Come convertire un lettore riluttante: cinque semplici mosse

Cosa fare e cosa non fare per convertire un lettore riluttante

Cosa fare e cosa non fare per convertire un lettore riluttante

Little patience, mmm yeah, mm yeah
Need a little patience, yeah
Just a little patience, yeah
Some more patience, yeah
Guns and roses, Patience

La domanda sembra una di quelle studiate apposta per mandare in crisi il mondo fatato e magico di un lettore. In fondo, diciamocelo pure, del resto del mondo ce ne frega poco. Osserviamo la specie non avvezza alla letteratura come una cavia da laboratorio, ci avviciniamo a lei per studiarne movenze e caratteristiche. Il tutto condito da diffidenza e scetticismo. Ci domandiamo il perché di questa scelta bizzarra e ci lasciamo trasportare da improbabili congetture a riguardo:

  1. shock e traumi infantili, procurati da personaggi e fotogrammi attinti dalla narrativa destinata all’infanzia che hanno segnato per sempre la memoria dei poveri malcapitati, procurando incubi e notti insonni;
  2. paura di procurarsi ferite mortali con le pagine contundenti del volume incriminato;
  3. mancanza di spazio geo-fisico nel quale collocare l’ingombrante malloppo;
  4. letti e mobili instabili che richiedono ai libri di immolarsi per una buona causa;
  5. disturbi ossessivo-compulsivi che impediscono di toccare oggetti letterari et similia.

E per una strana ragione, questa volta, vogliamo rovinarci del tutto con una sorta di esperimento sociologico che, oltre a capirne la ragioni, vuole trovare possibili soluzioni al problema. L’obiettivo è semplice e chiaro: prenderli per mano e avvicinarli alla scoperta di un mondo fantastico. Condurli dall’altra parte della barricata, là dove i colori hanno una luce diversa.Le regole sono poche ma vanno seguite alla lettera. Per cui, drizzate le antenne, prendete carta e penna e, soprattutto, non invertire mai, e dico mai, le cinque semplici mosse. Condire il tutto con un pizzico di pazienza e lunghe pause di riflessione. Siamo solo all’inizio di una lunga battaglia. Ready? Go:

1. Mai e dico mai far sentire la vittima un alieno. I vostri pensieri denigratori nei suoi confronti devono rimanere silenti.

2. Mai trascinarlo in luoghi affollati e arredati con pile di libri, potrebbe pensare a una trappola, perdere fiducia nei vostri confronti e scappare.

3. Mai e dico mai somministrare generi lontani dal mondo delle vittime, indorare la pillola e cercare generi più vicini al loro universo. Studiarne abitudine, movenze, tic, manie.

4. Una semplice ma buona norma da seguire è…semplicità, trovare qualcosa che possa divertirli, stupirli e piacere. Un’impresa ardua, ma a quel punto avreste già fatto metà dell’opera. Riprendete le forze e le energie sprecate fino ad ora, tirate un respiro di sollievo, distraete la vittima e…

5. Procedete con l’acquisto, impacchettate il tutto et…voilà. L’espressione da “Perché mai io dovrei prendere confidenza con cellulosa e inchiostro? Non potevi regalarmi un paio di guanti?” è assicurata, ma tranquilli è solo un modo cinico e disincantato per mascherare l’immensa gratitudine che provano ora nei vostri confronti. Perché, in fondo, non vedevano l’ora che qualcuno regalasse loro il Manuale di cucina Valsugana scritto in braille di Benedetta Parodi. E come abbiano fatto a sopravvivere senza questa bibbia culinaria fino all’età di 26 anni, ancora resta un mistero.

La nostra rubrica vi saluta e vi dà appuntamento alla prossima puntata.

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