Intervista a Umberto Lisiero, autore del libro News Paper Revolution

Intervista a Umberto Lisiero, autore del libro News Paper Revolution

Intervista a Umberto Lisiero, autore del libro News Paper Revolution

Le va di raccontarsi in poche righe ai nostri curiosi lettori?

Mi chiamo Umberto, sono laureato in Scienze della Comunicazione indirizzo Giornalismo, dopo una serie di esperienze nei media tradizionali, con un master in Comunicazione e Marketing del Web e dei Nuovi Media, ho sposato definitivamente la causa digitale. Sono un giornalista pubblicista affascinato dalle frontiere comunicative collegate ad Internet sempre alla ricerca di strumenti e risorse per sperimentare nuovi linguaggi e approcci con gli utenti della Rete.

Il Suo libro sceglie di affrontare argomenti innovativi, avvalendosi del contributo di importanti casi pratici. Cosa l’ha spinta a scrivere News(paper) Revolution? Quali gli intenti?

Gli intenti che mi hanno spinto a scrivere il libro sono stati essenzialmente due: da una parte la volontà di mettere per iscritto, nero su bianco, dati, osservazioni ed esperienze che mi portano a credere che la Rete, per il settore del giornalismo nel particolare e della comunicazione in generale, possa essere un’opportunità e non una minaccia. Dall’altra, la necessità che ho sentito in prima persona, di fare un po’ il punto della situazione, di tentare, nonostante l’evoluzione continua e rapida della quale ogni giorno siamo testimoni, di fermarsi e capire cosa sia cambiato e quali siano le peculiarità del Web attorno alle quali costruire il presente e, probabilmente, il futuro della comunicazione online.

Può fare ai nostri lettori un esempio ben riuscito di informazione giornalistica digitale? Ovvero, quale quotidiano o news blog pensa possa avere appreso buone tecniche e competenze e sia, ad oggi, all’avanguardia?

Nel libro ho tentato di citare diversi casi relativi a differenti progetti editoriali. Il modello di riferimento, infatti, non è ancora stato trovato, soprattutto per quel che concerne l’aspetto economico legato alle testate online. Ogni giornale ha la sua storia, il suo modo di comunicare, una sua identità off e online. Se da blogger sono incuriosito dall’Huffington Post e dalla sua attivissima community di lettori, il mio lato “giornalistico” non può non seguire con interesse i “colossi” come il New York Times, il Washington Post e il Guardian così come i piccoli quotidiani locali alle prese con la sfida del cambiamento di prospettiva che il web comporta.

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In un mondo in cui anche il consumatore di notizie diventa produttore, in un’era in cui la velocità e la tempestività rischiano di compromettere molte volte e in molti casi la qualità dell’informazione, non crede possa venire meno un po’ l’idea romantica del giornalista? Un giornalismo un po’ anni ’70, in cui l’approfondimento delle notizie, la ricerca delle fonti, il tempo di stesura erano processi e passaggi indispensabili per produrre un pezzo unico e di qualità?

C’è sete di notizie, viviamo in un modo ricco di stimoli informativi ma necessitiamo di spazi autorevoli ai quali fare riferimento, che ci aiutino a leggere e comprendere il mondo. La velocità è quasi un sinonimo della Rete e, più in generale, dei media digitali. Ma non deve diventare una ricerca spasmodica fine a sé stessa, un dogma da inseguire a tutti i costi. Deve poter rappresentare una caratteristica costruttiva a supporto del giornalismo. Se, per esempio, il lancio sull’andamento dei titoli del mercato finanziario deve presupporre velocità e costante aggiornamento, ciò non significa che poi ai dati non si possano affiancare articoli di approfondimento che contestualizzano al meglio ciò che sta accadendo. La ricerca, lo studio, l’inchiesta, credo restino capisaldi del corretto modo di comunicare, non solo nell’ambito giornalistico. Un giornale che punti esclusivamente sulla velocità e sull’aggiornamento in tempo reale, non sfrutterebbe appieno le caratteristiche della Rete e, quindi, probabilmente non offrirebbe agli utenti la finestra informativa migliore.

Un consiglio ai giovani aspiranti cronisti che sognano ancora, malgrado i tempi difficili, il mestiere più bello del mondo.

Non so se il giornalismo possa essere considerato il mestiere più bello del mondo. Quello che percepisco è che oggi, grazie gli strumenti digitali, raccontare e condividere storie è più semplice, meno costoso, più divertente, più stimolante e più accattivante grazie all’interattività, all’ipertestualità, alla multimedialità e tutte le altre caratteristiche del web.

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Grazie

Grazie a voi e buona lettura!

Autore: Giusy Casciaro

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