IMPARARE DALLE NARRAZIONI

imparare dalle narrazioni Sempre più spesso sentiamo parlare di Story Telling: il racconto delle storie viene ormai utilizzato in pubblicità, in politica, in economia, con l’intento di manipolare ed influenzare idee, valori e consumi dei vari pubblici.
Andando indietro nel tempo è possibile notare come, già nel passato, la narrazione di storie fosse ampiamente usata come mezzo di educazione sociale: pensiamo, ad esempio, alle continue modifiche che le favole, sentite tante volte da piccoli, hanno subito, nelle diverse epoche, per permettere la trasmissione di un significato congruo alla cultura di riferimento. Tale efficacia deriva dal fatto che le storie, sia raccontate che ascoltate, sono costruttori di significato, permettono di comprendere la realtà e farsene una propria rappresentazione; hanno una funzione attiva nella costruzione del Sè e dell’ambiente che ci circonda. E’ dalla consapevolezza di tale potere della narrazione che nel 1997, da un gruppo di ricerca istituito presso l’Amministrazione provinciale di Arezzo guidato da Federico Batini e Renato Zaccaria, è nato l’orientamento narrativo, metodologia formativa che utilizza i racconti non per plasmare bensì per aiutare le persone ad esercitare un controllo attivo sulla propria vita, per dar modo di imparare attraverso le narrazioni, proprie ed altrui, ad attribuire un significato all’esperienza, ad immaginare e quindi a progettare, a socializzare e a dare un senso agli eventi.

Scorrevole e piacevole nella lettura, “Imparare dalle narrazioni” nasce proprio dalla necessità di evidenziare l’importanza delle narrazioni nella pratica dell’orientamento. Gli autori del libro, tra i più famosi studiosi italiani come Giuseppe Mantovani, Paolo Jedlowski, Giuseppe Longo, Andrea Smorti, Federico Batini, Simone Giusti e Natascia Tonelli presentano interessanti contributi riguardanti diversi modi in cui i racconti possono essere utilizzati in ambito scolastico e formativo.
Facendo dialogare teoria e metodologia è un libro per tutti: parla agli addetti ai lavori nel campo dell’educazione e dell’orientamento e a tutti coloro che nutrono curiosità nel cercare di capire un po’ meglio le origini dei loro comportamenti, pensieri, azioni.

Virtualmente, il libro è suddivisibile in due parti. La prima, di stampo più saggistico, induce ad una profonda riflessione sul potere che la narratologia esercita nella vita di ognuno, da sempre, contribuendo a creare la cultura in cui viviamo, la nostra storia, la storia delle nostre famiglie; storie che a loro volta nascono e si modificano attraverso un continuo confronto con gli altri. Come afferma Mantovani nel primo capitolo, “la nostra storia, personale e collettiva, è fatta di una serie di eventi e di azioni il cui senso costruiamo nelle narrazioni che condividiamo con gli altri.” La natura relazionale della narrazione è affrontata accuratamente da Paolo Jedlowski e ciò che deriva dalla lettura del suo contributo è una sensazione quasi di liberazione perché l’Autore riesce a dare espressione, a spiegare cose che ognuno di noi ha sicuramente provato almeno una volta nella vita: a chi, nel raccontare lo stesso evento a persone diverse, non è mai capitato di smussarlo a seconda della natura dell’interlocutore? Le narrazioni delle esperienze si espandono e si restringono, a piacimento, la trama cambia a seconda dell’impressione che vogliamo dare di noi stessi e viene resa conforme a ciò che il contesto richiede, facendo riflettere sulla quantità di sé possibili, identità che interpretiamo e in cui, forse, non ci sentiamo proprio a nostro agio. E’ un continuo compromesso tra il mondo esterno e quello interno. E, come sottolineato da Longo, i due mondi sono da sempre padroneggiati l’uno dalla scienza e l’altro dalla letteratura, in un circolo vizioso che li vuole sempre divisi, sempre contrapposti. Ma, come evidenzia l’Autore, forse, i due approcci non sono poi così lontani nell’obbiettivo comune, spesso dimenticato, di dare un senso alle cose.
E’ lungo questo percorso che il lettore viene accompagnato, piano piano, sempre più a fondo nel mondo delle narrazioni, inizia ad imparare cosa possono provocare in sè stessi e negli altri ed è a partire da questo scenario teorico che l’orientamento narrativo, considerato strumento principe di crescita personale, diviene protagonista della seconda parte del testo, il quale, grazie alla multidisciplinarità dei diversi autori propone contributi specifici e preziosi che arricchiscono lo scenario delle pratiche educative.

Il percorso attraverso questi suggerimenti operativi parte dal contributo a cura di Federico Batini, che pone al centro dell’attenzione il processo di ascolto delle storie come strumento per sviluppare competenze base, focalizzandosi anche su un interessantissimo collegamento tra l’attività di ascolto e la biologia neuronale; passa poi attraverso l’utilizzo della memoria e del racconto autobiografico, visto come modalità per conoscere e costruire se stessi ed arriva, infine, alla descrizione e ad esempi pratici su come racconti formativi e poesie possano essere usati per “far emergere esperienze cognitive e sociali intenzionalmente educative”, come ci ricorda Giusti nel capitolo dedicato all’utilizzo della magia di Harry Potter in formazione

SCHEDA DEL LIBRO:

Titolo: Imparare dalle Narrazioni

Curatori: Batini F.; Giusti S.

Dati:  2010, 128 p., brossura
Editore: Unicopli (collana Contaminazioni. Strum. per la comunicaz.)

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Autore: francesca ciardi

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1 Commento

  1. Bellissimo e molto interessante. Ho sperimentato anch’io l’ambiguità delle narrazioni quando a narrare sono persone o testimoni diversi e quante “bugie” rendano più “veri” i fatti narrati. Lo leggerò. Ma credo che la narrazione rimanga sempre “aperta” e che nessun insegnamento possa mai dirsi definitivo.

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