S.O.S. Trieste! Appello semiserio per il mio romanzo

 

A proposito di bocconi amari per gli esordienti… questo non è proprio amarissimo, ma certo dolce non è. Diciamo che ricorda un po’ uno di quegli strani frutti ibridi i mapo, un incrocio tra il mandarino e il pompelmo, non proprio aspro come un pompelmo, ma nemmeno dolce come un mandarino. Di che diavolo sto parlando? Ah giusto, bisogna esporre i fatti prima di commentarli… perdono! A volte dimentico che non avviene tutto soltanto nella mia testa, per farsi comprendere bisogna essere chiari (ah! La rude chiarezza, talvolta ne farei volentieri a meno!).

Ebbene alcuni giorni fa – forse ormai sono passate anche già un paio di settimane, tanto mi serve a volte per metabolizzare le piccole delusioni – ho contattato con una e-mail ricca di enfasi ed entusiasmo, una libreria di Trieste appartenente alla stessa catena di un’altra in cui avevo già avuto il piacere di raccontare il mio Incredibilmente Blu. Sfortunatamente, per la prima volta in vita mia, mi ero concessa un cauto ottimismo, motivato anche dall’incoraggiamento del proprietario della libreria, già mia sostenitrice, e dai racconti di alcuni amici che avevano recentemente preso parte a delle belle iniziative, circa il clima frizzante e aperto che si respira nella ventosa città giuliana. Proprio questi pareri mi avevano convinta che la mia prossima meta doveva essere assolutamente Trieste. Lo sentivo, era lì che mi aspettava, era pronta per me, per quello che avevo da dire e da offrire.

La risposta è arrivata puntuale, precisa e chiara. Chiarissima. Effettivamente non posso assolutamente dire di essere stata trattata con freddezza, tutt’altro. Ho avvertito del sincero dispiacere nelle parole che mi comunicavano l’inattuabilità di una presentazione perché “Gli incontri con autori esordienti richiamano pubblico solo nelle zone in cui vivono… Non è una cosa che dipende dalla qualità del libro, ma semplicemente dal fatto che la gente va dove ci sono nomi grossi o si parla di argomenti che la toccano da vicino…” . Non sento assolutamente di criticare la politica di questa libreria che vuole solo evitare una probabile “perdita di tempo”, immagino si tratti solo di un caso di adeguamento alle leggi del mercato, alle consuetudini maturate in anni di esperienza, eppure… eppure proprio non mi va giù.

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Ammetto che non mi è stato proprio detto che la presentazione è impossibile, ma semplicemente che senza l’appoggio di qualcuno nella zona interessato al romanzo, avrei fatto meglio a concentrarmi nel territorio della mia regione. Ma gli argomenti trattati nel mio romanzo non sono relativi alla sola Venezia! Forse a Trieste non si può parlare d’amore? Non si può parlare di Musica? O non si può parlare di crudeltà sugli animali e sulla terra? Ma se uno poi scrive un libro, a meno che non si tratti della ricetta dei buranelli in dialetto veneziano, che senso ha tenerselo lì, confinato nella propria città, nel proprio quartiere? Il senso della pubblicazione, non dovrebbe essere proprio il contrario? E cioè crescere, crescere, crescere, viaggiare, spostarsi, visitare strani, nuovi mondi (perdonate la citazione vintage, quando sono un po’ giù Star Trek aiuta!).

Avrei potuto semplicemente archiviare la questione e passare oltre, guardare avanti, voltare pagina e dirigermi altrove… oppure rannicchiarmi sotto il getto dell’acqua calda a piagnucolare un po’ (ehm, si va bè, non è che sia proprio diventata wonder woman nel frattempo! Resto sempre una delle persone più emotive, insicure ed instabili che conosca…) ma io non voglio rinunciare a Trieste. Innanzi tutto perché quando non mi viene detto un no chiaro e tondo ma un forse, il mio lato cocciuto (sono sarda non è colpa mia) tende a far finta che non sia possibile rifiutarmi qualcosa. E in questo caso la logica è dalla mia parte: si tratta solo di trovare qualcuno che abbia voglia di sentire quello che ho da dire per un’oretta… ma soprattutto, sento di avere delle affinità con questa città di mare sferzata da un vento inesorabile, violento e capriccioso, sento che chi si reca al Teatro Verdi a sentire un concerto, potrebbe apprezzare il mio modo di raccontare la musica attraverso le lunghe dita di Raphaël e gli occhi fanciulli di Iris. E sono convinta che una città che ha recentemente ospitato l’eurodeputato Andrea Zanoni alla manifestazione per l’abolizione della vivisezione, sia pronta per sentir parlare di amore universale verso tutte le creature che abitano la terra.

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Dunque, Triestini, questo è il mio appello: aiutatemi a portare Incredibilmente Blu nella vostra magnifica città!

Autore: Mélina Airoli

Sono nata a Roma, ma sono sarda e ho vissuto ad Alghero dall'età di un anno fino alla conclusione delle scuole superiori (i geometri, ahimè, scelta totalmente errata, lontana dalle mie inclinazioni e passioni). Nel 1999 mi sono trasferita a Venezia per frequentare lo IUAV dove ho conseguito la laurea in SIT. Questa bizzarra città è diventata ormai la mia casa, poiché qui vivo insieme a mio marito Samuel, violinista presso il Teatro La Fenice, al nostro Daniel (piccola peste nata nel 2010) e a due feroci felini: Manon e Calcifer. Amo gli animali dacché ho memoria di me. Sono vegana da circa dieci anni e il mio unico rimpianto è non aver cominciato prima.

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