Intervista a Clarisse Schiller, autrice del saggio Donna… Alla ricerca dell’origine.

– Oggi intervistiamo Clarisse Schiller, psicologa, counsellor e scrittrice di origine austro-ungarica, in occasione del suo ultimo successo letterario “Donna… Alla ricerca dell’origine”. Gentile dottoressa Schiller, vuole fare una breve presentazione di sé ai nostri lettori?

Con piacere. Come professione faccio la psicologa e il formatore. Ma se vogliamo parlare di me come persona, la mia è sicuramente una vita che ha attraversato tutti i colori dell’arcobaleno.

Sostanzialmente la mia grande scuola è stata la vita dove ho imparato che i miei successi non erano soggetti al destino, ma a quello che sapevo fare ed essere in rapporto agli eventi, cioè alle mie scelte consapevoli.

Sono cresciuta in Svezia ma grazie a mio padre – uomo aperto e all’avanguardia – ho proseguito i miei studi in Europa. Una scelta importante che mi ha permesso di porre le basi per una formazione interculturale e interdisciplinare (economia, lingue, moda…).

Sono per natura una persona curiosa e quindi mi piace sperimentare la vita in tutte le sue sfaccettature, anche in quelle che mi hanno fatto molto soffrire. La cosa importante è che l’esperienza mi insegnasse qualcosa. Ci voleva coraggio e una mentalità aperta per trasformare una vita “normale” – gli schemi consolidati – in un’avventura che mi avrebbe portato a cercare le vie del Sapere, che, come aveva detto Socrate, erano quelle del non sapere, sia nelle orme dei grandi pensatori sia dentro di me. Un’avventura vissuta come un fiume in corsa che ha attraversato mille ostacoli per potersi ricongiungere con il proprio “essere Persona”. Gli ostacoli erano i miei stereotipi e le mie abitudini mentali, e per comprenderli e trascenderli ho imparato come restare fluida e flessibile nella mente così come nel cuore.

Oggi alle mie allieve (faccio docenze di sviluppo della personalità, leadership femminile e empowerment) insegno, infatti, che ci vuole umiltà e determinazione per raggiungere i propri scopi, in quanto sono principalmente queste due “virtù” che alla fin fine saranno i nostri migliori alleati.

Quando non sono in viaggio, vivo in Umbria in un antico casale circondato da ulivi secolari e mi diletto a produrre un olio extravergine, biologico garantito! Se non avessi fatto la psicologa, vi sembrerà strano, ma mi sarebbe piaciuto fare l’agricoltore o l’architetto, mestieri, secondo me, particolarmente appropriati all’indole femminile. Chiedo scusa ai maschi, ma penso che la donna abbia un potenziale che le permette di realizzare quello che vuole – se lo decide – e leggendo il mio libro capirete il perché.

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– Che importanza ha nella società contemporanea, a suo parere, il ruolo della donna?

Fondamentale. È la donna che educa i figli – maschi e femmine – e lo fa secondo la visione che ha sulla propria vita. Una “visione” spesso alienata, estranea, conflittuale. Questo perché non capisce se stessa, la sua grandezza e il grande spessore umano che è, e quindi è chiaro che condizioni (nel bene e nel male) “la forma mentis” di queste creature che si stanno affacciando al mondo della vita. Educare, dal latino, ex ducere, significa tirare fuori il potenziale, un potenziale che aspetta soltanto di essere compreso e formalizzato. È sicuramente il mestiere più difficile e forse ogni donna, prima di educare gli altri, dovrebbe sapere come “educare” se stessa. Più che sostenere un ruolo, credo che la donna deve imparare ad essere semplicemente se stessa! E non un “se stessa” che grida: “io sono fatta così” continuando a difendere i suoi limiti, ma un “se stessa” che, mettendosi in profondo ascolto sa riconoscere e difendere appieno la sua autentica natura.

– “Donna… Alla ricerca dell’origine” è un libro che celebra il valore vero dell’essere donna; come mai, secondo lei, la donna è stata spesso, e soprattutto in passato, considerata in secondo piano rispetto all’uomo?

L’immagine femminile è stata descritta e tramandata dal genere maschile che, osservandola nella sua forma esteriore, le ha cucito addosso dei ritratti – santa, strega, puttana, serva – per nulla corrispondenti all’intelligenza dell’essere femminile. Michela Murgià, nel suo libro Ave Mary, scrive: “… e così la Chiesa inventò la donna”, facendo una bellissima analisi – antropologica, storica e teologica – del perché di queste immagini distorte. Tuttavia credo che la donna abbia messo molto del suo, attivando dei comportamenti che l’hanno praticamente declassata in un essere incapace di intendere e di volere e quindi esclusa da quei luoghi dove si decidono le sorti dell’umanità. Sostanzialmente il problema è che la donna non sa quello che vuole, cioè non sa “dare a Dio ciò che è di Dio e a Cesare ciò che è di Cesare” e spesso tra il suo dire e fare c’è di mezzo il mare! Un mare di orgoglio, di ambiguità e di illusioni che suscitano dei comportamenti impropri che, appunto, la fanno apparire al quanto irragionevole. La storia la scrive chi vince. Forse il maschio, riconoscendo nella donna una forza vitale superiore – lei vive più a lungo, supera meglio le difficoltà e nei momenti di crisi ne esce prima e meglio dei maschi – ha agito per paura di essere dominato? Ma è la donna che educa il maschio e lui lo ammette: “È mia moglie (madre) che comanda”.

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– Molte donne non hanno il coraggio di far valere le proprie idee, perché deboli o vittime di situazioni alle quali non riescono ad opporsi; lei cosa direbbe a queste donne?

C’è una frase molto significativa di Ildegarda di Bingen (1100, in pieno medioevo, quando le donne intelligenti venivano bruciate al rogo, uccise brutalmente o segregate in casa o nei conventi) che ci fa capire che una donna autentica non ha nulla da temere, come la Bingen che sapeva tenere testa agli uomini potenti dell’epoca, papi e regnanti. Dice: “Nessun uomo può contrastare una donna che sa quello che vuole”. Essere una donna autentica vuol dire seguire semplicemente il proprio ordine naturale, e per farlo basta conoscere le cose per come sono e non per come appaiono. Per natura non siamo né deboli né vittime, ma pensiamo di esserlo e quindi ci comportiamo come tali! Quando Buddha dice: “L’uomo costruisce se stesso e il suo mondo con i propri pensieri”, c’insegna che il pensiero e l’azione sono un atto medesimo: prima plasma l’emozione, poi il corpo e infine l’ambiente. Dunque a queste donne vorrei dire di prendere molto sul serio i propri pensieri: c’è quello che infonde paura e aggressività e quell’altro che invece risveglia la gioia, il piacere, l’entusiasmo. Quindi è bene proteggere e nutrire i buoni pensieri, come un bimbo appena nato! Forse le prime volte è difficile ma basta insistere: anche per vincere una gara ci vuole un buon allenamento.

– È necessario andare oltre l’apparenza per scoprire la vera essenza della donna; quali parole rivolgerebbe, a tal proposito, alle donne? E agli uomini?

Ognuno di noi, maschio e femmina, guarda il mondo con gli occhi degli altri. Per questo l’esistenza è vissuta male: con paura, ignoranza e angoscia, base dell’aggressività e dell’arroganza. Quando sai quello che sei e fai quello che sai, sarà la stessa vita a metterti tra le mani gli strumenti per raggiungere l’essenza del femminile o del maschile; cioè quella che la vita ci ha dato prima della formazione degli stereotipi, delle ideologie, delle culture. Senza dubbio questi “strumenti” esistenziali sono ineliminabili in quanto fondati su leggi fatte dall’uomo, ma a noi qui c’interessano le leggi profonde della natura umana, in particolare di quella femminile: come la vita l’ha voluta, amata e dotata! Bisogna avere il coraggio di andare aldilà delle nostre apparenze, mettere in discussione le proprie opinioni, farsi delle domande ed entrare pienamente nella scuola viva dell’esistenza. Nessuno nasce saggio ma lo diviene se ha il coraggio della propria umiltà: di quel “mi piego ma non mi spezzo”.

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Per quanto riguarda il maschio, secondo me, dovrebbe approfondire quel suo modo infantile di impattare la donna e in particolare il legame con la propria madre: un amante segreto che difende anche a discapito di ogni altro suo amore! D’altro canto anche la donna deve tagliare il cordone ombelicale psicologico che la lega in modo viscerale al figlio. Ci vuole maturità, intelligenza e buon senso per fare insieme un mondo migliore. Uomo e donna sono due esseri complementari e sono meravigliosi quando agiscono in amore e armonia, e questo soprattutto sul piano intellettuale e spirituale. L’intelligenza è unisex, ma si differenzia nel modo in cui viene applicata. Quella maschile si distingue da una logica razionale, quella femminile da una logica intuitiva. Quest’ultima corrisponde al 52% del potenziale d’intelligenza femminile senza la quale il mondo non troverà mai il suo senso di essere e di esistere come uomo e come donna.

 

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Autore: Rosaria Andrisani

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