Gente di Dublino di Joyce, lo sconcerto della banalità

Gente-di-DublinoI racconti di Stephen Daedalus, protagonista una Dublino ai primi del Novecento letta nell’apparente banale quotidianità dei suoi abitanti. Raccolta meglio conosciuta come Gente di Dublino (Dubliners il titolo originale), scritta dal gigante della letteratura del secolo scorso James Joyce. Opera edita da Mondadori e disponibile su Bol.it a 7,65 euro.

Paralisi e fuga. Malgrado l’apparente banalità dei soggetti, in Gente di Dublino troviamo alcuni nodi tematici esistenziali. Trasversalmente ai singoli plot, paralisi e fuga scandiscono l’interpretazione dei personaggi. Dietro alla dimensione figurativa di Joyce è possibile rintracciare aspetti legati alla critica della sfera politica e religiosa dell’epoca, che conduce a una forma di paralisi morale. Non è immediata la presa di coscienza di questo statuto da parte dei personaggi. Ma quando ciò si verifica, la reazione a cui assiste il lettore è la fuga.

Fuggire sì, ma dove? In questo secondo movimento concettuale dell’opera, il soggetto sperimenta l’amarezza del fallimento, l’impossibilità di una concreta alternativa al problema. Secondo alcune chiavi interpretative, inoltre, le storie racconterebbero una sequenza narrativa suddivisa in quattro sezioni: infanzia, adolescenza, vita pubblica e morte. Momento apicale, spunto cinematografico per un film di John Huston del 1987.

Il dialogo profondo instaurato con il lettore passa attraverso una ridondanza di dettagli, spesso neppure dal valore descrittivo. Un diretto riferimento allo stile realistico, strettamente intrecciato con una semantica di tipo simbolico. Come, ad esempio, ritroviamo in Flaubert o Émile Zola. Da ciò deriva una tecnica sviluppa da Joyce, l’epifania (intesa nell’etimo di rivelazione, apparizione). Mediate un contesto banale o un’azione irrilevante, il personaggio entra in contatto con se stesso e con l’ambiente circostanze.

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Venendo agli aspetti più tecnici dello stile di Gente di Dublino. Joyce non privilegia la tecnica del narratore onnisciente, adottando un punto di vista variabile a seconda della figura. Lasciando al lettore il piacere di un’immedesimazione vivida. Impiegato spesso il “discorso diretto”, soprattutto quando esprime i pensieri dei personaggi.

Un’opera grandiosa, per vivere anche d’estate la gioia di un intenso altrove letterario.

Autore: Iacopo Bernardini

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