Il linguaggio di Facebook | Do you speak Facebook?

La cover di Do you speak Facebook?

La cover di Do you speak Facebook?

La guida per genitori e insegnanti al linguaggio di Facebook, per molti ancora oscuro, sia perché considerato insidioso, sia perché poco noto come mezzo educativo.

Facebook non manca di suscitare dibattiti e Anna Fogarolo (consulta in calce profilo e nota biografica) con stile diretto e semplice, ma soprattutto con competenza, saprà far luce sugli aspetti che rendono più evidenti le potenzialità e i punti critici del social network.

E tu, Do you speak Facebook?  ;-)

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INTERVISTA ALL’AUTRICE

Vorresti  raccontarci come sorge l’idea di questa guida? Forse, ha inciso proprio quell’iniziale: “Eppure… Facebook ci fa paura”?

Svolgendo l’attività di Content & Community Manager, ovvero gestisco i profili social di alcune aziende, mi sono resa conto di quante false verità circolano in rete,  “Facebook mi ruba l’identità”, “Facebook ruba le foto”, “Facebook non rispetta la privacy”, paure che non hanno alcun riscontro con la realtà. Facebook non è un mostro con vita propria, ma uno strumento usato dalle persone. La privacy la si può adattare secondo le proprie esigenze, e le foto si possono rendere visibili solo a determinate cerchie di persone. Ho percepito confusione, non tanto nell’aspetto ludico del social network, ma nei confronti delle regole che lo dovrebbero governare.

«Poco amico» solo su Facebook: nell’ABC del social network compare questa voce, che fa sempre molto discutere; anche chi, fra i poco esperti del Web, dissente riguardo a questa particolare forma di legame. Il libro delle facce si nutre di “passaparola” e fra questi anche di noti pregiudizi. Qual è o quali sono gli aspetti sui quali hai svolto un’operazione ‘verità’?

Secondo una ricerca del Data Team di Facebook non abbiamo bisogno dei social network per coltivare le nostre amicizie reali, quelle che ci fanno compagnia il sabato sera. Facebook aiuta i legami distanti, persi nel tempo, o semplici conoscenti con interessi comuni. Queste amicizie lontane ma raggiunte tramite il social network vengono definite «Legami deboli».

Un’altra ricerca ha invece stravolto la teoria del mondo piccolo di Milgram, in sintesi oggi grazie a Facebook possiamo metterci in contatto con qualsiasi individuo del mondo in quattro gradi di conoscenza,  conoscenze che poco hanno in comune con le amicizie reali.

Il concetto di amicizia virtuale è oggetto di studio in diverse università del mondo, e probabilmente l’evolversi della tecnologia porterà a nuove sviluppi e considerazioni. Si tratta comunque di atteggiamenti sociali, azioni di gruppo, che interessano la psicologia moderna, che stanno modificando le interazioni umane.

Anna Fogarolo

Anna Fogarolo

A proposito di questa complessa rete sociale è invalsa l’idea di ‘trappola’, per la quale, tra l’altro, diversi educatori prendono le distanze da Facebook. Cosa pensi in merito alla risoluta scelta di non adoperare questo strumento?

Insegnare e educare sono due azioni estremamente complesse. Ritengo che ogni educatore sa valutare quale sia, o siano, i mezzi più adatti alla sua realtà.  Molto dipende dalla classe, dall’età, dall’uso stesso del social network che ne fanno i più giovani. Spesso gli insegnanti ritengono di difficile attuazione il concetto di amicizia su Facebook, amicizia che dal loro ruolo di educatori preferiscono non dare. Per questo motivo nel libro suggerisco due soluzioni, il Gruppo e la Pagina, che non richiedono un rapporto di amicizia diretto, ma consentono di usare le naturali interazioni di Facebook anche nell’ambito dell’insegnamento.

Facebook in classe: esprimendoti sulle regole del buon insegnante digitale, hai tracciato coordinate orientative che si fondano su quale particolare suggerimento?

In primo luogo ciò che è online deve poter essere reperibile anche offline, è un concetto semplice che sta alla base dell’inclusione, non tutti possono usufruire di una connessione web, non tutti possono o desiderano usare Facebook. Facebook è tempo libero, il suo uso deve rimanere volontario. Altro aspetto a mio avviso essenziale è la buona educazione in rete, altrimenti siamo noi adulti a dare il cattivo esempio; l’educazione e il rispetto sono regole che valgono nella vita reale come online, inutile nascondersi dietro un falso profilo, illegale, inutile ritenere di poter fare o scrivere azioni e frasi offensive e irrispettose solo per divertimento, gli altri non si divertono.

Questo è un concetto che andrebbe sviluppato anche nel panorama adulto non solo per i nativi digitali.

Sperimentiamo spesso le potenzialità di Facebook come mezzo ludico; sul piano formativo, invece, a fronte delle tue ricerche, quali espressioni appaiono ‘inespresse’ e quali al contrario si stanno rivelando di successo nell’ambito degli scambi educativi?

Gli insegnanti che usano Facebook come mezzo educativo riscontrano una gradevole partecipazione dell’alunno. La novità, l’insegnante che scende dalla cattedra per unirsi al mondo dei ragazzi, piace. Chi usa il Gruppo o la Pagina per condividere compiti, notizie, iniziare discussioni anche sulla politica attuale, chi li usa per l’insegnamento della lingua straniera, chi ancora fa sfoggio delle foto della gita scolastica, foto capaci di rassicurare genitori ansiosi.

Facebook è già parte del quotidiano a scuola e nelle famiglie, lo usano i ragazzi ogni giorno.

Una maggiore partecipazione del mondo scuola sull’uso di Facebook  potrebbe aiutare a creare una discussione sulla cultura digitale, sul cosa si può e non si deve fare in rete, sulla netiquette, e aiutare i nativi digitali, che hanno bisogno di aiuto per imparare ad usare il web in maniera corretta, a diventare i cittadini digitali di domani.

Anna Fogarolo

Consulente per le attività di Ufficio Stampa, Content & Community Manager, Web Relation e Digital PR specialist. In passato ha svolto l’attività di fotogiornalista per le maggiori testate italiane e ha scritto contenuti per alcuni noti portali e network.

Fonte: Edizioni Erickson

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