Intervista a Licia Campi Pezzi autrice del romanzo Un muro di ghiaccio

Licia Campi Pezzi, “Un muro di ghiaccio” è incentrato su un’avvincente storia d’amore, per nulla banale, in un contesto storico molto difficile. Com’è nata l’idea di questo romanzo?

Mi hanno sempre affascinata i romanzi storici che hanno come sfondo un conflitto tra opposte ideologie, da “Quo Vadis” di Henrik Sienkiewicz a “Via col vento” di Margaret Mitchell. Così ho pensato che la mia terra, il Trentino-Alto Adige durante la Prima guerra mondiale, divisa tra le affinità linguistiche e culturali con l’Italia e la secolare fedeltà di gran parte della popolazione all’imperatore d’Austria, potesse fornirmi l’ambientazione giusta.

 Il romanzo ha alla base un’attenta e puntuale ricostruzione storica e politica della 1° Guerra Mondiale?

Sì. Sono un’appassionata di storia e quindi ho cercato di essere il più precisa possibile nella ricostruzioni non solo degli avvenimenti di questo periodo, ma anche degli ambienti e della vita quotidiana. Per farlo, ho consultato moltissimi libri, alcuni dei quali di difficile reperibilità, quotidiani dell’epoca e raccolte di lettere e di diari, sia in italiano che in tedesco. Credo che un’ambientazione storica accurata sia un dovere dell’autore nei confronti dei suoi lettori.

Le distanze che sembrano impedire una storia d’amore tra i due protagonisti sono definite “muro di ghiaccio”: basta un po’ di calore per scioglierlo. Oggi quali sono i “muri di ghiaccio” tra le persone?

Credo che il “muro di ghiaccio” per i giovani d’oggi sia costituito dalla precarietà, che impedisce loro di fare progetti a lungo termine e dalla sfiducia nel futuro. Aurora e Amedeo vivevano in una realtà difficile, ma questo non impediva loro di coltivare la speranza in un domani migliore.

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Un’ideologia forte e l’amor patrio sono un patrimonio che giovani e studenti conservano e sentono proprio come i protagonisti di questo romanzo?

Come insegnante, mi sento di rispondere che i giovani non sentono più in maniera profonda l’amore per la patria. Anche grazie a Internet, che permette loro di mettersi in contatto con coetanei di tutti i Paesi, si sentono cittadini dell’Europa e del mondo. Per loro, arrivare a morire per Trento italiana, come ha fatto Cesare Battisti, non ha senso.

A quale personaggio si sente più legata o in quale si riconosce?

Tra i personaggi di fantasia, mi riconosco in parte in Aurora, una ragazza romantica e ribelle, per certi versi all’avanguardia e per molti altri legata ai valori tradizionali, che mi ricorda me stessa quando avevo vent’anni. Tra quelli realmente esistiti, ho sempre nutrito un forte interesse per Cesare Battisti, considerato un martire dagli italiani e un traditore dagli austriaci, cui ho dedicato anche un saggio pubblicato a cura della Fondazione Bellonci nel 2006.

Secondo lei, quali sono le caratteristiche necessarie affinché un romanzo che ha basi storiche sia avvincente?

Si tratta di un’alchimia piuttosto difficile da ottenere. Secondo alcuni, il romanzo storico ha vissuto la sua grande stagione ed è ormai in declino. Io non credo che sia così, gli appassionati non mancano, ma si deve fare in modo che la vicenda narrata presenti delle affinità, almeno per quanto riguarda i sentimenti, con la vita dei lettori di oggi, ma sia sufficientemente diversa da suscitare la loro curiosità riguardo al passato.

Autore: Mariapaola De Santis

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