Giorgio Faletti, l’addio da chi ti porta nel cuore

addio a giorgio faletti

Nel 1985 “Drive in” era uno dei programmi più seguiti della prima serata. Un mare di comici e tanti sketch di cui ancora ricordiamo i tormentoni. In mezzo a tutti questi personaggi faceva capolino Vito Catozzo… una guardia giurata panzona che raccontava le disavventure legate al suo lavoro… ce lo ricordiamo tutti. Dietro Vito Catozzo il volto di Giorgio Faletti. Devo dire che lo sopportavo davvero molto poco… lui piemontese che imitava in malo modo un accento meridionale di non ben identificata natura, che ripeteva in continuazione “Porco mondo che c’ho sotto i piedi”… Pensavo fosse uno sciocco.

Nel 2002 esce il suo primo romanzo: Io uccido. Mi è capitato tra le mani per caso (ci credo: ne ha venduti 4 milioni di copie, era impossibile che non ti capitasse a tiro), l’ho letto. No, l’ho divorato!! Mi è piaciuto un sacco. Non solo era scritto molto bene, ma aveva anche una storia intrigante con tanto di colpo di scena. L’ho adorato….. Allora mi sono detta: “vuoi vedere che questo Faletti non è poi quell’incapace che pensavo”??  No, non lo era. Per niente. Certo qualche sentore avrei dovuto averlo quanto nel 1994 partecipa a Sanremo (vincendo il premio della critica) con la canzone “Signor tenente”, ispirata alle stragi di Capaci e via D’amelio. All’epoca l’avevo presa solo come una manovra commerciale.. Vito Catozzo che canta del tenente: cosa c’era di più costruito di così? Ma lui invece era una grande persona, un grande artista.

Laureato in giurisprudenza, comico, scrittore, paroliere, attore sia leggero che drammatico, cantante, pittore… estremamente poliedrico e versatile. Ha al suo novero talmente tante attività che si fa fatica ad elencarle tutte. E in tutte è riuscito a lasciare il segno. Me lo ricordo molto bene anche nel film “Notte prima degli esami” dove interpretava  un professore all’apparenza arcigno e severo ma nella realtà affabile e altruista, beh altruista forse no.  Una particina, certo, ma quella particina che ha reso il film uno dei maggiori blockbuster dell’epoca.

Era malato Giorgio. Non lo sapevo. Era da tanto che lottava contro il male che dopo l’ha ucciso. Non oso immaginare come si possa essere sentito in questi mesi.  Sono andata a sbirciare la sua pagina Facebook:

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“Fai attenzione alla tua ombra. Ogni uomo ha un fratello che è la sua copia esatta.
È muto e cieco e sordo ma dice e vede e sente tutto, proprio come lui.
Arriva nel giorno e scompare la notte, quando il buio lo risucchia sottoterra, nella sua vera casa.
Ma basta accendere un fuoco e lui è di nuovo li, a danzare alla luce delle fiamme, docile ai comandi e senza la possibilità di ribellarsi.
Sta disteso per terra perché glielo ordina la luna,
sta in piedi su una parete quando il sole glielo concede, sta attaccato ai suoi piedi perché non può andarsene.
Mai.
Quest’uomo è la tua ombra. È con te da quando sei nato.
Quando perderai la tua vita, la perderà con te, senza averla vissuta mai.
Cerca di essere te stesso e non la tua ombra o te ne andrai senza sapere che cos’è la vita.” 

Io spero che lui se ne sia andato sapendo tutto ciò che avrebbe voluto sapere. Soprattutto spero che sapesse quanto è stato amato e apprezzato da tutti noi.

Alla fine di questa estate sarebbe uscito (sicuramente uscirà) il suo ultimo lavoro sotto l’egida di Einaudi “Figli di si sarebbe chiamato, si chiamerà… forse, il titolo è ancora provvisorio.

Lo leggerò, penserò ancora a lui e quando arriverò all’ultima pagina mi sentirò ancora più triste, perché dopo quella non ce ne saranno altre.

Addio Giorgio, e grazie.

Autore: Egidia Lentini

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