La piaga. Tra le spire di un serpente nel romanzo di Massimiliano Grecchi

La cover del romanzo

Il titolo, dato a questa recensione, esprime chiaramente l’effetto che ho percepito mentre leggevo La Piaga di Massimiliano Grecchi: scorrendo le prime righe del romanzo si prende contatto con un’epoca parallela, che a poco a poco si sostituisce alla realtà. Vorremmo staccarci dalla lettura, ma non è possibile, perché la curiosità di sapere quale avversità dovranno superare gli eroi del romanzo, per sfuggire alla minaccia zombie, è troppo forte.

Sebbene il tema dei morti viventi, inseriti all’interno di uno scenario apocalittico, sia stato, durante il corso degli anni, molto sfruttato da scrittori e registi, ne La Piaga si riesce a scorgere quell’ “X factor”, che lo rende unico e così interessante. Il suo principale punto di forza è quello di essere riuscito ad integrare magistralmente nella narrazione alcune leggende, legate alla sfera dell’occulto, che enfatizzano la suspense e gettano sul racconto un incredibile alone di mistero. La fusione tra i due elementi raggiunge l’apice quasi alla fine del romanzo con quell’accenno all’interessantissima leggenda dell’Uomo falena: il collegamento con i fatti narrati non risulta forzato, ma si inserisce armoniosamente all’interno del contesto, dando una bella scossa di adrenalina al lettore. Nonostante più volte si faccia ricorso a questa tecnica, la narrazione della storia non ne risente: resta, infatti, molto lineare e scorrevole e non viene per nulla appesantita.

Un altro elemento molto apprezzabile si sostanzia nella semplicità e nell’immediatezza con cui i fatti vengono raccontati e con cui le emozioni vengono trasmesse: immediatamente ci si immedesima in uno dei personaggi della storia e si spera che sia proprio lui a salvarsi, vivendo insieme paure, gioie e dolori. Questo è reso possibile dall’apprezzabile abilità nella descrizione dei protagonisti della storia: per ognuno di essi è stato elaborato un particolare profilo psicologico, che il lettore riesce a comprendere fino in fondo, proprio come se conoscesse il personaggio da anni. Grazie a questa capacità descrittiva, l’autore è stato in grado di introdurre e di mettere a confronto diverse personalità, grazie alle quali il racconto risulta ancor più interessante e variegato. In particolare, tale aspetto assume rilevanza nel momento in cui i protagonisti sono chiamati a prendere decisioni poco razionali, dove l’istinto si sostituisce alla razionalità. La capacità con cui lo scrittore è stato in grado di trasmettere la follia dei personaggi è impressionante: nella lotta per la sopravvivenza si riesce a percepire il vero istinto animale, crudele e assassino dell’uomo, che prevarica ciò che è convenzionale della società, ogni ipocrisia ed ogni forma di buonismo. Particolarmente interessante, è, inoltre, la descrizione degli zombie, che mettono più paura di quelli visti in televisione: i loro movimenti, le loro membra putrefatte e la loro aggressività rendono il romanzo poco adatto ai deboli di cuore. L’attribuzione di una certa razionalità nelle loro azioni li rende ancora più spietati e difficili da eliminare, contribuendo decisamente a creare maggiore suspense.

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L’abilità nella descrizione dei luoghi, è molto evidente: la minuzia nella descrizione dei particolari delle strade, degli edifici e del paesaggio, trasportano il lettore nelle strade di Pittsburgh, mostrandogli ciò che vedono e sentono i personaggi. La fantasia si fonde con la realtà, tutto si colora e si materializza davanti ai nostri occhi.

Un altro punto di forza de La Piaga è rappresentato dall’incalzante suspense creata dall’autore: una caratteristica indispensabile per un romanzo di questo genere, che rende impossibile chiudere il libro fino a quando non si è giunti all’ultima pagina. La ricercata connessione degli eventi permette di non perdere mai la bussola e di essere sempre aggiornati sulla situazione di tutti i personaggi, anche se agiscono simultaneamente ed in posti diversi. Questa abilità nell’assemblare tutti pezzi del puzzle, l’ho particolarmente apprezzata, perché rende  il racconto molto scorrevole ed inoltre facilita la comprensione della storia. L’autore è riuscito a sovrapporre molteplici episodi isolati incrementando il senso di realismo dell’intera vicenda.

Le uniche critiche, che si possono muovere al romanzo si possono ritrovare nell’introduzione del racconto e nell’utilizzo eccessivo di pause forti. Per quanto riguarda il primo elemento citato, sarebbe stato necessario contestualizzare meglio l’ambiente narrativo, ampliando maggiormente la parte descrittiva iniziale per dare la possibilità al lettore di comprendere bene quale sia stato il percorso, che ha portato all’indicente e successiva creazione degli zombie. L’utilizzo eccessivo di pause forti, inficia, in alcuni passaggi, la bontà della narrazione, in quanto rende poco scorrevole la lettura e difficile  la comprensione della successione degli eventi.

Nonostante tutto, il giudizio complessivo non può essere che positivo, in particolare se si considera che questa è la prima opera dello scrittore: ha mostrato da subito un grande talento, difficile da trovare in molti altri autori. Mi aspetto di trovare presto una delle sue opere sugli scaffali delle librerie più rinomate, perché potrebbe dar lustro ad un genere poco diffuso in Italia, ed, inoltre, può far riscoprire l’amore per la lettura. Restiamo in attesa del secondo capitolo, speranzosi, che possa essere ancora più bello del primo e possa suscitare ancora più emozioni.

Il libro edito da Il Filo, Gruppo Albatros, è acquistabile sul sito laFeltrinelli.it. Buona lettura!

 

Autore: Mark

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