Il campo di carciofi

n274748532624_1044Il romanzo di Simone Rausi è un impasto di emozioni e colpi di scena, di flashback e cambi di programma. Il lettore – incollato alle pagine da una storia avvincente che procede da sè, scevra da ogni artifizio – si sente parte integrante con le parole appena lette, vive ogni avvenimento con partecipazione e si emoziona.
Capita allora di nutrire fin dalle prime righe una profonda affettuosità e premurosità nei confronti del protagonista – Stefano – , di affezionarvisi con cedevolezza o, addirittura, di identificarvisi.
E nei momenti cruciali della storia vorremmo entrarci in questo romanzo, anche come antagonisti, avendo magari una piccola parte come amici di Stefano, aiutarlo a prendere una decisione importante, consigliarlo in ciò che a noi sembra giusto fare, semplicemente per stargli accanto o conoscerlo personalmente.

Stefano Bonanno – protagonista della vicenda – è un pittore, un artista. Lo è sempre stato nella vita e lo diventerà per professione. Uomo metodico e pigro, attaccato alle sue manie in maniera quasi morbosa, di animo nobile e di antichi valori, incapace – a tratti – di conformarsi ad una società troppo spesso materiale e cruda, quasi come se la sua miopia – che non gli permette di mettere bene a fuoco – fosse una metafora della sua stessa esistenza. … Mostra tutto
Un sentimento di profonda amicizia lega saldamente il protagonista a Gaetano, bambino vivace e superficiale incapace di cambiare se stesso neanche da adulto, il quale, nonostante mille peripezie, sarà sempre accanto a Stefano e si rivelerà suo punto saldo. Entrambi conosceranno Marina, ed entrambi – l’uno in un modo, l’uno nell’altro – saranno coinvolti misteriosamente dalla sua figura.

A crescere nella storia insieme a loro anche “Il campo di carciofi”, prima disegno infantile su carta nelle prime pagine, poi quadro vero e proprio dalle tonalità forti e reali che tanto gli ricorderà l’infanzia e i bei momenti passati insieme in gioventù.
A fare da cornice alla narrazione la Sicilia, terra di vento, luce, odori e sapori intensi.
Continui sono i riferimenti geografici alla città di Catania, ai monumenti, alla via Etnea, alla piazza stesicoro e al nostro mare, ma costante, risulta la presenza invisibile e silenziosa del vulcano – l’Etna – “sempre imponente e fumante” – capace di rassicurare gli animi, e che tanto manca a chi parte per altri lidi. Mi piace ricordare una frase, che ho annotato e che ben riassume il legame uomo-terra, che si trova in uno degli ultimi capitoli, che così recita: “Quando un catanese va via – diceva sempre Stefano – si guarda intorno per cercare solo due cose: il mare a destra e l’Etna a sinistra. Se non ci sono ti mancano come l’aria”.

44 capitoli più l’epilogo.Ogni capitolo conclude un episodio e anticipa nelle righe finali il successivo, lasciando però, punti interrogativi, allargando l’orizzonte d’attesa in maniera esponenziale, evitando punti fermi e narrazioni banali.
Non si può non leggere tutto d’un fiato questo romanzo. La curiosità cresce proporzionalmente ai fatti che si susseguono e i tanti avvenimenti che ne costituiscono lo scheletro non mettono in secondo piano la vicenda anzi, ne stimolano la lettura non appesentendo affatto il testo.
La scrittura è semplice e sincera. Simone utilizza bene quello che in termini tecnici si chiama “narratore onnisciente o esterno”, diventando un piccolo personaggio intrusivo che mai apparirà nel romanzo stesso, il quale però, saprà tutto, e di tutti.
Adopera con abilità e padronanza metafore, eufemismi, ossimori e sinestesie arricchendo il testo quando necessario e non eccedendo.

Un romanzo ben scritto, emozionante. Un romanzo che vale la pena di leggere, che avvince il lettore sino alla conclusione.

Francesco Russo

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A cura di ranzi


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