Intervista a Civaschi e Milesi, autori di Shortology

Intervista doppia a Matteo Civaschi e Gianmarco Milesi, autori di Shortology, il libro edito da Rizzoli che racchiude ironiche strisce grafiche che raccontano le storie più varie, da Maria Antonietta ai mondiali di calcio passando per l’evoluzione del genere umano. Conosciamo meglio chi c’è dietro questo progetto.

Tante storie e poco tempo per raccontarle: che sia Shortology la nuova antologia di fiabe da raccontare ai bambini?

Sì, mi verrebbe da dire di sì proprio perché i bambini di oggi sono più rapidi, più veloci nell’intuire determinati passaggi.

Perché e soprattutto come nasce Shortology.

Shortology nasce dalla collaborazione fra H-57 Creative Station (cioè noi) e First Floor Under, un blog creativo e spazio espositivo. Ci è stato chiesto di creare dei contenuti innovativi che avessero qualcosa di provocatorio, ironico, e così è nata la prima striscia, quella di Micheal Jackson – che è poi la più famosa – e a seguire alcune altre che sono state pubblicate sul loro blog. Dopo un po’ di tempo, queste storie hanno cominciato a viaggiare in giro per la rete in modo autonomo, pubblicizzate da altri blog e siti e condivise sui social network. Sono così diventate famose. A qualche mese dal lancio, ci è arrivata una telefonata dalla Janklow & Nesbit che ci ha proposto, entusiasta, la realizzazione di un libro. La nostra risposta è stata ovviamente sì. Ci siamo quindi messi al lavoro e sono così state create ben oltre 250 storie, di cui 200 si possono trovare nella versione inglese di Shortology, mentre in quella italiana sono 101. Le altre, invece, non sappiamo ancora come vedranno la luce, ma la vedranno!

La grafica come elemento essenziale della comunicazione. Alcune vignette di Shortology sono state lanciate sul web per testare un po’ la presa sul pubblico internettiano: come si evolve il concetto di comunicazione stessa con l’avvento dei social network?

I social network sono un veicolo fondamentale di comunicazione. Nel nostro caso più che mai, considerando che le nostre storie sono partite dall’anonimato a rimbalzare sui profili personali di perfetti sconosciuti all’altro capo del mondo. Certo, le nostre strisce sono contraddistinte da un un tipo di linguaggio universale che, non necessitando di traduzione, fa in fretta a raggiungere qualunque ambiente grazie proprio alla condivisione sui social network.

Chi c’è dietro il duo Civaschi – Milesi?

Siamo un duo consolidato e il libro è una parte dei nostri progetti di lavoro assieme. Ci conosciamo da circa dieci anni e più volte ci è capitato anche di incrociare le nostre rispettive carriere lavorative, fino a che, circa tre anni fa, non abbiamo deciso di metterci a lavorare fianco a fianco, complici di un rapporto che si basa sugli stessi gusti e modi di pensiero, sullo stesso umorismo. E la nascita di Shortology è anche espressione di questa grande intesa lavorativa.

Prossima tappa dopo Shortology? Nuove storie politicamente scorrette da raccontare in cinque secondi? L’Italia è al riguardo un terreno molto fertile dal quale prendere spunto…

Shortology nasce come libro che raccoglie delle storie così come noi le abbiamo pensate, ma in realtà ci siamo resi conti che questo sezionare personaggi ed eventi può, usando un termine eccessivo, diventare una “scienza”, nel senso che ogni altra storia può essere narrata con questo metodo. E noi continueremo proprio a raccontare la realtà in questo modo, ispirandoci all’attualità, ai personaggi dello star system, ecc. Intanto, possiamo già anticipare che per l’edizione inglese stiamo lavorando ad uno Shortology dedicato ai film, quindi strisce grafiche che racconteranno la storia del cinema dall’invenzione della pellicola fino ai giorni nostri.

All’interno del vostro libro vi sono diverse soluzioni circa il destino dell’evoluzione umana: qual è, secondo voi la più probabile?

Probabilmente la più vicina alla realtà è quella dell’evoluzione dell’uomo in fila alle poste, inteso come appiattimento dell’evoluzione stessa. Si sono compiuti grandi passi nell’evoluzione, certo, ma alla fine il tutto si risolve nella globalizzazione, nella quasi impossibilità di uscire da determinati schemi e, paradossalmente, quasi un freno all’evoluzione stessa. Questa striscia di Shortology può però essere intesa anche come sovraffollamento del pianeta, nel senso che tutto termina in grandi file, grandi attese.

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