Le luci bianche di Parigi: Theresa Révay

«Fëdor Sergeevič osservo la figlia maggiore piantata davanti a lui, le braccia conserte e le guance in fiamme, gli occhi grigi tempestosi, i lunghi capelli biondi in disordine, e provò per lei uno slancio d’amore assoluto. […] Ksenija era tenace, indomita, spinosa. Sarebbe diventata una di quelle donne che tormentano gli uomini, che li depredano dal sonno, che si cristallizzano sotto la loro pelle, facendosi ricordare in modo spietato quando loro meno se lo aspettano, fra una folla in tumulto o ai confini della steppa; una di quelle donne inafferrabili che ispirano passione, di quelle che portano al duello o alla follia».

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In copertina: © Condé Nast Archive / Corbis

Theresa Révay, muovendo dall’osservazione di un padre su una figlia, da una precedente osservazione sull’incombere della guerra, narra una conquistatrice, e inizia un dramma contemporaneo, senza mai abbandonare un tono intimo e di fiaba, soffocando ogni tendenza all’edulcorato. Le louve blanche – 2008 Belfond,  prima edizione italiana BEAT aprile 2014 – costituisce indubbiamente un’opera di raffinata narrativa e che si iscrive nelle più apprezzate saghe storiche; di interesse psicologico, a partire dall’idea di fierezza e intransigenza di Ksenija Fëdorovna Osolin, affascinante e puramente desiderabile come Maximilian Freiherr von Passau, è un’opera dedicata alle implicanze del rapporto tra i due protagonisti. La scrittrice vuol narrare non solo la passione, quando le circostanze lo pemettono, ma la ricerca della libertà e l’espressione più forte del dovere e dell’amore familiare.

Alla fortuna non piacciono i timidi

La giovane contessa, Ksenija Fëdorovna Osolin, e suo padre, il generale Fëdor Sergeevič aprono Le luci bianche di Parigi. La narrazione iniziale è interamente occupata dai sogni di Ksenija, ancora giovanissima, e dalla chiara coscienza del ruolo difficile del padre. Li troviamo a Pietrogrado, è il febbraio del 1917, e la guerra va avanti da tre anni; Il tedesco Max von Passau è un fotografo di talento e nell’aprile del 1924, negli anni dell’ascesa di Hitler, celibe, ricco e affascinante incontra Sara Linder a Berlino. È innamorato di una donna ebrea: queste dunque le due tracce del percorso Pietrogrado-Berlino-Parigi, cosi diverse e con sviluppi via via complessi. Dalla prima delle due, peraltro, apprendiamo subito le nefaste conseguenze del conflitto mondiale: morte, paura, fuga vengono presentate, anche, come le basi della crescita di Ksenija. La diversità risulterà tanto più evidente se si penserà alle due nazionalità dei giovani e ai difficili equilibri di un presente di speranze e tuttavia di stermini e orrori. La fuga dalla Russia Bolscevica e l’arrivo a Parigi riservano momenti di dura prova, assumono valenze tragiche, ci mostrano con chiarezza un tratto insopprimibile della personalità di Ksenija Fëdorovna Osolin: la coscienza di non avere più alcuna rilevanza sociale, eppure l’indisponibilità a recedere dalla propria forza. L’inizio di una fortunata esperienza in un celebre atelier di moda, la conoscenza di Max von Passau e le aspettative in seguito dei due amanti sembrano attenuare di fronte agli eventi narrati la carica brutalmente negativa degli anni di guerra, la quale nel suo letale protrarsi sembra quasi combattere e insieme giustificare un amore che rompe gli schemi della morale comune e diventa il motore della scena. Eccellentissima la struttura del romanzo e il confronto sempre più serrato tra l’uomo e la donna nelle quattro parti di esso. Legati da rapporti ora di sintonia, ora di negazione, perseguono un’esistenza particolarmente intensa, e il confronto emotivo con i loro cari, che non assumono mai ruoli “silenziosi”, è altrettanto turbato. Liberi dal silenzio saranno anche i russi, i tedeschi e i francesi e con loro tutte le vittime degli anni 1917-1945 qui ricordati. Questa alternanza amore e guerra contrassegna la lettura e fino in fondo mostra il senso vitale degli incontri. Il romanzo Le luci bianche di Parigi di Theresa Révay è in offerta; lo trovate online scontato su IBS.

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 LA CRITICA

«Nel cuore dell’Europa in preda ai totalitarismi, una passione burrascosa tra una donna libera e un artista di talento».

Ici Paris

 

Autore: Amalia L.

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