Corpi di gloria di Giuliana Altamura

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Riva Marina, Puglia: l’estate della peggio gioventù

Il villaggio è bello, c’è poco da dire. Meridione, Puglia, mare pulito, sole. Ma per Cristina “questo posto è un mortorio. Villa, villa, piscina, piscina, spiaggia, punto. Cioè, va bene per le famiglie o per beccarti un’insolazione”. Cris è l’amica del cuore di Gloria, che dovrebbe essere il personaggio principale del romanzo, ma alla fine sono l’individualismo e la difficoltà degli adolescenti di comunicare i protagonisti di “Corpi di gloria” (Marsilio, 176 pagine, 16 euro), opera prima di una trentenne barese, Giuliana Altamura, laurea in lettere, ricercatrice DAMS.
È vuoto l’agosto a Riva Marina. Il villaggio è il centro del nulla, la capitale della noia eterna quando si hanno pochi anni alle spalle e nessun problema economico, solo tutti gli altri, psicologici e affettivi. Non è la meglio gioventù: sesso occasionale, bottiglie, pasticche, canne. Spaccano tutto, senza motivo. Le due ragazze fanno dispetti sexy ai sorveglianti del Grand Hotel, si toccano per finta, provocano il vicino quarantenne con l’occhio lungo e la moglie distratta. Un gruppo assortito, intorno ai vent’anni. Le ragazze e Andrea, il fratello dal quale Gloria si sente simbioticamente attratta e che studia a Yale, Michael l’amico americano, Nic ex amico, bullo insopportabile. E “quel porco” provoca Andrea. Accuse, botte, poco di più. Poi però viene trovato massacrato sulla spiaggia. Facile capire su chi cadono i sospetti. L’arma, un cestello da ghiaccio, è ritrovata nel campo dietro la villetta. Gloria dice che non può essere stato lui, ma tutti lo pensano e dicono che ha fatto bene. Ma no, Nic avrà fatto arrabbiare qualcuno, era bravo a farlo, a provocare. Magari è stato il vicino guardone. E gli frugano in casa.
Fuori del villaggio, il caldo confonde i particolari, la sterpaglia brucia, girano cani randagi, il “silenzio è torrido come una serra”. Non tutta la Puglia di Giuliana Altamura è California, anche se la fila di palmizi piegati all’indietro sembra una cartolina di Palm Beach e il bar si chiama Malibù. È la regione del Sud che resiste meglio alla crisi, ma nel romanzo sa di stantio, di consumato. Abbacinata, annientata dalla calura estiva, assorbe e cancella tutto, a cominciare dalla modernità, nonostante i giornali sportivi letti sugli iPad invece che sul frigo dei gelati o la Coca Zero al posto del latte di mandorla. Abbandonato da anni, il parco acquatico Water God protende gli scivoli, le torri, il kamikaze, verso un cielo lontano. Di notte sembra un bosco degli orrori. E arderà, lo bruceranno gli enfants terribles di Giuliana, un rogo di “plastica ingiallita e sopravvissuta al tempo”.
“Ovunque, cumuli di vita fragili e dispersi, ammassati in luoghi distanti”. Non è un posto per vecchi il villaggio del romanzo. Gli adulti sembrano di contorno, i giovani sono bambini che non crescono. Qualcuno confessa a Gloria che quando ha conosciuto Andrea, gli sembrava solitario e spaventato, non dal nuovo che doveva affrontare, “ma dalle cose che si era portato dietro. Ce n’è voluto perché se ne liberasse, insieme a tutta la paura di se stesso. È stato faticoso ed è solo all’inizio. Ma dev’essere felice. Va protetto, a qualsiasi prezzo”. Due lacrime, in silenzio, attraversano il volto della sorella.

Autore: Krauss

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