli altri arrivino a ri-“scoprirsi”.

La Verità, venuta nuda nel mondo, è stata volutamente coperta, perché si potesse continuare a vivere nello stato di offuscamento, nascosti agli occhi di Dio: Dio, una presenza tanto premurosa da essere ritenuta assillante e fastidiosa, quindi da evitare, come se ciò fosse possibile. Forse è venuto il tempo che tanti novelli Pilato, posti davanti alla Verità, la smettano di chiedersi chi ella sia, la liberino di un vestito che non le appartiene, e si rispecchino in essa. È questo che mi aspetto dal mio libro, ed è per questo che invito a leggerlo e rileggerlo.

Perché il sottotitolo: problemi e aporie

I problemi a cui faccio riferimento non sono procurati, ovviamente, da Gesù Nazareno, ma dalla non volontà dell’uomo a compiere il salto di qualità necessario per cogliere la verità su se stesso, che poi è l’esperienza che nel libro chiamo Cristo Vivo.

Poiché questi problemi nascono nell’offuscamento della Verità, essi restano spesso insolubili, qualora si parta da determinate premesse. Questa insolubilità è quella che indico con il termine aporia.

Sul contenuto del libro

Il tema dominante è il processo di spiritualizzazione della Materia, che ho posto come ulteriore sottotitolo, ma che di fatto costituisce il titolo di questo primo volume. È alla fine di tale processo che comprendiamo come il Verbo, puro spirito, si sia potuto incarnare nella giovinetta di Nazaret, Maria.

Inerenti, in maggior o minor misura, al processo di spiritualizzazione della Materia sono:

  1. La rivisitazione della creazione della Materia;

       2. La maternità verginale di Maria come “segno naturale” e non come “simbolo” o “immagine”:

       3. La storia dell’umanità come storia messianica e il messianismo universale di Gesù;

        4. Il Vangelo come immagine creata e fissata nella scrittura; immagine creata per aggregazione di varie immagini riprodotte, aventi come sostrato personaggi ed eventi reali;

5. Idee preconcette (o pseudo-dogmi) e dogmi della Chiesa;

         6. Linutilità della ricerca della Verità nel dopo Cristo.

 Un libro per addetti ai lavori?

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Qualcuno l’ha definito un libro come “per gli addetti ai lavori”, adatto cioè per coloro che si interessano di teologia, di “cose” di Chiesa.

In parte potrebbe essere vero; ma bisogna tenere conto che tutti i battezzati, in quanto cristiani, sono dei potenziali “addetti ai lavori”. Se comunemente si fa la differenza tra “addetti” e non “addetti ai lavori”, è perché ci si accontenta, perché più comodo, d’alimentarsi col biberon, e rinviare il più possibile lo svezzamento. Con ciò non voglio in alcun modo sottovalutare la forza insita nella fede dei “semplici”, ma è chiaro che in un mondo secolarizzato come il nostro, certamente bisogna essere “semplici”, ma anche pronti, nella semplicità, a dare ragione della propria fede, per respingere le insidie e scampare ai pericoli.

Un libro molto critico?

In parte anche questo è vero. Forse una maggiore pacatezza avrebbe giovato anche alla linearità del discorso; di certo, però, sarebbe venuta meno la spontaneità nell’approccio alle varie tematiche. Non ho voluto scrivere un romanzo d’avventura, incentrato magari su una storia d’amore; tuttavia, rileggendo la prima bozza del libro, mi sono reso conto che, in fondo, una storia d’amore era ben presente: quella di un’anima innamorata che freme interiormente nel sentire maldicenze sul suo Amato. In questo fremere mi sono ritrovato nei panni dell’apostolo Pietro che, al momento della cattura del suo Maestro, sguaina la spada e stacca l’orecchio del servo del sommo sacerdote. Su Pietro è intervenuto direttamente Gesù, invitandolo a rimettere la spada nel fodero; ho capito, così, che bisognava moderare i toni: l’ho fatto, ma non fino al punto di velare la genuinità dei miei sentimenti verso Gesù e la sua Chiesa, che è la nostra casa comune.

Conclusione

Concludo questo mio intervento con la stessa conclusione del libro.

Vorrei che fosse proprio il lettore a scrivere la vera conclusione di questo lavoro, esprimendo il suo giudizio disinteressato sulle tematiche trattate e sulle soluzioni proposte. Saranno graditi, pertanto, di là da qualche consenso, anche, e soprattutto, eventuali obiezioni e suggerimenti finalizzati all’approfondimento delle stesse.

Albino Curcio

Autore: albino

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