Deducibilità sulle spese dei libri, presentato un appello a sostegno del settore editoria

deducibilità sulle spese dei libri, settore editoriaL’acquisto e la fruizione della cultura non sempre sono a buon mercato. La situazione in Italia è estremamente critica al riguardo, soprattutto sul fronte del settore editoria, e in un momento storico contraddistinto da forte crisi, anche l’acquisto di un libro può rappresentate una spesa ingente per il singolo individuo. In questi giorni, però, è stato sottoscritto a più voci un appello promosso dal professore Enrico Malato del Centro Pio Rajna per promuovere una parziale deducibilità sulle spese dei libri.

Si tratta di un timido segnale per far fronte al momento critico che vive il settore editoria, un appello che parte dal prof. Malato, ma che è stato ampiamente avallato sia dall’AIE, l’Associazione Italiana Editori, che dai più importanti e prestigiosi istituti culturali, dalle fondazioni e dalle accademie cultuali, dalla celebre Accademia della Crusca fino alla Casa di Dante. E questo perché urge la necessità di una riforma, di un valido sostegno all’editoria, a vantaggio non solo delle aziende del settore, ma anche e soprattutto dei lettori italiani: la deducibilità sulle spese dei libri è un fattore potenzialmente determinante per cominciare a cambiare le cose, per rendere il mercato più attivo, più “fluido”.

Deducibilità sulle spese dei libri, ecco cosa si chiede

L’appello – rivolto al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri per i Beni Culturali e Ambientali e dell’Istruzione, Università e Ricerca – batte sul fatto che le maestranze politiche non possano rimanere indifferenti ad una situazione del genere e che vi sia «la conseguente necessità di un intervento dello Stato mirato a offrire urgentemente qualche iniziativa di stimolo e di sostegno all’industria culturale del Paese: presidio irrinunciabile di un’identità nazionale che va tutelata ad ogni costo.».

Si comprende così, in pieno, che la richiesta di una deducibilità sulle spese dei libri sia davvero necessaria, anche se solo parziale. Nell’appello si legge che tale deduzione possa essere operata nella misura – ad esempio – del 50% sulla spesa complessiva compiuta per l’acquisto dei libri, entro un minimo di esborso di 1000 euro fino ad un massimo di 2000 euro, con un ovvio incremento del minimo deducibile per i docenti e per i tomi acquistati al fine di aggiornamento professionale.

Per avanzare la propria richiesta di una deducibilità sulle spese dei libri, l’appello fa ricorso al motto latino “mens sana in corpore sano”, con l’intento di favorire non solo un vantaggio fiscale per coloro che sono già vicini alla lettura, ma anche per agevolare l’accostamento dei cittadini al libro.

Editoria, la situazione in Italia

In una intervista rilasciata al Giornale della Libreria (trovate qui l’intera discussione), Alberto Galla, presidente dell’Ali – Associazione librai italiani -, conferma la bontà dell’iniziativa circa l’appello lanciato per una deducibilità sulle spese dei libri.

«Si tratta di un tema a noi molto caro – precisa Galla – visto che per molti anni l’Ali ha proposto di inserire, nelle manovre finanziarie, sgravi fiscali ad hoc per incentivare l’acquisto di libri, soprattutto scolastici […]. Speriamo che questo appello non cada nel vuoto […]»-

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Qualche anno fa, nel 2009 precisamente, Ali presentò alla Regione Veneto una proposta di legge – poi attuata e valida a livello regionale – per rendere deducibili le spese circa l’acquisto di libri “necessari”. Ciò a dimostrazione che lo Stato, se vuole, può aiutare le sorti stagnanti del comparto.

Editoria – Il caso francese

Che il settore editoria sia in crisi è un dato di fatto mondiale, un peso che schiaccia soprattutto le librerie indipendenti, strette nella morsa dell’e-commerce e degli ebook: non è dunque un caso che un autore del calibro di Stephen King abbia deciso – per il momento – di non rilasciare nessuna copia digitale del suo ultimo libro, Joyland (qui il nostro articolo al riguardo), proprio per ridare slancio al settore e alle librerie non appartenenti ai grandi colossi.

Ma in Francia pare ci sia una “mobilitazione” ancora più attiva al riguardo. Durante il 12esimo Congresso dei Librai Francesi, il ministro della Cultura Aurélie Filippetti ha ribadito già quanto affermato durante il Salone del libro di Parigi, ovvero l’attivazione di un vero e proprio piano salva libreria, che prevede – fra le varie cose – una riduzione dell’Iva sui libri dal 5,5% al 5% a partire dal 2014; un fondo cassa di 5 milioni di euro per le librerie indipendenti; l’erogazione di un contributo alla trasmissione per le librerie pari a 4 milioni di euro; la creazione di una nuova figura professionale, il mediatore del libro, incaricato di garantire il rispetto delle normative del settore a più livelli; e il raddoppiamento degli aiuti alle librerie previsti dal Centro nazionale del libro nella misura di 2 milioni di euro.

Un progetto ambizioso che però non si conclude qui. Il presidente del Syndicat de la librairie française, Vincent Montagne, ha dichiarato l’apertura di un fondo complementare di ben 7 milioni di euro quale contributo volontario proposto dai grandi gruppi editoriali, ma aperto anche agli altri operatori della filiera.

Alla luce di ciò, la proposta circa una parziale deducibilità sulle spese dei libri proposta in Italia sembra davvero un passo piccolissimo, ma volendo essere ottimisti potremmo fare nostra un’alta citazione: “Eppur si muove” (speriamo).

Autore: Laura Landi

Sono ­ per ammissione estrema ­ lettrice compulsiva, anche se molto molto esigente. Andare in libreria mi fa sentire come Alice nel paese delle meraviglie. Il mio amore letterario segreto? Gabriel García Márquez.

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