Intervista a Marco Biolchini, giovane autore del romanzo Il ritorno di Roma

Intervista a Marco Biolchini, autore del romanzo d’ispirazione storica Il ritorno di Roma Edizioni Ponte Gobbo, (disponibile su IBS a 13, 50 €).

La ricchezza di particolari e la precisione dei riferimenti conferiscono al testo una tale veridicità che le vicende finiscono per apparire storicamente credibili. L’intento con cui è stato scritto Il ritorno di Roma è dunque semplicemente quello di pubblicare un romanzo di ambientazione storica oppure quello di dar credito a una serie di leggende e ricostruzioni?


La vicenda principale narrata nel mio romanzo è chiaramente frutto della fantasia, tuttavia la sua invenzione trova parziale giustificazione nell’impossibilità di ricostruire con precisione gli eventi della Britannia del V secolo: grazie agli scritti dell’imperatore romano Onorio sappiamo che Roma lasciò l’isola intorno al 410 d.C., sappiamo anche che circa un secolo e mezzo più tardi i sovrani anglosassoni si insediarono stabilmente nel territorio, ma ciò che accadde tra questi due momenti rimane in gran parte ancora avvolto nel mistero. I pochi testi storiografici a noi pervenuti sono spesso contraddittori e non attendibili. E così quel periodo lacunoso e oscuro dal punto di vista storico è diventato, per me, una tavola bianca da riempire con le mie ricostruzioni (realistiche e accurate, seppur inventate), avendo cura di intrecciarle con i miti e le leggende che da sempre aleggiano sull’isola e che raccontano di druidi, maledizioni, eserciti scomparsi e foreste impenetrabili.

Il romanzo racconta della crescita e della maturazione di un giovane eroe romano, Tito Valerio, quali sono le qualità che lo contraddistinguono? E perché la sua storia è così rappresentativa di un intero mondo di valori?

Tito Valerio è il discendente di una nobile e antica famiglia latina, ha studiato i testi classici ed è stato educato come se Roma fosse ancora il centro del mondo. Cerca di assomigliare ai grandi personaggi di cui ha letto le gesta, vuole sempre mantenere un atteggiamento incorruttibile, crede fermamente che Roma e la pax romana abbiano costituito l’apice della civiltà umana. Nel romanzo la figura di Tito incarna gli alti sentimenti che derivano dal recente passato di Roma. È come se, dall’insieme di usi e costumi latini, Tito avesse scelto i più nobili e se ne facesse portatore. Con le sue azioni costituisce, per il lettore e per i personaggi del romanzo, un modello da apprezzare e imitare.
Tuttavia, se si legge attentamente tra le righe, si capisce anche che Tito è un ragazzo come tanti: vive l’amore, l’amicizia e le passioni, solo che interpreta questi sentimenti a modo suo. Inoltre, come in un romanzo di formazione, la sua persona verrà profondamente cambiata dal corso degli eventi, tanto che il personaggio finale sarà molto diverso dal ragazzo che viene presentato nelle prime pagine.

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Ne Il ritorno di Roma eroismo, coraggio, onestà e fedeltà nei confronti dell’ordine costituito si contrappongono a avidità, spirito di vendetta, ferocia e crudeltà. Perché si è scelto di distinguere così nettamente il mondo barbaro da quello latino? Oppure i due schieramenti non sono poi così diversi?

Ad una prima lettura le due fazioni appaiono certamente in antitesi. Esistono infatti alcuni aspetti, fondamentali nell’economia del romanzo, in cui latini e barbari si attestano su posizioni inconciliabili: mi riferisco all’idea di ordine e di legge, al senso dell’onore e della giustizia, al legame con ciò che è stato l’Impero di Roma. Queste profonde differenze culturali tra i due popoli si acuiscono sempre più nel corso della narrazione, perché sono centrali per i protagonisti e nel contesto storico in cui è ambientata la vicenda, e portano inevitabilmente allo scontro campale.
Io ritengo, tuttavia, che tra le candide virtù latine e le oscure brame dei barbari vengano presentate anche diverse sfumature di grigio: così, ad esempio, accade che i latini si macchino di gesti brutali nel corso della guerra, o che i barbari rivelino inattesi spunti di umanità e sentimenti profondi di amore e amicizia. Sotto le uniformi dei vari schieramenti ci sono sempre persone.

Nel romanzo sono presenti una serie di credi diversi, compreso quello cattolico. Quale peso hanno nelle vicende la spiritualità e la religione?

La religione è un elemento fondamentale del romanzo. L’espediente narrativo che introduce tutta la narrazione nasce proprio da un aspetto religioso. Del resto, io ritengo che la spiritualità in epoca antica fosse un elemento che pervadeva totalmente l’individuo: la vita civile, politica e militare era obbligata ad intrecciarsi a più riprese con gli aspetti religiosi. Ecco perché nelle mie pagine si avverte così forte la presenza delle divinità, dei riti e dei sacerdoti, che sono analizzati con tante chiavi di lettura diverse.
Vorrei poi sottolineare un aspetto particolarmente interessante (e forse difficile da comprendere per noi, uomini del XXI secolo), e cioè che nel V sec. d.C. la Britannia cominciò a subire, con un po’ di ritardo rispetto al resto d’Europa, il profondo processo di mutamento che portò il cristianesimo ad essere la religione predominante. Un evento epocale, perché i secolari riti pagani furono spazzati via in un tempo relativamente breve. Nel romanzo, quindi, la fanno da padrone le divinità antiche (celtiche e nordiche, compenetrate con il pantheon romano), ma si avverte distintamente che le piccole comunità cristiane, con il loro messaggio di pace universale in un’epoca di barbarie, sono scintille destinate a diventare un incendio.

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Come racconterebbe la trama del romanzo in poche parole? E come definirebbe i personaggi principali?

Il Ritorno di Roma racconta la storia del giovane Tito Valerio, il discendente di una nobile famiglia latina residente nella Britannia del V secolo d.C. , che cerca con tutte le sue forze di completare il suo processo di crescita e affacciarsi nel mondo degli adulti. Quando all’orizzonte si profila una guerra che rischia di mettere a ferro e fuoco la sua terra, Tito Valerio è costretto a scendere in campo e a forgiare il suo carattere attraverso il sangue e la battaglia. Tentando di aiutare la sua famiglia, arriva a scoprire il segreto centenario che si nasconde in una remota zona montagnosa: un segreto grandioso, che cambierà per sempre la sua vita e che, in un crescendo di eventi tumultuosi, gli darà la possibilità di diventare adulto. Alla vicenda principale fanno poi da contorno alcune storie secondarie, che a più riprese si intrecciano tra loro, come la storia d’amore di Adal e Brigith, gli amici d’infanzia di Tito, o le avventure di Lorcan, un guerriero che ha abbracciato in segreto la fede cristiana.
Relativamente ai numerosi personaggi principali, io credo che essi risultino fortemente caratterizzati, soprattutto grazie all’uso di dialoghi fluenti e realistici. Questa è una delle caratteristiche del mio scrivere: esistono protagonisti positivi e negativi, personaggi che il lettore dovrebbe apprezzare ed altri da disprezzare con tutte le proprie forze, ma non si tratta di stereotipi. Sono sempre uomini, esseri umani con un preciso profilo caratteriale, come tutti noi.

Autore: Rina Zamarra

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