Intervista ad Alessandro Romagnolo

Il libro racconta una crisi di quarant’anni e fa riferimento più volte a esperienze per ritrovare e stupire se stessi. Riprendo la domanda della protagonista: “Ma cosa intendi per stupire se stessi?”

Stupire se stessi vuol dire far vedere che siamo ancora capaci di fare cose nuove, di fare cose che magari avevamo sognato ma che credevamo non realizzabili; di realizzare qualcosa di più della nostra vita quotidiana, magari non tanto soddisfacente ma sicura e forse riposante. Farlo vedere agli altri non é affatto importante. Certo farà piacere, dopo, sentirsi ammirati se riusciamo nella nostra (piccola) impresa, ma essenziale é che la sfida sia nostra, interiore prima che esteriore ed oggettiva. Ragionando come Anna, provare a sentirsi in grado di scalare il Cervino la fa sentire di nuovo giovane, alla ricerca della Vita vera là davanti.

Il sesso è un punto che torna spesso nei dialoghi, nei pensieri e negli eventi raccontati nel romanzo. E’ così importante/determinante la sfera sessuale nella vita di una quarant’enne?

La sfera sessuale é sicuramente importante in tutte le fasi della vita, per una donna come per un uomo. A quarant’anni spesso, ma sempre meno, si é nel mezzo di un rapporto di lunga data, conosciuto, routinario, con poco ancora da scoprire e quindi spesso a rischio noia, specie nella sfera sessuale. Come reagire? Molti non reagiscono, e si adagiano sulla confortevole, da molti punti di vista, routine. Credo, ma non ho evidentemente dati statistici da offrire, che molte donne siano così, più degli uomini che tipicamente cercano invece in donne più giovani sia il piacere, sia lo sfogo alla voglia di conquista.

Altre invece vogliono sentirsi vive da tutti i punti di vista, e non schedate dallo schema, a suo modo confortevole, della moglie-mamma-casalinga-trainatrice-sostentrice-problem solver. Mi é piaciuto scoprire che Anna e Cecilia, in modo diverso, appartengano entrambe a quest’ultima categoria di donne, e che abbiano lottato strenuamente perché fosse il proprio rapporto ad arricchirsi, senza uscirne. O no?

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Le protagoniste del romanzo sono due donne e la storia è molto “femminile”: cosa ha spinto un autore, maschio, a raccontarla?

La spinta iniziale é stata soprattutto tecnica: volevo raccontare di persone diverse da me, di un’altra città e di altre vite per poter raccontare alcuni miei pensieri, non di me stesso. I personaggi dovevano perciò essere donne. Quando ho conosciuto Cecilia e Anna, poi, é stato interessante cercare di capire come ragionavano, cosa pensavano, come vedevano il mondo e perché soffrivano. Sapevo che era difficile, ma io ci ho provato e mi fa piacere sapere che qualcuno pensi che ci sono riuscito.

Autore: Giovanni Marco Nicolazzo

Sono Mr John, risolvo problemi: ho il compito di mantenere questo sito perfettamente operativo e come fondatore di far funzionare l’intera organizzazione. In pratica ci si rivolge a me solo quando ci sono problemi. Cosa c’entro con i libri? Presto detto: aiuto gli autori emergenti a capire di marketing e promozione.

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