INVERNO. Il lamento di una creatura estiva in un rigido sabato di fine novembre

È arrivato. Improvviso. Malvagio. Spietato.volpe

Il freddo… È arrivato il freddo. Maledizione!

La routine dei preparativi per uscire si è allungata di almeno un buon quarto d’ora tra cappelli, sciarpe e ingiubbottamenti vari e ad ogni strato che devo sovrapporre per non morire assiderata o scongiurare un raffreddore per mio figlio, rimpiango leggeri vestitini svolazzanti che s’infilano con un solo gesto sulla porta di casa, pantaloncini corti, magliettine, sandaletti e occhiali da sole.

No non sarò mai e dico mai, un’amante di questa stagione. Preferirei appartenere ad una qualsiasi delle specie che con l’approssimarsi dell’autunno sprofondano in un lungo, buio letargo per non dover sopportare quest’agonia lunghissima.

Non capisco proprio chi sostiene di amare l’inverno, chi l’ha eletto a sua stagione del cuore… ma come si fa ad apprezzare una sensazione così sgradevole? Come si può denigrare una stagione come l’estate? “Non amo sudare” questa è la giustificazione dei detrattori del caldo. Ma, santi numi, che sarà mai un po’ di sana traspirazione in confronto a delle vere e proprie convulsioni scatenate dai brividi di freddo con tanto di battito di denti, alla perdita di tempo per vestizioni interminabili o il rischio di rompersi l’osso del collo sul pavimento ghiacciato!

L’estate è decisamente meno crudele. E assai meno lo è la primavera. Quel dolce torpore che suggerisce anche ai più attivi che sì, si può anche rallentare, ci si può concedere un pomeriggio di ozio al parco, sopra una delle più classiche copertine tartan a crogiolarsi al nuovo sole con un bel libro tra le mani… Eliot mi perdonerà, ma secondo me non è Aprile il mese più crudele (N.d.A.: Aprile è il più crudele dei mesi, incipit di La Terra Desolata di T.S. Eliot.).

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Per non parlare delle cose orripilanti che s’incontrano per strada fin dal più piccolo accenno di freddo. Pellicce di ogni forma e “specie” neanche fossimo nell’800 in Siberia. Solo stamattina ne ho contate almeno cinquanta; giunta a questo numero sconcertante di stupidità dell’umano femmina di svariate età ho smesso. La moltiplicazione era per me intollerabile. Basti pensare che per una sola pelliccia di visone occorrono circa 54 visoni, oppure 30 volpi, 100/200 cincillà e così via. Quindi quanto lunga era la scia di sangue che colava per le strade di Mestre stamattina? Quante vite? Quanto dolore? E per cosa? Di sicuro il freddo non è un motivo sufficiente (e detto da una super freddolosa diventa un dato di fatto); non in un’epoca in cui sono state inventate numerose soluzioni tecniche (goretex, ovatta, etc.) assai più leggere, pratiche, incruente, economiche, non maleodoranti e decisamente meno violente. Frivolezza. Imperdonabile leggerezza. Qual era l’altro sinonimo che mi veniva in mente? Ah giusto, non si può scrivere…

Se la motivazione di un simile barbaro acquisto fosse solo il rigido clima allora non mi spiego perché la parte pelosa debba essere portata verso l’esterno e non rovesciata, peli all’interno per intenderci, come fanno gli Inuit (e anche loro… oggi non hanno più le necessità di qualche secolo fa, come ha dimostrato la recente bocciatura da parte della Corte di Giustizia del ricorso degli stessi contro il divieto di commerciare prodotti derivati dalle foche), piuttosto che aggirarsi per le città come delle novelle spose dell’uomo di Neanderthal.

Fortunatamente in giro per la città stamattina non c’erano solo le Crudelia De Mon. Oggi è un giorno speciale per gli amanti dei libri… è il 30 novembre, data che è stata scelta per l’evento “Librai per un giorno”, iniziativa proveniente dagli USA nella quale gli scrittori si propongono d’incontrare i lettori nelle librerie aderenti di Venezia e Mestre.

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librai per un giorno

Foto librai per un giorno

Io ho scelto la libreria Don Chisciotte di Mestre, nella quale ho avuto il piacere di conoscere meglio lo scrittore Fabio Amadi, autore di L’uomo dei Balcani, La parte migliore di me e Gli dei se ne vanno. Se nei suoi testi Fabio Amadi sa essere graffiante e talvolta “duro”, di persona è splendidamente affabile e generoso di preziosissimi consigli per una giovane allieva alle prime armi, doti tutt’altro che diffuse nello spietato mondo dell’editoria.

E così, contenta e scaldata da un sorriso sornione me ne torno nella mia cuccia calda a fare una delle cose che secondo me possono aiutare a superare l’inverno senza impazzire: una torta al cioccolato… vegan ovviamente!

Autore: Mélina Airoli

Sono nata a Roma, ma sono sarda e ho vissuto ad Alghero dall'età di un anno fino alla conclusione delle scuole superiori (i geometri, ahimè, scelta totalmente errata, lontana dalle mie inclinazioni e passioni). Nel 1999 mi sono trasferita a Venezia per frequentare lo IUAV dove ho conseguito la laurea in SIT. Questa bizzarra città è diventata ormai la mia casa, poiché qui vivo insieme a mio marito Samuel, violinista presso il Teatro La Fenice, al nostro Daniel (piccola peste nata nel 2010) e a due feroci felini: Manon e Calcifer. Amo gli animali dacché ho memoria di me. Sono vegana da circa dieci anni e il mio unico rimpianto è non aver cominciato prima.

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1 Commento

  1. Bell’articolo, Mélina! Detto da me, poi, che giro in t-shirt fino a -10°/-15° ma avrei comunque piacere a girare con una trentina di volpi… Vive, però, e adeguatamente incazzate, da aizzare contro quegli idioti e quelle idiote che si vantano d’indossarle! Al solito la razza umana, quando può dimostrare che il considerarsi quella più intelligente sul pianeta è una cosa totalmente campata per aria, lo fa con grande impegno!

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