Massimiliano Colombo e il romanzo storico

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Ben ritrovato Max 😀

Eccoci, io e Massimiliano Colombo, dopo anni – abbiamo frequentato la stessa scuola superiore a Como – grazie a Facebook, ci siamo ritrovati e abbiamo scoperto che entrambi scriviamo libri. Generi diversi, perché diversi siamo sempre stati. Vi avevo accennato, in un mio vecchio post (lo trovate qui), che avrei approfondito l’argomento romanzi storici e lo farò con questa intervista a Massimiliano che, da tempo ormai, scrive storie eccezionali.

Come è nato il tuo primo romanzo?

L’idea di scrivere L’Aquilifero, diventato poi La Legione degli Immortali è nata in modo del tutto casuale nel 2002, dopo aver letto un deludente romanzo storico. Mi sono chiesto come sarebbe stato il racconto se l’autore si fosse attenuto ad un maggior rigore e se i protagonisti, invece che essere mezzi supereroi, si fossero comportati da essere umani. C’erano così tanti fatti accaduti nel passato che nella loro realtà avrebbero potuto essere storie fantastiche per un lettore moderno. Così ho acceso il computer, aperto un file dal nome “Ci provo” e, seguendo passo dopo passo un vicenda narrata da Cesare ne De Bello Gallico, ho provato a scrivere la mia interpretazione dei fatti, supportato dalle mie conoscenze storiche del periodo e dalla mia esperienza diretta nell’esercito come comandante di squadra di assaltatori paracadutisti. Io credo che questo mix abbia dato una particolare impronta a quel racconto e abbia restituito, nel racconto, la guerra gallica in tutta la sua brutale violenza e la vita del legionario attraverso la dura esistenza fatta di dolore, paura, disciplina, fatica ma anche di coraggio, fedeltà e amicizia. Una vera storia di soldati insomma, che come tutti i soldati del mondo, in tutte le guerre di tutti i tempi, tra ufficiali incapaci e nemici feroci, cercano disperatamente di rimanere uomini.

Quale romanzo, tra quelli che hai scritto, senti più tuo e perché?

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Sicuramente Draco l’ombra dell’imperatore. C’è una mia maturità personale come scrittore in questo racconto e poi c’è la storia di Claudio Flavio Giuliano che è a dir poco strepitosa. Dico sempre che per me Draco non è un libro, sono mille, come le pagine che ancora avrei voluto scrivere su questo imperatore filosofo. Ogni volta che mi capita di riaprire una pagina a caso di quel libro mi emoziono perdendomi tra le righe dello scritto, rapito da qualche sfumatura che con il tempo avevo dimenticato. Ogni volta mi torna in mente l’attenzione prestata all’inserimento dei riferimenti storici nel testo e al peso dato ad ogni parola, accuratamente bilanciata per cercare di esaltare l’unicità dei personaggi, coniugando la fantasia alla realtà storica nella ricerca di un equilibrio perfetto. In questo libro io non ho guidato i personaggi, ho seguito la figura di Giuliano, grandiosa e tragica che ha

fatto da sfondo alle vicende di Victor, un germano, soprannominato Draco, inviato dall’Imperatore Costanzo II per essere maestro d’armi e guardia del corpo di un Giuliano ancora ragazzo. I due vivono in simbiosi ma Draco non è ciò che sembra, Draco non è solo il suo “protector”, è anche la sua peggior minaccia, è una spia di Costanzo, pronto ad addestrare così come ad ucciderlo a seconda degli ordini che riceve da una fitta rete di spionaggio tessuta intorno alla figura di Giuliano. In questa storia, che è un lungo viaggio da Mediolanum alla Persia, il carisma di Giuliano attraversa diciassette secoli di storia e conquista il lettore, dopo aver conquistato sicuramente lo scrittore.

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Quali sono le difficoltà che si incontrano nello scrivere un romanzo storico?

La prima difficoltà sta nel fatto che un romanzo storico impone una ricerca costante e puntigliosa. È un lavoro investigativo. Gli elementi che la storia ci consegna sono le tessere di un mosaico che vanno incastrate con l’immaginazione, perché quando si ha a che fare con epoche così lontane bisogna per forza di cose ricorrere all’interpretazione. È un lavoro oneroso e spesso non ripagato. La maggior parte di chi legge non coglie sfumature reali o immaginarie, ma le colgo io e chi riconosce nelle mie opere qualcosa che va un po’ oltre la storiella ambientata nell’antichità. Ma questa non è la maggiore delle mie difficoltà, ve ne è una di gran lunga più insidiosa ed è il tempo necessario per scrivere e per fare le ricerche. I miei lavori non nascono nella quiete di uno studio e non scrivo nemmeno nei momenti in cui sono più lucido e riposato. I miei libri nascono da poche manciate di muniti rubate sui treni, nelle pause pranzo nei bar, sulle panchine del parco, nella stanchezza delle ore notturne rubate al sonno. Questa è la vera difficoltà. Non oso pensare la quantità di idee che avrei se solo potessi dedicare più tempo alla scrittura e alla ricerca.

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Ho visto alcuni booktrailers dei tuoi libri e ne sono rimasta affascinata. Come vengono realizzati?

Ho la fortuna di avere un genio per amico, Angelo Guarracino, è stato lui ad avere l’idea della realizzazione del primo booktrailer al momento dell’uscita della Legione degli Immortali nel 2010; e da allora ogni mio libro è stato accompagnato dal lancio di un booktrailer di Guarracino. Non si tratta di patchwork di immagini rubate da film in violazione ai diritti d’autore, come purtroppo se ne vedono molti nel web, ma di booktrailer di qualità professionale, studiati nei dettagli per tradurre in immagini le parole dei miei romanzi, realizzati con riprese artistiche e un’attenzione maniacale ai dettagli storici.
La veridicità storica dei costumi è data dagli stessi actors presenti nel trailer, membri di gruppi di archeologia sperimentale riconosciuti a livello internazionale, unici nel loro genere, come la Legio I Italica e Il Popolo di Brig. La sinergia di tutte queste forze, sapientemente diretta da Guarracino, ha permesso questi risultati.

Progetti per il futuro?

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Sto scrivendo un libro sulla battaglia del Sentino, e ne ho pronto un altro sulla campagna di Sertorio in Spagna. Un’idea che era nel cassetto da prima che cominciassi a scrivere Draco, l’ombra dell’imperatore. Gli scenari e la forte personalità di questo generale, lo rendono una delle figure più controverse e discusse dalla storia di Roma.
L’intramontabile Teodoro Mommsen, nella sua Storia di Roma, parla di lui come uno dei più grandi uomini, forse il più grande, che Roma abbia mai prodotto. Plutarco nelle sue Vite Parallele, lo dipinge con i tratti vividi di un uomo straordinario e magnanimo condannato da un destino crudele e ingiusto. Studiando e cercando di trasporlo in questo libro con la mia immaginazione, mi sono trovato davanti ad un personaggio geniale, coraggioso, ma anche scaltro e opportunista.
Il caso vuole che questa storia sia ambientata in Spagna, un paese che tanta soddisfazione mi sta dando con la versione spagnola della Legione degli Immortali, edita da Ediciones B. Il mio vero progetto per il futuro è infatti l’estero. Senza falsa modestia, io sento di aver scritto dei buoni libri, di aver creato dei buoni prodotti e credo che questi siano maturi per gli altri mercati.

Qual è l’ultimo libro che hai letto?

I segreti di Londra, di Corrado Augias, e guarda caso, ti dirò che mi serviva come spunto per una storia nuova che inizierò non appena avrò concluso il libro sul Sentino. Qualcosa di nuovo, esplosivo e diverso. Ma questo è un segreto!
Grazie Massimiliano!

Autore: Grazia Brambilla

Grazia Brambilla nasce a Seregno – Mb – e risiede a Barlassina, piccolo paese della Brianza. Frequenta l’Istituto tecnico per il turismo e, data la sua passione per le arti figurative, decide poi si iscriversi ad un corso parauniveristario di comunicazioni visive. Ha vissuto a Cuba e frequentato l’Università di Ciudad de la Habana. Nel 2012, pubblica con Montag edizioni il suo primo romanzo dal titolo Alata che, nel giugno 2013, entra a far parte dei 10 finalisti del Premio Letterario città di Cantù. Nel settembre 2013, la poesia Umani, di cui è autrice, entra a far parte della raccolta Poesie d’amore, ediz. Penna d’Autore.

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