Intervista a Fabio Baldassarri: sociologo, saggista e oggi romanziere con la sua opera “L’albero del pepe rosa”

Se sì, perché secondo lei i giovani hanno perso la passione politica?

Ma siamo sicuri che i giovani hanno perso la passione politica? A giudicare dalle recenti elezioni amministrative e dai referendum, sembrerebbe di no. Sostiene Ilvo Diamanti che i giovani non solo hanno partecipato alle elezioni, ma che rivendicano questi risultati come il prodotto della loro iniziativa. Tenuto conto delle alleanze e delle candidature che ci sono avute a Milano, a Napoli o a Cagliari, ma anche dei comitati che hanno promosso i referendum, è probabile che i giovani siano soprattutto stanchi delle forme tradizionali di lotta politica. Questo pone un problema di responsabilità agli anziani, che evidentemente non hanno fornito buona prova di sé, ma anche ai giovani perché, se vorranno dare efficacia alla loro iniziativa, non potranno eludere gli snodi della democrazia rappresentativa, che essenzialmente è competizione fra i partiti, i programmi e le candidature.

Lei è anche sociologo, ma ha scelto il romanzo per raccontare la Storia ai suoi lettori. Secondo lei la storia romanzata fa più presa sul lettore?

Beh… una ricetta non ce l’ho. Ho scelto questa modalità di espressione in ossequio alla mia passione per le forme letterarie che, molto semplicemente, posso riassumere nel gusto della “bella scrittura” e dello “stile”; qualcosa che deriva, innanzitutto, dall’amore per la lettura. Se nello scrivere questo romanzo fossi riuscito nel mio proposito anche solo in parte, riterrei di aver raggiunto lo scopo. Sono arciconvinto, cioè, che non conta soltanto ciò che si scrive, ma anche come lo si scrive.

L’Italia ha bisogno di ricorrere al passato per ricordare com’era, o forse anche oggi ci possono essere eventi o persone che danno il senso dell’essere italiani?

A mio modo di vedere, eventi o persone che danno anche oggi il senso dell’essere italiani non possono non esserci. Chi ha qualche decennio di esperienza sulle spalle, tuttavia, non può esimersi dal considerare come attuale, e gravido di conseguenze, ciò che rientra nella responsabilità della propria generazione. Magari dovrà cercare di trasmettere il suo messaggio senza rompere troppo le palle come, invece, fanno spesso gli anziani… ma questo, di nuovo, è un problema di “bella scrittura”, ovvero di “stile”, e in ultima analisi di letteratura.

Quando nasce la passione politica? E se è possibile, cosa la fa morire?

E’ difficile dire quando nasce la passione politica. Può nascere dal risentimento per le ingiustizie sociali o dalla volontà di difendere interessi egoistici, dalla necessità di mettere ordine nelle cose del mondo o di scompaginarle, può essere figlia dell’intelligenza o della stupidità, e può essere anche figlia di queste cose mescolate insieme in diversa misura. E’ più semplice dire cosa la fa morire, la politica. Dante parlava d’ignavia, che può essere disposizioni dello spirito o male della psiche. In ogni caso puoi non avere passione, ma devi sapere che c’è sempre qualcuno che la politica la fa al tuo posto. Tanto vale, allora, tenersela nelle proprie mani, e semmai optare per la “buona politica”. Poi, naturalmente, ciascuno è libero di fare cosa gli pare, perfino picchiarsi dove sappiamo, come il buon Tafazzi. Vorrei ricordare, però, che in democrazia si vince e si perde. E non è bello, quando si perde, dare la colpa agli altri o decidere di abbandonare il campo. Servirebbe, invece, capacità di riflessione e rinnovato impegno. Perché la politica, quando è sincera e disinteressata, é sempre “buona politica”, che tu vinca o tu perda . E non è mai inutile, che ti piaccia o non ti piaccia.

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Nella parte finale del suo lavoro c’è un “backstage” invece che un’appendice o delle “arcaiche” conclusioni. Inoltre, il desiderio di contestualizzare ogni evento del romanzo con digressioni storiche, lo rende molto “visibile” al lettore. Insomma si può quasi immaginare il romanzo come se fosse un film. E’ stata una scelta per rendere più agibile un tema storico importante o è solo il frutto dei tempi moderni?

Chissà? Forse tutti e due. E’ ovvio (e l’ho anche dichiarato nel “backstage”) che il tema della fruibilità di quanto andavo scrivendo mi stava particolarmente a cuore. Ed è altrettanto ovvio che la fruibilità in termini di “visibilità” mi pareva congeniale agli argomenti che trattavo. Mi era ben presente, cioè, il tema della traducibilità del romanzo in termini di rappresentazione audiovisiva. L’aspetto centrale, comunque, restava l’uso della parola scritta. Sono convinto che cambieranno ancora molte cose nel mondo della comunicazione, basta pensare alla diffusione dell’ebook , ma l’uso della parola scritta avrà sempre il suo posto.

Autore: gattamanuela

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