“Campanile sera”: manuale tecnico del calcio come fonte di insegnamenti di vita

campanile sera“Campanile sera. Il calcio all’alba dell’Atletico Vieste” di ninì delli Santi

Chissà se è stata una fortuna oppure no. Di certo quel pomeriggio di fine luglio, di tanti anni fa, appena sbarcato a Vieste per godermi un po’ di sole, di mare autentico e di cucina pugliese, rimarrà marcato a fuoco nella mia memoria personale. Perché all’improvviso, avvertito da chissà chi e spedito sulle mie tracce, mi si presentò a due passi dall’ombrellone piantato a dieci metri dal Pizzomunno un giovanotto con l’aria annoiata, i capelli radi, la lingua sciolta, la cadenza unica e la voglia di attaccare bottone. “Chi sei tu lo so, chi sono io te lo spiego in pochi minuti” mi fece con quell’aria da vitellone. Potevo liquidarlo velocemente, mi lasciai sedurre dal suo sorriso e dalla semplicità del gesto. Da quel momento non sono riuscito più a liberarmi di ninì delli Santi e devo dire che a un certo punto invece di sentirmi imprigionato dalle sue manovre, dalle sue telefonate, dai suoi messaggi in codice, mi sono sentito attratto fatalmente a lui e al suo mondo antico che mi si ritagliava dinanzi agli occhi nelle settimane di agosto. Il motivo è semplicissimo e va spiegato per bene in modo da evitare equivoci. Ninì sapeva di calcio e perciò mi parlava abitualmente delle sue opinioni e dei suoi giudizi sui campioni più in voga. Sapeva anche di giornalismo e ci teneva a farmi vedere le sue iniziative, le sue fatiche i suoi sogni, coinvolgendomi con fare abile, senza bisogno di ricorrere a trucchi e mezzucci, parlando chiaro. Sapeva anche di turismo e mi parlava di progetti strepitosi che, a parole, diventavano realizzabili, per l’abilità e la fede dell’oratore, ma poi si disperdevano come nuvole all’orizzonte. A volte indulgeva anche nel ruolo dello scienziato pazzo, incompreso dalla gente di casa sua.
Ninì delli Santi, come una certa razza di pugliesi doc, mi ha conquistato per l’estrema generosità dimostrata, la simpatia naturale e la voglia tradita quasi subito, di guadagnarsi, attraverso la mia persona, un riscatto a dispetto di quel che il destino gli aveva negato. Voleva dotare la sua terra di un autorevole strumento di comunicazione e non c’era riuscito, voleva regalare a Vieste un progetto grande grande per lo sviluppo di turismo intelligente e nessuno gli dava corda, voleva dimostrare d’essere stato un calciatore mancato e solo io potevo capirlo. Volle dimostrarmelo in qualche sfida su un improbabile campo di calcetto: aveva qualche chilo in più ma si vedeva che coi piedi ci sapeva fare. Col tempo il nostro rapporto non si è mai interrotto ma alimentato fino a diventare una sorta di appuntamento, al lunedì mattina, ore 11, “Franco sei pronto?” e poi passavano minuti con lui a trafficare tra telefono e registratore ed io ad attendere il via al botta e risposta. Ninì ha continuato a sognare un futuro diverso per la sua famiglia e per Vieste, per il Gargano e la sua spiaggia e nel frattempo mi ha coinvolto in una rubrica radiofonica per discutere di Inter e di Milan, di Kakà e Ibrahimovic, per poter raccontare ai suoi figli e magari ai nipoti quello che fece un suo zio, tanti anni fa.
Non ho gli strumenti per giudicare questo raccontone di Ninì e me ne guardo
bene dal farlo: bisognerebbe vivisezionarlo, calarsi dentro, leggerlo col disincanto del critico ed invece l’ho letto con gli occhiali struggenti dell’affetto e dell’amicizia. Ho invece tutti gli strumenti per sostenere, con convinzione autentica, che si tratta di uno autentico atto d’amore di ninì per Vieste e il calcio, per il suo primo maestro e per tutti coloro che lo hanno scortato nelle avventure finite in niente, in molte sfide fuori porta, sognando un giorno di calpestare l’erba magica di San Siro. Ninì è così: alla sua età, è rimasto un bambino dentro, un piccolo grande sognatore e bisognerebbe essere senza cuore se adesso tutti insieme, chi lo ha conosciuto e chi gli ha voluto bene, non decidessimo di sostenerlo e di fargli coraggio.
A modo mio spero di averlo fatto, scrivendogli questa prefazione che è una specie di lettera aperta, realizzata con l’intento di pareggiare tra l’altro, le dimostrazioni di affetto e di amicizia riscosse lungo gli anni e la frequentazione estiva di Vieste. Adesso siamo pari. Solo Vieste e viestani devono pareggiare il conto. Se scoprissero, meglio tardi che mai, che è un mezzo genio incompreso non sarebbe male.
Franco Ordine

Campanile sera. Il calcio all’alba dell’Atletico Vieste

LEGGI ANCHE:  Storie della tua vita | Ted Chiang

di Ninì delli Santi

Edizioni La ricotta

15 euro

Autore: edizionilaricotta

Condividi Questo Post Su

Invia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pin It on Pinterest