Intervista ad Antonio Fanelli autore de Il mondo di Lulz

L’intrigante copertina de Il mondo di Lulz, primo libro di Antonio Fanelli, il cui passato da pirata informatico condisce il romanzo di fascino informatico e originalità

Antonio, piuttosto che chiederti qualche dettaglio biografico, ti rigiro due domande più sottili, le stesse che il sito de Il mondo di Lulzwidth=1 pone nel tuo libro ai suoi utenti: Chi è Antonio Fanelli veramente? Che attività svolgi e che ti piacerebbe fare nella vita?

Bella domanda! Ogni tanto me la pongo anch’io e, puntualmente, la risposta non è mai la stessa. :) Dico solo che sono un quarantenne, su cui almeno non ci sono dubbi, tutto il resto è complicato da scrivere in poche righe. Per formazione sono un ingegnere, di professione faccio l’analista programmatore e per passione… quand’ero giovane mi divertivo a fare il pirata informatico, ma poi ho cominciato a perdere colpi, quindi ora preferisco un passatempo più tranquillo come quello della scrittura. E nella vita, come accade a molti sognatori, vorrei fare cose che alla fine sono irrealizzabili, per cui rimarranno per sempre sogni (e forse è meglio così).

Ne Il mondo di Lulz si incontrano, scontrano e poi intrecciano due dimensioni apparentemente antitetiche, quella fatalista ed esoterica dell’astrologia e quella estremamente razionalista dell’informatica e degli hacker. Da cosa nasce l’idea di fondere questi due linguaggi e quanto è stata dura incrociare i destini di personaggi tanto diversi?

La creatività di Lulz e l’ingenuità di Giulia hanno reso possibile l’intreccio delle loro vite, permettendomi così di aggirare con facilità l’ostacolo e di poter far svolgere l’azione sul duplice palcoscenico dell’inganno e del destino, senza dover entrare troppo nel merito del mondo hacker o dell’astrologia. L’idea dei consulti astrologici però mi è venuta dopo, per caso, mentre cercavo un argomento su cui poter costruire la trama dell’inganno e mi è capitato proprio in quel momento di ascoltare in radio il mio oroscopo del giorno. Da lì è partito tutto.

Il piano su cui si gioca la storia sconfina sempre da quello della vita reale a quello virtuale di internet e dei social network, tanto che l’estensione virtuale dei tuoi personaggi sembra prevalere sul loro profilo reale. Ma internet, facebook, possono contenere l’intera esistenza di una persona?

Esatto, non è un caso che i nomi reali di Lulz e Kylie vengano fuori soltanto al termine del romanzo. E se ci pensiamo, non è poi così diverso dalla realtà. Io, ad esempio, sono forse più conosciuto con il mio nickname che con il mio nome reale. E’ ovvio che i rischi di estraniarsi dalla realtà ci sono, ma dipende tutto dall’uso (e abuso) che facciamo della tecnologia, che sia un computer, un telefonino o un televisore. Non penso che si possa trasferire l’intera esistenza di una persona su Internet (almeno finché ciò che si racconta nella letteratura cyberpunk non diventi una realtà), ma tutto quello che facciamo su Internet rimane come traccia indelebile del nostro passaggio e della nostra identità, per cui dovremmo riflettere un po’ di più prima di fare click sul fatidico tasto “Invia” di Facebook (e simili).

Per esempio è davvero possibile, secondo te, conoscere qualcuno esclusivamente tramite internet, instaurare un rapporto profondo e duraturo, e magari innamorarsene anche, come succede nel tuo libro?

Sì, è possibile e accade di continuo. E ci sono tanti casi in cui poi l’amore diventa anche una realtà, ma il grosso rischio che si corre è quello di innamorarsi dell’immagine dell’altro che si ha nella propria mente, per poi nella realtà accorgersi di tutti i limiti che ci sono. Per molti di noi (me compreso) Internet è una maschera disinibitoria che permette di manifestare meglio la propria personalità, ma prima o poi bisogna fare i conti con la realtà, per cui è inutile infilarsi in trappole frustranti.

Per quanto intrecciata la trama si srotola senza risultare mai forzata, ti sei ispirato a persone reali ed esperienze che hai vissuto per ottenere questa naturalezza o è tutto frutto di fantasia e destrezza narrativa?

E’ successo che ho buttato giù una bozza di trama che mi sembrava interessante e ho cominciato a svilupparla, scrivendo i primi capitoli sulla base di quelle che erano le mie esperienze vissute, poi mi sono bloccato e ho lasciato perdere per un po’ di tempo. Un giorno mi sono imbattuto in una community di aspiranti scrittori (PescePirata.it) e ho chiesto se c’era qualcuno disposto a proseguire il romanzo a quattro mani. E qui c’è stata la magia: non ho ricevuto nessuna adesione, ma quei pochi commenti sui primi capitoli della storia mi hanno sbloccato. All’improvviso mi è venuto un “raptus” creativo in cui i personaggi prendevano vita nella mia testa, come se si trattasse di fatti realmente accaduti. Ho avuto il buon senso di scrivere tutto di getto, man mano che mi venivano le idee, senza rileggere, fino a quando non mi restava più niente da raccontare. Soltanto dopo, con un lungo e noioso lavoro di revisione, ho cercato di dare una forma accettabile al romanzo.

Perché hai scelto l’autopubblicazione? Credi comporti dei benefici rispetto alle trafile imposte dal sistema editoriale?

Perché ho 40 anni e se avessi seguito la trafila classica del sistema editoriale, forse sarei riuscito a pubblicare qualcosa solo dopo la mia morte. Inutile illudersi, era l’unica possibilità che avevo e l’ho sfruttata. Poi però mi sono accorto che il self-publishing è anche molto divertente, almeno quanto bucare un server o possedere un computer remoto ;-)Scherzi a parte, con l’autopubblicazione hai il pieno controllo del tuo libro, con tutti i vantaggi e svantaggi che ciò comporta, ma è chiaro che a un giovane aspirante scrittore consiglierei sempre di fare le cose per bene e seguire il percorso tradizionale.

Curiosi di scoprire di più? Qui la recensione de Il mondo di Lulz. Buona lettura!

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