Il re bianco del Madagascar

Il re bianco del Madagascar

“Il re bianco del Madagascar”

“Devo far ordine prima di andare, riportare ciò che è stato, spogliare la verità dalle maglie di fandonie in cui mi sono sempre avvoltolato. Perché qualcuno, domani o tra decenni, dovrà pur sapere chi sono e chi fui davvero, un uomo in carne, ossa, speranze e dubbi, non un fantasma dai molti nomi errante tra l’Europa, l’Africa e le Indie.”

È questo l’incipit delle memorie di Francesco Claudio Bonetti, il presunto “Re bianco del Madagascar”, un incredibile personaggio sospeso tra storia e mito, nato in Sicilia nella seconda metà del millesettecento e morto a Calcutta lasciando, si racconta, un’eredità miliardaria che i suoi eredi, oggi sparsi ai quattro angoli del mondo, ancora non sono riusciti a incassare.

Con ritmo coinvolgente e piglio salgariano il romanzo ci conduce, sull’onda dei ricordi vergati in vecchiaia dal protagonista, attraverso due oceani e tre continenti, a bordo di navi corsare e tra le capanne di primitive tribù africane, fra battaglie campali,  intrighi di corte, razzie di schiavi e guerre coloniali. Sino a giungere sugli altipiani del Madagascar del XVIII secolo, un mondo misterioso e affascinante, con le sue mille etnie, le stravaganti credenze religiose e le complicatissime culture, una terra talmente remota e lontana dalla narrazione storica occidentale da configurarsi quasi come un pianeta alieno.

Si tratta di un’ambientazione possente, quasi epica, che però non “divora” affatto i personaggi, che anzi ne traggono spessore. In primis Francesco Claudio Bonetti,  un minuscolo (di statura) gigante nell’arte di sopravvivere e farsi strada, in un’epoca sanguinosa e senza pietà, con stratagemmi fantasiosi e rutilanti cialtronerie: un anti-eroe in cui non si può non riconoscere gli eterni vizi italici e le nostre stesse odierne debolezze. Tra le quali, soprattutto, la vanità e la presunzione. Citando una delle sue innumerevoli spacconerie: “Mi sentii come Cortés in estasi davanti ai tesori di Tenochtitlan. E’ vero, il conquistador aveva un esercito di 500 armigeri, cannoni, cavalli, alle sue spalle la potenza dell’impero spagnolo. Io ero solo, ma che importava? Avrei, ne ero certo, fatto di meglio.”

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Spiccano anche i comprimari: la deliziosa strega malgascia Lalanì, il re merina dal nome impronunciabile (8 sillabe!), il tenebroso Aoua a – soprattutto – la crudelissima regina Ranavalona, autentica nemesi del protagonista, una figura che i libri di storia descrivono con toni e orrori quasi da tragedia shakespeariana.

Il re bianco del Madagascar è un romanzo d’avventura-storico pubblicato nel novembre 2013 da Ensemble (Roma), 296 pagine, 16 euro, acquistabile su Amazon, IBS e tutti i principali eStore. Su youtube è disponibile il booktrailerdell’opera.

L’autore, Francesco Grasso, è uno degli ipotetici “eredi” del re bianco, e per portare a termine la scrittura di quest’opera ha attinto a piene mani dalla tradizione orale della sua famiglia. Anche il fatto che condivida il nome del protagonista non è un caso, giacché è stato battezzato in onore del nonno Francesco Claudio, a sua volta nominato così in ricordo del leggendario antenato, sedicente “re del Madagascar”.

Bibliografia: Francesco Grasso ha pubblicato i romanzi “Ai due lati del muro” e “2038:la rivolta” con Mondadori, “Il baratto” con l’editrice Perseo, “Enea” con Stampa Alternativa, “Come un brivido nel mare” con Nemo Editrice e l’antologia “Diffidate degli originali” con Delos Books. Ha vinto numerosi premi letterari, tra cui il Premio Urania (2 volte), il Premio Cristalli Sognanti, il Premio Cuore di Tenebra, il Premio l’Incontro. Ha scritto anche sceneggiature per il cinema, una delle quali è giunta in finale al Premio Solinas.

Autore: Perfido

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